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TRIVERO STORIA - LA STORIA DI TRIVERO - pagina 2

Indice degli argomenti trattati in questa sezione del sito:
Pagina 1
1 - Le origini del toponimo Trivero
2 - I primi insediamenti a Trivero

Pagina 2
3 - Trivero e il Medioevo: il suo castello tra Vescovi-Feudatari, Guelfi-Ghibellini e Fra Dolcino

Pagina 3
4 - Il Rinascimento a Trivero: una utopia che tarda ad arrivare
5 - Rivoluzione Industriale, antica comunità Triverese ed epoca moderna
6 - Trivero: note dal Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale
7 - Trivero tra Storia e Letteratura
8 - Bibliografia

Approfondimenti sulla presenza di Fra Dolcino a Trivero sono presenti in questo sito seguendo l'apposito link "Fra Dolcino-Apostolici" (in pubblicazione)


3 - TRIVERO E IL MEDIOEVO  -  TRIVERO ED IL SUO CASTELLO TRA VESCOVI-FEUDATARI, GUELFI-GHIBELLINI E FRA DOLCINO

Poco ci sarebbe da dire sul periodo medievale, sia Alto che Basso, riguardo al territorio Triverese, se non di continue liti, dispute e scaramucce tra Feudatari, Vassalli dell'imperatore e popolazione, dal momento che Trivero, pur essendo sede di un forte ed importante castello, non ha dato origini o non è mai stato abitato da Principi, Duchi, Conti o Signori imparentati con Re, Papi o loro parenti, viceversa una ricca pagina di storia è stata scritta nel territorio Triverese, grazie alla presenza di una figura carismatica di rilevanza nazionale che per alcuni anni fece di Trivero uno dei luoghi al centro dell'attenzione di ben due Papi: Bonifacio VIII (1294-1303) e Clemente V (Arcivescovo di Bordeaux)(1305-1314) oltre che dei Vescovi di Vercelli e Novara e degli eserciti delle Signorie del Nord Italia e della vicinissima Savoia. La presenza di nobili o "Signori" nel castello di Trivero in realtà era puramente di tipo feudatario e discontinuo, come detto poc'anzi.
In epoca medievale, i feudatari reggenti avevano eretto in Trivero un forte castello che sorgeva nell’omonima borgata. Come risulta da antichi atti, questi Feudatari (occupatori di terre anticamente conquistate, vinte o acquistate) non hanno mai perseguito l'intenzione di crearsi in zona un loro Feudo perennemente abitato, forte ed in espansione, piuttosto, per loro Trivero era un luogo ameno e decentrato dai loro possedimenti di pianura (ove vivevano), che serviva loro come tenuta di pesca, di caccia e sfruttamento dal quale imponevano somme barbarie, forti tasse e gravose prestazioni alla locale popolazione che, con l’arrivo in loco dell’eresiarca Fra’ Dolcino si ritrovò ulteriormente impoverita e decimata.
Il Capitolo di storia inerente alla presenza nella Valsesia e poi nel Biellese Nord Orientale dell'eretico Dolcino e degli Apostolici rappresenta dunque una delle pagine più significative dal punto di vista storico, non soltanto perchè rappresenta uno dei pochi avvenimenti storici di una certa rilevanza nota e documentata, (letteratura e scavi archeologici Dolciniani sui monti Tirlo-Caulera-Rubello) ma anche perchè secondo alcune teorie la presenza dell'eretico e dei suoi seguaci fu causa di profondi cambiamenti sociologici sul territorio e sulla locale popolazione.

Memori gli abitanti di Trivero, Mosso, Coggiola, Flecchia, Mortigliengo, Crevacuore e Cossato dei voti fatti anche a San Bernardo affinchè li liberasse dal “pestifero demone” come lo definiva l'allora Pontefice Clemente V, gli abitanti di queste zone costruirono sulla sommità del monte Zebello un saccello in venerazione di questo Santo.
Da quel giorno il nome di Zebello venne tramutato in San Bernardo, mentre le attigue alture vennero denominate monte Rebello, in seguito trasformato in Rubello. La presenza sulle alture triveresi degli Apostolici scatenò una vera e propria crociata che, in questa occasione non aveva come obiettivo la liberazione della "Terra Santa" ma bensì la liberazione di Trivero.

Il primo attacco agli Apostolici, rifugiatisi sulle alture Triveresi, avviene tra Ottobre e Novembre del 1306. Gli appelli fatti al Papa dal Vescovo di Vercelli Raniero Avogadro di Pezzana sortiscono i primi effetti: Clemente V, spesso accusato di essere poco sensibile alle cause italiane, essendo ancora Vescovo di Bordeaux dove risiede in attesa che il Papato venga trasferito ad Avignone, risponde prontamente agli appelli di Raniero con l'emissione di diverse bolle indirizzate agli inquisitori lombardi, all'arcivescovo di Milano, al Vescovo di Novara oltre che al Conte Amedeo V Conte di Savoia (detto il Conte Grande) e al Principe Ludovico barone di Vaud, fratello di Amedeo V e figlio di Amedeo VIII di Savoia ai quali, se si adopereranno di persona o fornendo quattrini utili ad estirpare gli eretici promette indulgenze plenarie o delle pene che loro fossero inflitte. In realtà Trivero ed il Biellese all'epoca non erano di giurisdizione Sabauda, giacchè i Savoia occupavano soltanto la vicina Valle d'Aosta fino alla Serra d'ivrea, oltre che il Piemonte Sud-Occidentale, dunque il solo Amedeo "diletto figlio" di Clemente si muove in aiuto di Raniero, sebbene spendendo pochi soldi per esser informato sugli esiti delle battaglie ed inviando una banderuola di guerra per far atto della sua presenza alla crociata. Quattrocento balestre vengono inviate sul posto dai genovesi, molti sono i nobili giunti dal Nord Italia che si rispondono agli appelli del Vescovo e del Papa a partecipare alla crociata ma i nomi altisonanti dei regni d'Europa, tra cui il re di Navarra, che alcuni cronisti storici indicano presenti in zona, non sono altro che una svista tra i nomi di Novara e Navarra.

Tra il Dicembre 1306 ed il mese di Marzo 1307 vi furono diverse battaglie con vittorie ora da parte degli Apostolici, ora da parte delle truppe Vescovili. La battaglia finale di consumava il Giovedì santo, il 28 Marzo 1307 con la caduta delle postazioni Dolciniane e la relativa cattura di Dolcino, Margherita e Longino.

Come accennato poc'anzi, vi sono alcuni storici che sostengono la tesi che molti seguaci di Dolcino appartenenti all’ordine degli “Umiliati”, dissidenti, (che abiurarono l'eresia Dolciniana pur di evitare il rogo) dopo che furono debellati gli eretici, si frazionarono nei paesi vicini dando vita alla lavorazione della lana, precedentemente appresa nelle città di loro provenienza, ed abbondante in loco per la gran presenza di pascoli e di greggi ovine. Altri affermano che la lavorazione della lana sussisteva in loco fin dall’epoca del medioevo, per esser stata tramandata loro da quei celti che ne costituirono il primo insediamento, di certo le indulgenze del Papa e del Re alle popolazioni locali furono un autentico volano per l'impoverita economia locale. Le indulgenze Papali consistevano nelle remissioni di pene temporali, non di colpe, ed erano condizionate non solo dal compimento di opere soddisfattorie ma anche da elargizioni di denaro, tuttavia a seguito della liberazione dell’eretico Dolcino, il Papa Clemente V, per ricompensare l'aiuto ricevuto dalla popolazione locale, attivissima e strategica, fece importanti concessioni economiche e sgravi fiscali (che erano state quasi imposte anche al Re) che facilitarono lo sviluppo in tutta la zona di allevamenti e di manifatture per la lavorazione della lana stessa, da qui la convinzione degli storici che la presenza dell'eretico e dei suoi seguaci fu causa e conseguenza dei citati mutamenti che in parte tolsero dall'assoluta povertà e sfruttamento le popolazioni locali.

A seguito della rivoluzione Dolciniana e della battaglia finale, molti degli Apostolici che riuscirono a sfuggire alla cattura, diffusero le lettere scritte da Dolcino, durante la permanenza sulle alture Triveresi. Questi si rifugiarono in Spagna, Germania ed Inghilterra da dove, sfruttando lo scisma cattolico del 1472 che divise la Chiesa d'Oriente da quella d'Occidente, le insoddisfazioni della popolazione e di parte del clero per la corruzione del clero cristiano, gettarono le basi per lo scisma dalla Roma cattolica di Luterani in Germania e Calvinisti in Francia.

Passata la bufera dolciniana i Bulgaro di Borgovercelli tornarono a pretendere gravose prestazioni dagli abitanti Triveresi (in barba alle concesse indulgenze Papali) i quali ricorrevano a Giangaleazzo Visconti, signore di Milano, che in data 1 Settembre 1390 concesse loro la facoltà di rimettere le loro controversie. In data 30-3-1392 il Commissario emanò la sentenza che fu solo in parte favorevole ai Bulgaro circa la prestazione e gli affitti, ma i Triveresi ricorsero nuovamente, questa volta si rivolsero ad Amedeo VIII di Savoia. Il 18-12-1428 le due parti, ancora in disaccordo, si rivolsero al Principe di Piemonte che in data 31-3-1429 emanò una sentenza, appianata nel 1435, che condannò i Triveresi a pagare 200 ducati all’anno ai Bulgaro, ma questi però dovettero ritrattare molte loro ragioni, inoltre dovettero consegnare al Duca il castello, la giurisdizione ed il dominio di Trivero.
In data 1-7-1421 il Comune di Trivero venne sottoposto al Duca di Savoia, nel frattempo il castello cadde in rovina e nel secolo successivo, il 27-8-1533 lo stesso Duca lo vendette per 400 scudi alla comunità Triverese. Oggi dell’antico castello di Trivero non vi è più alcuna traccia se non il toponimo della omonima frazione che sorge nella parte alta del comune non molto distante dalla locale chiesa Matrice.

Ricostruzione storica di Trivero ed il suo Castello, sullo sfondo il Monte Barone. Illustrazione di Angelo Giovinazzo
castello_trivero
Immagini storiche di Fra Dolcino:
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Battaglia finale tra le truppe del Vescovo ed i Dolciniani sulle alture di Trivero presso la località Caulera. Affresco di PIETRO MAZZETTI, 1880 presso la Chiesa  Matrice di Trivero
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