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TRIVERO STORIA - LA STORIA DI TRIVERO - pagina 3

Indice degli argomenti trattati in questa sezione del sito:
Pagina 1
1 - Le origini del toponimo Trivero
2 - I primi insediamenti a Trivero

Pagina 2
3 - Trivero e il Medioevo: il suo castello tra Vescovi-Feudatari, Guelfi-Ghibellini e Fra Dolcino

Pagina 3
4 - Il Rinascimento a Trivero: una utopia che tarda ad arrivare
5 - Rivoluzione Industriale, antica comunità Triverese ed epoca moderna
6 - Trivero: note dal Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale
7 - Trivero tra Storia e Letteratura
8 - Bibliografia

Approfondimenti sulla presenza di Fra Dolcino a Trivero sono presenti in questo sito seguendo l'apposito link "Fra Dolcino-Apostolici"


4 - IL RINASCIMENTO A TRIVERO: UNA UTOPIA CHE TARDA AD ARRIVARE

Mentre in Europa il Feudalesimo inizia a scomparire dal 1453 con la caduta di Costantinopoli, in Italia i Feudi rimangono in vita fino a Rinascimento iniziato. Non da meno Trivero continua a passare di mano in mano fino alla piena Rivoluzione Francese. L'ultimo feudatario abbandona i diritti su Trivero nel 1798

In una nota del 1390 di Mons. Giuseppe Ferraris di Biella del vol. II del Cartario di Oropa si deduce che in quell'anno vi erano a Trivero 165 fuochi, (per fuochi si intendono presumibilmente le unità domestiche che pressappoco venivano intese composte mediamente da almeno 3 persone: due genitori ed un figlio) nel 1606 questi erano risaliti a 480, mentre la popolazione era di 2.381 abitanti nel 1612.

Nel XVI secolo il territorio di Trivero è formato da 12.421 giornate di terreno delle quali 9.507 coltivate a puro pascolo, 965 a beni boschivi in parte fruttiferi, 1.045 le infruttifere, 806 a prato, 164 coltivate a campo, 30 a bosco ceduo e 3 giornate coltivate a vigna. Lo stato dei raccolti vede: 620 sacchi di castagne, 100 di segala, 20 di canapa, 50 brente di vino, 2.108 tese di fieno e poche noci da olio. Il bestiame è costituito da 4.093 pecore e capre da lana, 387 bovini, 13 asini, 11 mulattini e 9 maiali. Il diritto della caccia e della pesca è ad appannaggio del Vassallo Delfino di Cuneo investito di questo feudo nell’anno 1722, che pur non possiede alcun bene o casa nel territorio Triverese.
Vi è poi la presenza di 120 telai e tre negozianti, anche se in realtà di commercianti se ne contano un numero maggiore che si recano fuori dal comune per la propria attività, così come sono ben 900 gli abitanti che si recano fuori Trivero per lavorare nelle locali manifatture.

In data 3-3-1619 il Duca Carlo Emanuele I infeudò il Comune di Trivero con Mortigliengo a Giovanni Wilcardel Signore di Fleury che divenne Marchese di Mortigliengo e Trivero, da questi passò al figlio Luigi che lo trasmise poi al proprio figlio Francesco Giuseppe, Ammiraglio del Danubio e nel 1671 passò di mano al fratello Felice Luigi. Nel 1720 il feudo venne venduto ad Alessandro Delfino di Cuneo fatto Conte nel 1722, questi lo donò a Domenico Della Chiesa Conte di Cervignasco nel 1797, il suo periodo feudatario però durò ben poco poiché, con la rivoluzione francese decaddero i feudi in Italia e nel 1798 Trivero divenne libero Comune.

Mappa dell'Italia come si presentava divisa in Ducati, Regni e Repubbliche nel 1494 da Wikipedia
italia_1494
 
5 - RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, ANTICA COMUNITA' TRIVERESE ED EPOCA MODERNA

L’antica comunità di TRIVERO (Trivero e Portula) di circa 4.100 ha. si scisse sul finire del 1627 formando il comune di Trivero vero e proprio: 2.988 ha. e di Portula 1111 ha. in quell'anno Trivero, pur essendo già "Comune" dal XI secolo ed in seguito "Signoria Cittadina" era ancora sottoposto ai feudatari, in particolar modo a Giovanni Wilcardel Signore di Fleury Marchese di Mortigliengo e Trivero.

La regione collinare-montuosa in cui si trova il Comune di Trivero è composta da 61 Comuni che nel 1970 raggruppavano il 47% della popolazione dell’intero Circondario Biellese composto da 83 Comuni.

Tra il 1861 ed il 1970 il comune di Trivero ha avuto un raddoppio di popolazione fino a raggiungere, appunto nel 1970, il picco massimo di 12.375 abitanti, quasi interamente impiegati nell’industria laniera locale.
Dopo tale data Trivero, come tutti i comuni della fascia collinare, ha subìto un progressivo spopolamento fino ai giorni d’oggi in cui si è vista dimezzarne la popolazione. L’attuale crisi economica e la chiusura di molte industrie locali ne hanno provocato un ulteriore spopolamento consentendo a comuni del piano quali Vigliano Biellese e Candelo di sopravanzare Trivero per numero di abitanti.

A seguito della costituzione della nuova provicia di Biella (D.L. 06 marzo 1992, n. 248), anche il comune di Trivero, come le adiacenti comunità del Mortigliengo, Portula e Mosso passò dalla provincia di Vercelli a quella di Biella.

Nel censimento istat del 2001 Trivero contava 6883 abitanti di cui 3270 maschi e 3613 femmine divisi in 2902 famiglie e 3393 abitazioni. Attualmente la popolazione è di circa 6300 abitanti.

Carlo Emanuele I Duca di Savoia
 
6 - TRIVERO: NOTE DAL DIZIONARIO GEOGRAFICO, STORICO, STATISTICO, COMMERCIALE

Nel “Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna” opera di Goffredo Casalis professore e dottore di belle lettere del 1853, si fa riferimento a Trivero come “Triverium  Bugellensium, comune nel mandamento di Mosso S. Maria, provincia e diocesi di Biella, divisione di Torino, dipendente dal magistrato d’appello di Biella con intendenza posta a Mosso. (Editore Edisar, nr. 12 volumi in 6924 pagine, autore: Goffredo Casalis. Torino 1856 presso Gaetano Maspero Librajo e G. Marzorati Tipografo)

Il comune è composto da 37 frazioni (allora dette “villate”) che compongono cinque parrocchie che sono: Matrice, Bugliano ora detta Bulliana, Pray-Trivero in seguito Prati di Trivero ora detta Pratrivero, Botto e Cereje.
Le prime due sono di antichissima fondazione mentre la terza fu eretta nel 1740; la quarta e la quinta nel 1840.

Parecchie sono le vie comunali; una detta di “Ponzone” della lunghezza di 4118 mt, da Biella e dal confine con Croce Mosso tende a Flecchia e poi verso la Valsesia; un’altra di un tratto di 350 mt volge a mezzana; una terza per l’estensione di 878 mt va ad unirsi alla strada detta della “Dogana”; la quarta appunto la strada della Dogana che inizia sul confine di Portula, dopo un tratto di 3091 mt si unisce alla via detta di “Fango” la quale parte sul confine con Mosso Valle Inferiore, ora Vallemosso,  ed è della lunghezza di 2387 mt; una sesta via che si diparte sempre da Portula per l’estensione di 3111 mt scorge a Mosso Valle Superiore (Sella di Mosso) ed oggi Mosso. Oltre alle sei principali strade ve ne sono altre vicinali in numero di ventotto.

Si dice nello stesso “Dizionario”: il territorio è discretamente fecondo, e sarebbe assai più produttivo qualora fosse coltivato con maggior solerzia; le principali ricolte ne sono quelle del fieno, delle patate, della segale e delle castagne (in altri antichi documenti si fa riferimento anche alla coltivazione della vite e produzione di vino, grazie al clima favorevole del cosiddetto «optimum medievale», un lungo periodo in cui le temperature si mantennero molto al di sopra dei valori medi normali); il soprappiù si vende in sui mercati dei paesi circonvicini, e perfino in Vercelli; le altre sopraddette produzioni si consumano dagli abitanti; attesa la quantità di fieno, abbonda il comune di bestie bovine, di pecore e di capre: la cui lana è un oggetto assai rilevante di traffico (…)

Evvi una pubblica scuola elementare per ragazzi nel distretto della parrocchia matrice. Vi sono varie congregazioni di carità che soccorrono gli indigenti del comune.

Gli abitanti (all’epoca circa 2000) sono generalmente robusti, pacifici, e di mente svegliata. (…)

I cimiteri delle varie parrocchie sono sufficientemente lontani dalle abitazioni, tranne quello della parrocchia Matrice che trovasi in mezzo all’abitato dirimpetto alla chiesa.

Eravi anticamente un forte castello, che sorgeva nella borgata che tuttora ne porta il nome; i triveresi dicono per tradizione, che loro padri vi erano trattati con somma barbarie dai loro primitivi signori.

In tempi non tanto remoti ebbero questo luogo in feudo con titolo comitale i Delfini della citta di Cuneo. (…)

Antica strada Biella-Valsesia che collegava le frazioni basse di Trivero (POT) con quelle alte (VAUDANO) tutt'ora visibile e ben conservata
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Immagine di Trivero-località Ponzone negli anni '60
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7-8 - TRIVERO: TRA STORIA E LETTERATURA e Bibliografia

Nello stesso “Dizionario” si fa inoltre cenno alla storia di Trivero, all’eretico Fra Dolcino di cui si dice che tutte le sue gesta sono narrate distesamente nella Storia di Novara Vol. XII, pag, 256 e seguenti, sempre dello stesso Goffedo Casalis. Per quanto riguarda il territorio di Trivero dal post Rinascimento all'epoca moderna, rimandiamo i lettori alla sezione "territorio" per gli approfondimenti relativi a frazioni, località e geografia del comune.

Dell’eretico "Fra' Dolcino" ci occupiamo invece più diffusamente in altro capitolo apposito in questo stesso sito. Quanto alle vie di comunicazione, delle frazioni di cui è composto il comune, e delle parrocchie, di cui si è fatto cenno nel “Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna”, ce ne occupiamo diffusamente nell’apposita sezione dedicata alla Geografia del comune di Trivero, sezione appunto detta "territorio"

Infine legata alla storia di Trivero, meritano un cenno le presenze nelle narrazioni letterarie, la più importante delle quali è il libro «il nome della rosa» di Umberto Eco, in questo importante ed interessante libro si parla di Trivero e dei comuni limitrofi, si fa cenno alla presenza sul territorio triverese dell’eretico Dolcino con descrizione di battaglie e scaramucce che hanno coivolto il comune e la sua popolazione. Anche in questo caso, rimandiamo il lettore all'apposita sezione denominata "pubblicazioni" in cui è possibile approfondire la conoscenza relativa a questo ed altri libri in cui si parla più o meno diffusamente di Trivero.
Sempre legata agli eretici, si parla di Dolcino anche nel «Dantesco» girone infernale della «Divina Commedia», (Dante Alighieri, Inferno I, e XXVIII, Purgatorio XXXIII, a cura di E. Camerino, Sonzogno, Milano 1880)episodio questo che ha ispirato la commedia teatrale del premio Nobel «Dario Fo» «Mistero Buffo», nonchè il goliardo Boccaccio (Falso) ("Chiose sopra Dante", Firenze 1887).

Di tutt’altro tono invece la presenza di Trivero e della sua frazione Mazzucco nel romanzo della scrittrice «Melania G. Mazzucco» «Vita» in cui la protagonista decide di recarsi a Trivero per poter riscoprire le proprie origini e le origini del proprio cognome.

Ci occupiamo anche della presenza di Trivero nei testi letterari recenti ed in particolar modo dei libri geo-turistici nella già citata sezione "pubblicazioni", così come della storia recente del Comune, legata all’industria manufatturiera, ce ne occupiamo nella sezione dedicata all’economia del paese.


Bibliografia:
"Le comunità di Trivero e Portula" Remo Valz Blin 1973 Tip. S.p.A.T.E.B - Biella.
"Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna” Editore Edisar, nr. 12 volumi in 6924 pagine, autore: Goffredo Casalis. Torino 1856 presso Gaetano Maspero Librajo e G. Marzorati Tipografo.

"Historia fratris Dulcinii heresiarche", Anonimo Sincrono, in L. A. Muratori, "Rerum Italicarum Scriptores, tomo IX, pag. 453, Milano, 1838-41 completato con contributo del Notaio Giovanni Bonaccio da Trivero
"La Croce e il rogo - Storia di fra Dolcino e Margherita" - Edgardo Sogno, U. Mursia & C., Milano 1974.
"Atlante Storico Garzanti-Cronologia della Storia Univesale" Aldo Garzanti Editore, 1966.

 

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