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ALLUVIONE 1968 - VALLESTRONA E BIELLESE
  LA CATASTROFICA ALLUVIONE DEL NOVEMBRE 1968
INTRODUZIONE ALL'EVENTO. BIELLESE: TERRA DI ALLUVIONI.
LA MORFOLOGIA DEL TERRITORIO BIELLESE E L'OCCUPAZIONE DEI TORRENTI.
BIELLA-VALLESTRONA, SABATO 2 NOVEMBRE: IL GIORNO DEL GIUDIZIO UNIVERSALE
ALLUVIONE BIELLESE 1968. Omaggio alle vittime dell'alluvione. ELENCO PERSONE DECEDUTE. ELENCO dei danni e delle DITTE DANNEGGIATE dall'evento alluvionale
QUANTITATIVI DI PIOGGIA CADUTA
 
   
 

Sabato 2 Novembre 1968.

Piove da 36 ore sul Piemonte già zuppo d'acqua. Piove ininterrottamente e non ha semsso un solo minuto. Una profonda Depressione Atlantica in arrivo dal Golfo di Biscaglia rimane bloccata nel suo transito verso Est da una rimonta Anticiclonica sull'Est Europeo. Miti ed umide correnti di Scirocco e Libeccio si addossano all'arco Alpino Occidentale dove producono piogge intense ed insistenti.

Nel pomeriggio di Sabato 2 Novembre dal Sud della Regione giungono le prime notizie di allagamenti nelle campagne del Tanaro e della Bormida, l'attenzione del Telegiornale è tutto concentrata su quelle zone prossime a grandi centri abitati quali Alessandria ed Asti quando dal Biellese giungono le notizie delle prime frane verificatesi in territorio di Salussola dove, appunto, una frana si è staccata dalla collina ed ha travolto la casa di Erminia Minotto Ritegno, una anziana signora che gestisce una merceria in paese. Insieme alla Signora Erminia viene travolta anche una cliente, Natalina Bullotti, presente nel negozio con lei.

E' l'epilogo di una triste giornata destinata a traformarsi in tragedia in men che non si dica.

Per chi volesse approfondire la situazione meteorologica che ha portato al tragico evento alluvionale postiamo il link all'articolo scritto dal sottoscritto (Giovinazzo Angelo) con pseudonimo di ANGELO GIOVI che il 12-11-2006 il sito specializzato in notizie meteorologiche METEOGIORNALE.IT ha pubblicato suddiviso in più capitoli.

Nella prima parte dell'articolo si approfondisce appunto la singolare situazione meteorologica. Si approfondisce il quadro meteorologico Europeo e soprattutto Italiano spiegando come si è venuta a creare la "catastrofe".

( Cliccare sulle immagini allegate, sulle scritte azzurre per leggere l'intero articolo)

 
 
 

Passato il pomeriggio di Sabato le fortissime piogge sciroccali si spostano dal Piemonte Meridionale a quello Settentrionale dove stazionano a lungo ostacolate dalla barriera alpina che ne impedisce lo spostamento verso oltr'Alpe. Mentre al suolo lo scirocco soffia forte e carico di pioggia in quota arriva aria Atlantica più fredda ma ugualmente umida ed altrettanto ricca di precipitazioni.

Le piogge già intense si trasformano presto in forti rovesci di pioggia continua. Le stazioni meteorologiche locali registreranno "Rain Rate" "Ratei di pioggia oraria" altissimi (in gergo detti a fondoscala). Alcuni tuoni accompagnano gli intensi rovesci portati dall'aria più fredda. Ovunque sul Biellese si supera la soglia dei 100 mm/h che in parole povere significa che su un metro quadrato di terra in un'ora cadono 100 litri d'acqua.

In alcune zone del Biellese Orientale, in particolar modo nella Valle Strona di Mosso, Triverese ed alta Valsessera le piogge continuano per più di 6 ore con un rain rate pari o superiore ai 100 mm/h.

Difficilmente un terreno riesce ad assorbire e smaltire senza danni un tale quantitativo di pioggia, figuriamoci un territorio come quello Biellese, quasi completamente disboscato e per giunta cosparso di terre potenzialmente tra le più franose d'Italia, i cosiddetti sabbioni arcosici, sabbioni instabili ed altamente franosi generati dalla disgregazione litologica del Massiccio Granitico Biellese.

Gli approfondimenti geologici del Biellese ed i presupposti per il verificarsi del disastroso alluvione sono analizzati nel secondo e terzo capitolo pubblicato da Meteogiornale. Per leggerlo cliccare sul seguente link:

Nel tardo pomeriggio di Sabato 2 Novembre, pur nonostante il Biellese Orientale sia già completamente isolato da corrente elettrica, telecomunicazioni e comunicazioni stradali si ha notizia che nel cuore del Biellese si sta consumando una autentica tragedia.

I fiumi e torrenti del Biellese e Valsesia giungono in Pianura ingrossati a dismisura spazzando via tutto ciò che trovano lungo il proprio percorso. A Cossato lo Strona ed il Quarnasca spazzano via ponti ed argini. Le linee ferroviarie che collegano Biella a Novara e Santhià vengono inondate da acqua e fango. Per miracolo la motrice Biella-Novara riesce a fermarsi appena prima di deragliare rovinosamente e sprofondare in uno smottamento. La linea ferroviaria proveniente da Novara viene spazzata via dalla furia dello Strona appena oltre la stazione di Masserano. La motrice riesce a fermarsi sull'orlo del fosso provocato dall'erosione del Torrente. Nelle immagini allegate la motrice ferma nella Baraggia di Cossato e la ricostruzione del ponte ferroviario di Cossato.

alluvione_1968_cossato

 
  alluvione_1968_cossato  

Una notte di terrore si avvicina ed il Biellese si accorge che in quelle ore si sta consumando qualcosa di insolito, qualcosa di non comune. Il Biellese Orientale è avvolto da una fitta nebbia che ha portato in buio serale già nelle prime ore del pomeriggio. Il cielo tocca terra. I rombi dei torrenti iniziano a rimbombare nelle strette valli. Dalle ripide colline si staccano le prime rumorose frane che trascinano a valle pietre, massi, alberi, muretti, muri, case, interi capannoni industriali. Al calar della notte Biella è completamente isolata dai centri collinari.

Telefoni e telegrafi sono muti, inizia ad interrompersi anche l'energia elettrica. La strada Cossato-Vallemosso è già inagibile così come quasi tutte le strade interne collinari. Da Pettinengo e Bioglio a Veglio, Camandona, Pistolesa, Mosso, Vallemosso, Trivero, Strona, Lessona, Cossato, Quaregna e Pray echeggia il rombo delle campane suonate ad allarme con il martello che va ad aggiungersi al già fragoroso rombo della pioggia battente e dei torrenti impazziti che trascinano via con se tutto ciò che trovano lungo il percorso, dagli animali alle persone, dalle automobili alle case e fabbriche.

A Biella si comprende immediatamente la gravità della situazione e si inizia a dare l'allarme. Da Crocemosso di Vallemosso una ricetrasmittente alimentata con batterie di automobili lancia l'allarme. Biella ha la conferma definitiva che il biellese è l'epicentro di una catastrofe naturale, la peggiore che il Biellese ricordi.

La notte tra Sabato e Domenica rappresenta il culmine dell'alluvione.

Per fortuna molte fabbriche sono chiuse per la festività altrimenti i morti quella triste notte si sarebbero contati a decine di migliaia.

Strona, Quarnasca, Ponzone, Sessera sono i quattro torrenti che più di tutti hanno raccolto le acque fangose provenienti dal bacino idrografico del Biellese Orientale. A notte fonda tutti i fiumi e torrenti dalla valle dell'Elvo, passando per il Cervo alle valli Strona, Sessera e Sesia sono gonfi a dismisura di acqua e detriti. Intere abitazioni vengono sventrate o inghiottite dalle frane o dalla furia delle acque. Interi capannoni industriali vengono sventrati ed i macchinari spazzati via come fuscelli.

Dalle montagne di Bielmonte-Monti Rubello e Rovella le frane si staccano in ogni dove formando pericolosissime dighe che a più riprese esondano travolgendo ad ondate tutto ciò che trovano a valle.

La cronaca di Sabato 2 Novembre 1968 è approfondibile al quarto e quinto capitolo pubblicato da Meteogiornale cliccando sul link:

La notte trascorre insonne. Sono pochi i biellese che riescono a prender sonno spaventati dai rombi che echeggiano nelle valli. Nelle poche località ancora raggiunte dalla corrente elettrica dal telegiornale si viene a sapere che una tragedia si sta consumando nel biellese.

L'alba di Domenica 3 Novembre è spettrale. Il cielo è ancora greve, basso e minaccioso. Le piogge diminuiscono ma non cessano. I soccorsi partono da Biella e dal resto del Piemonte ma solo gli elicotteri sono in grado di raggiungere l'epicentro del cataclisma. I primi elicotteristi di ritorno dal cuore del biellese sono scioccati... raccontano la temuta sciagura confermando che a monte è successo qualcosa di estremamente grave riferendo che interi quartieri di Vallemosso e del circondario sono stati inghiottiti dalla furia di acque, fango e frane.

Iniziano le spole degli elicotteri che portano i primi soccorsi, viveri e medicinali e caricano i numerosissimi feriti. Il Biellese Orientale non è soltanto isolato dalle comunicazioni e dalla corrente elettrica ma è stata interamente sconvolta anche la rete idrica. Ovunque scorre acqua limacciosa imbevibile. Nelle valli serve cibo, spazzato via dalla furia dell'acqua, acqua e soprattutto pale e stivali.

I Biellesi si guardano attoniti, mutoliti e composti. Lo shock è stato tale da non riuscire neppure ad aver la forza di piangere. Si inizia a scavare tra le macerie in cerca di qualche supersite o di qualche ricordo caro strappato dalla furia degli eventi.

Lunedì 3 Novembre giungono nel cuore del Biellese i primi soccorsi e tra questi migliaia di studenti giunti da ogni parte d'Italia che, indossata una cerata ed un paio di stivali si prodigano nel cercare dispersi o nel liberare le case dal fango. Giunge quindi il Presidente della Repubblica On. Giuseppe Saragat  accompagnato dal Presidente del Consiglio On. Leone e dal Ministro On. Scalfaro a fare un sopralluogo per rendersi conto di persona di quale immane tragedia abbia colpito il cuore dell'industria laniera piemontese.

All'indomani dell'alluvione si stimano già 250 miliardi di lire di danni ma i danni peggiori li ha subiti la popolazione locale che conta i suoi morti e dispersi. A differenza di altri siti internet o quanto pubblicato all'epoca e negli anniversari dai giornali locali, Trivero-italy (Tutto Trivero) preferisce dare il giusto spazio a quanti hanno perso la vita piuttosto che ai danni subiti dall'industria locale pur sempre di proporzioni inimmaginabili.


Ecco il triste elenco in omaggio alle vittime dell'alluvione, nel Biellese, alcune delle quali intere famiglie ed altri molto giovani ed ancor oggi in vita se la furia degli eventi non li avesse strappati ai loro cari:

BIOGLIO 2 vittime: Peretti Silvio di 50 anni e Tosin Antonia di 43

CALLABIANA 2 vittime: Magro Enzo di 40 e Fornasiero Maria di 75

CAMANDONA 1 vittima: Vigliano Giraudo Giacomo di 60

COSSATO 2 vittime: Gruppo Piero di 16 e Spada Giovanni di 42

MOSSO S. MARIA 4 vittime: Friaglia Maria di 74; Dal Ferro Adele di 37; Rovera Raimondo di 57 e Grosso Flaminio di 28

PETTINENGO 1 vittima: Piana Caterina di 73

PISTOLESA 8 vittime: Galoppo Pierino di 37;   Varalda Mariuccia 38; Galoppo Silvano 16; Galoppo Ornella 7; Fabrisi Donatella 8; Canova Marina 72; Smaniotto Isabella 2; Smaniotto Abele 7

QUAREGNA 6 vittime: Botta Luigi 77; Botta Mary 42; Pizzoglio Walter 19; Mosca Clotinde 77; Quaglia Silvia 6 mesi; Cerie Claudina 76

RONCO BIELLESE 1 vittima: De Bernardi Piero 41

SALUSSOLA 2 vittime: Minetto Erminia 74; Boglietti Natalia 65

STRONA 4 vittime: Morani Romolo 39; Botta Delmo 60; Zeppia Adriana 18; Marichini P. Giorgio 39

TRIVERO-PONZONE 1 vittima: Cerreia Fuso Ezio 54

VALDENGO 1 vittima: Del Ben Gianni 32

VALLEMOSSO ha il maggior numero di vittime... 14 morti: Manzato Guglielmo 61; Frallardi Maria in Manzato 61; Balzarotti Fedele 59; Balzarotti Anna Maria 22; Balzarotti Giuseppe 4; Savina Nello 44; Mora Pietro 34; Cappio Elsa 60;  Orazi Pietro 22; Maglione Gina 74; Miniggio Modesta 86; Canepa Rita 56; Trebbia Armando; Greggio Luciana 29

VALLE SAN NICOLAO 1 vittima: Giacalone Giuseppina 3

VEGLIO MOSSO: 8 vittime: Peretti Roberta 4; Peretti Dante 59; Peretti Franco 29; Peretti Gianna 2; Cerri Rosanna 26; Scaranto Maria 67; Dazza sereno Adele 58; Scaranto Assunta 50


Questi invece i danni presentati all'indomani dell'alluvione (dopo 2 mesi) da alcuni paesi del Biellese, i primi che sono riusciti a quantificare i propri danni subiti:

Quaregna: danni industriali 7 miliardi, civili 200 milioni, agricoli 100 milioni, artigiani e commercianti 300 milioni, opere pubbliche 150 milioni

Strona: danni industriali 10 miliardi, civili 30 milioni, artigiani e commercianti 200 milioni, opere pubbliche 300 milioni

Mosso S. Maria: danni ad opere pubbliche 490 milioni, alpeggi distrutti nella misura del 70%, distruzione totale degli acquedotti privati

Pistolesa: Distrutti tutti gli stabilimenti industriali del territorio, 10 case danneggiate gravemente o distrutte, tutte le altre giudicate inagibili o pericolanti.

Vallemosso: non riesce a quantificare i danni subiti essendo stato proprio Vallemosso epicentro dell'alluvione.

Veglio: non riesce a quantificare i danni subiti da civili, industria ed opere pubbliche poichè l'intera totalità del territorio è stata interessata da crolli, morti, frane e smottamenti.

Trivero: non ha ancora presentato i danni subiti soprattutto dall'industria ed opere pubbliche in particolar modo nel fondovalle.

Coggiola e Pray: non hanno presentato i danni subiti ma la maggior parte di questi riguardano l'industria e le opere pubbliche. Un condominio di Coggiola è stato sventrato dalla furia del Torrente Sessera.


Lunghissimo invece l'elenco delle industrie danneggiate dall'alluvione del Biellese, dal lungo elengo si può evincere come la catastrofe, oltre che in termini di vite umane sia stato una catastrofe anche per l'economia locale, sia dei centri collinari e vallivi che di pianura. Per praticità di seguito riportiamo soltato il numero di ditte colpite e danneggiate dall'evento alluvionale.:

Benna: 3 ditte  |  Biella 3  |  Brusnengo 1  |  Camandona 1  |  Casapinta  1  |  Cerreto Castello 9  |  Cerrione 1  |  Coggiola 5  |  Cossato 21  | Crevacuore 3  |  Quaregna 12 |  Salussola 1  |  Strona 4  |  Trivero 7  |

Essendo questo sito espressamente dedicato a Trivero, per Trivero diamo anche l'elenco delle ditte danneggiate:

Torneria Caparoni | Loro Piana Aldo & C. | Lanificio F.gli di Spianato Carlo | Lanificio Franco Simonetti | Filatura F.lli Seira | Lanificio Mario Zegna & C. | Manifattura di Ponzone. Non furono dunque a Trivero soltanto le industrie di fondovalle, poste vicino alla piena del T. Ponzone, a subire danni ma pure quelle poste nelle altre frazioni a causa però delle frane e smottamenti.

Valdengo 4 ditte  | Vallemosso 17  |  Crosa 1 |  Graglia 1  | Lessona 11  | Massazza 7  | Masserano 4  | Mosso S. Maria 6 |  Occhieppo Inferiore 1 |  Pistolesa 1 | Pray Biellese 36  | Vegliomosso 7  | Verrone 3 ditte.

Fu una vera ecatombe di fabbricati industriali per la Valsessera che subì danni in tutti i capannoni indistintamente da Coggiola a Crevacuore. La furia del Torrente Sessera, ingrossato dalle acque del T. Ponzone, epicentro delle piogge alluvionali, (ricordiamo che fu la stazione Meteo di Trivero Caulera a registrare il maggior quantitativo di pioggia caduta, dove in soli quattro giorni cadde l'intero quantitativo di pioggia che in mesi particolarmente piovosi normalmente cade in 3 mesi), inondò tutta l'intera bassa valle del Sessera allagando Pray, Pianceri basso, Azoglio e Crevacuore.

A Trivero il Torrente Ponzone inondò l'anonima frazione fin sulla strada Provinciale. Persino la locanda Giletti, la Farmacia ed il Bar presso l'attuale rotonda subiro pesanti allagamenti così come tutte le altre case poste lungo la strada Provinciale. La confluenza tra il Torrente Ponzone ed il Rivo Viasca si trasformò in un piccolo sbarramento provocato dai detriti trascinati a valle dal Viasca che non riuscivano a confluire nel Ponzone allagando anche la parte intermedia della frazione fino alla località Posta. La furia del Viasca strappò via la parte bassa delle frazioni Molino-Giara mentre dal monte il Trucco si staccarono decine di metri cubi di terra sventrando tutto il lato Orientale della collina.

A 43 anni dall'alluvione sul Trucco e lungo la strada che da Ponzone sale in Frazione Cereie è oggi ancora possibile vedere, sebbene rimarginati, gli scheletri delle frane e degli smottamenti del 1968.


Questi i quantitativi di pioggia registrati dalla stazione meteo di Trivero-Caulera:

Venerdì 1= 38.8 mm  | Sabato 2= 180.6 mm  |  Domenica 3= 305.6 mm  |  Lunedì 4= 37.8 mm  | Martedì 5= 10.8 mm  | 
Totale pioggia caduta=  573.6 mm


Nella prossima pagina la fotogallery con le immagini dell'alluvione del 1968 estratte dai giornali d'epoca o dalle immagini del Telegiornale.

 
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