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Indice degli argomenti trattati in questa sezione del sito:

Flora di Trivero - Il territorio, la geologia i Cambiamenti Climatici e la Flora protetta

Pagina 1 Introduzione alla Flora di Trivero (il territorio, geologia e cambiamenti climatici)

Pagina 2 Flora del fondovalle di Trivero - Orizzonte sub-padano e sub-montano

Pagina 3 Flora degli altopiani di Trivero - Orizzonte sub-montano o montano inferiore

Pagina 4 Flora dei monti Rubello di Trivero - Orizzonte montano o montano superiore

Pagina 5 Flora dell'alta Valsessera - Orizzonte montano superiore e nivale

Pagina 6 Flora del Triverese - Photogallery

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- Flora di Trivero: Orizzonte Montano o Montano Superiore (Monti Rubello e Valsessera)

La "FASCIA MONTANA" dei Monti Rubello-Prapiano, Cima di Foggia e fondovalle dell'alta Valsessera

Come da convenzione, partire dai 700 mt il territorio Triverese diviene "montano".

Questa fascia del territorio, è costituita da graniti molto scuri, (al contrario dei biotitici chiari del Massiccio Granitico Biellese) che virano dal grigio al verde, violetto e nero, a grana fine o finissima che specialmente nella zona del monte Rubello ma ancor di più nel territorio Valsesserino, lasciano posto a rocce gabbriche, sempre facenti parte degli affioramenti geologici detti “Dioritici-Kinzigitici Ivrea-Verbano”. In particolar modo tutto il territorio a Nord della stretta fascia Kinzigitica vera e propria (Vico-Piana-Sella-Barbero) è costituita da Gabbri e Noriti facenti parte del complesso Monzodioritico e Monzogabbrico Ivrea-Verbano. Si tratta di affioramenti di rocce che in un passato molto remoto si trovavano ad elevatissime profondità marine talmente profonde da costituire in parte il cosiddetto “mantello” terrestre. Queste rocce sarebbero affiorate a seguito delle spinte ad opera della zolla Africana su quella Europea durante il corrugamento Alpino, ma possibilmente il loro affioramento, piuttosto che di origine tettonico è riconducibile al SUPERVULCANO Biellese-Valsesiano di recente individuazione ed in particolare alla sua "implosione".

A seguito di recenti e approfonditi studi geologici svolti sui rilievi locali oltre che sulla petrografia locale, infatti un ricercatore Americano, in collaborazione con l’università di Trieste ha stabilito che tutta l’area geologica facente parte della formazione Dioritico-Kinzigitica Ivrea Verbano compresa tra la Valle di Mosso e la Valsesia, forse anche i graniti ercinici Biellesi del Triverese-Valsessera, le vulcaniti permiane del Biellese e ancor di più tutta la zona montuosa compresa tra Borgosesia e Scopello-Balmuccia altro non sono che il basamento di un antichissimo super-vulcano dalla potenza eruttiva inaudita. Ci occupiamo in apposita sezione denominata “il Super Vulcano” degli aspetti geologici di questa recente ed interessantissima scoperta scientifica.

In passato questa fascia del comune (la fascia montana che và dalla linea di faglia della Cremosina ai monti Prapiano-Rubello) è stata il luogo ideale per l’allevamento, soprattutto ovino ma anche bovino. Oggi prati, pascoli ed allevamento sono ancora diffusissimi nella zona centro-occidentale dell’aerale attorno alle frazioni di Bulliana-Barbato-Brughiera. Tutta la zona occidentale, che và dal confine con in comune di Mosso fin verso i 900 mt di quota, in passato era riccamente sfruttata per la coltivazione di orzo, segale e foraggio. Oggi è utilizzata per il pascolo del bestiame e per il taglio dell’erba. Qua, attorno ai 700 mt, sin dai primi anni mille, si sono insediati i primi nuclei abitativi del comune, nel medioevo fioriva un discreto centro abitato dominato da un castello con la presenza massiccia di chiese, oratori e piccoli e medi opifici per la lavorazione della lana locale (vedasi sezione “storia”. Oggi in questa zona si concentra la maggior parte delle frazioni alte del comune che, tutte insieme vengono normalmente denominate “Trivero”, nella cui parte centro-orientale sono diffusi insediamenti industriali ed abitazioni.

Dove il territorio è più ripido e scosceso (toponimo locale di origine Longobarda OR oppure ORO che sta per ORLO-Burrone) vi sono estesi e fitti boschi di castagno, spesso misto a grandi faggi che sui versanti più umidi e meno soleggiati o in località Prapian-Brughiera formano boschi quasi esclusivi, acero montano e frassino. Sul Monte Cattivo 872 mt, ed attorno alle frazioni di Bulliana-Barbato-Marone, il castagno, dai primi anni mille è stato coltivato per la raccolta dei suoi frutti da cui si ricavavano farine ad uso alimentare. Fino ai primi del ‘900 tutta l’area che dalle frazioni alte sale fino alle vette dei monti Massaro e Rubello era piuttosto brulla perché riccamente sfruttata per l’allevamento, mentre il prezioso faggio era sfruttato per la produzione di legname e carbone, come detto nel precedente capitolo, i boschi del Triverese hanno subito, per varie ragioni, molti sconvolgimenti, tutti ad opera umana.

A partire dall’inizio dello scorso secolo, l’industriale Triverese Ermenegildo Zegna acquistò la gran parte del territorio montano che si spinge fino alla Rocca di Argimonia in territorio di Mosso-Piatto, dove oggi sorge la stazione sciistica di Bielmonte, fece mettere a dimora ben 500.000 abeti rossi (oggi meta di cercatori dell’ottimo e profumatissimo porcino o Boletus Edulis o del Boletus Pinicola o porcino di abete anche detto pinaiolo) e lungo la nascente strada Panoramica, divenuta Strada Statale detta Panoramica Zegna, impiantò un esteso giardino costituito da rododendri ed ortensie. Lungo tutto il percorso della suddetta strada fece piantare numerosissimi tigli alternati a platani ed ippocastani nel tratto iniziale ed abeti e ciliegi selvatici nel tratto più elevato, qua e là creò chiazze verdi costituite dal semi-autoctono pino mugo, particolarmente abbondante in frazione Zegna, in località Baso, (sicuramente autoctono e diffuso sul vicino Monte Barone) e da Rododendri Himalayani dalle spettacolari fioriture primaverili (Conca o Valle dei Rododendri).
Oggi tutta questa zona fa parte dell’Oasi Naturalistica voluta dagli eredi Zegna: la cosiddetta “Oasi Zegna”. Per gli approfondimenti sull’Oasi, cliccare sul logo o sugli appositi link sottolineati.

Appena sopra Trivero sorge il Colle del Craviolo 948 mt, più a Nord il Monte Prapiano con la Sella della Caulera 1056 mt, la parte più elevata del rilievo Triverese-bacino orografico del torrente Ponzone, culmina con il Monte Tirlo 1303 mt e la Sella o Bocchetto di Stavello 1206 mt, fino pochi anni fa occupata da un Ristorante raso al sulo da un incendio e da estesi bocciodromi, il Monte S. Bernardo, in passato detto Zebello 1408 mt sulla cui sommità vi è il Santuario di San Bernardo, ed infine il Monte Rubello 1414 mt, rilievo montuoso a 4 cime che nei pressi del Monte Prapian o Massato 1413 mt segna il confine occidentale con il comune di Mosso.
Queste vette sono state nel 1300 teatro di battaglie contro gli eretici di cui è possibile approfondire la conoscenza nei link della storia e di Fra’ Dolcino.

La flora di questa fascia è quella tipica dell'Orizzonte Montano dell’intero arco alpino, ma spesso è ricca di essenze preziose e protette, talvolta anche rare.

L'Orizzonte Montano non si limita però ai soli monti Prapiano-Rubello-Tirlo ma sconfina anche a nord di questi verso l'alta Valsessera fino alla Cima di Foggia, Bondala della Mora, Cima della Mora e Cima di Bors.

Tra le essenze più caratteristiche di questa zona, nei prati-pascoli o a margine dei boschi, quanto lungo il Torrente Sessera e lungo la strada non asfaltata che dalla localià Piancone di Portula porta alla località triveresse del Ponte della Babbiera e oltre alla Diga delle Miste o Mischie, spiccano le specie appartenenti alle Orchidacee; nei prati umidi è facile imbattersi nella bella Orchis Incarnata L. dai fiori rosa carminio maculati di porpora, oppure nelle Orchidee Vanigliate o Morettine o Nigritella Rubra dai fiori rossicci particolarmente profumati, la Cephalanthera Rubra o cefalantera rossa dai fiori rosa o purpurei raccolti in racemi con tepali esterni oblungo-lanceolati e tepali interni ovato-lanceolati, la Epipactis Atropurpurea o elleborina violacea a fiori penduli leggermente profunati di vaniglia raccolti in infiorescenze unilaterali di colore rosa-porpora con labello scuro, la Gymnadenia Conopsea o manina rosea dal fusto leggermente striato e fiori bianco-rosa-porpora raccolti in strette spighe lunghe 5-25 cm, le Orchis nelle varietà Latifolia o Mascula, rispettivamente di colore rosa-rosso-porpora e con foglie larghe la prima, anche detta a foglie larghe o palmata, e a fiori viola-porpora anche detta orchidea maschia la seconda, infine la Platanthera Bifolia o cipolla bifoglia, una orchidea con due foglie basali lunghe fino a 15 cm e fiori bianchi profumati riuniti in spighe allungate.

Sempre nei luoghi erbosi sono diffuse le Aquilegie, anche queste protette e diffuse nella varietà Vulgaris dai colori violacei o nella meno diffusa varietà Alpina dal colore azzurro, in via di estinzione a causa dei continui prelievi per il trapianto nei giardini o a causa dell'abitudine di reciderne i lunghi steli fioriti, impedendone di fatto la fruttificazione e la produzione dei preziosi semi.

Tra gli arbustivi abbondano il mirtillo nero, che sui prati di alta quota forma autentici tappeti apprezzatissimi per i suoi ottimi frutti ambiti per produrne succhi di frutta e marmellate ed il falso bosso o Polygala, l’uvetta ursina o Arctostaphylos Uva-Ursi dalle bacche rosse poco appetibili ma ottime per sciroppi ed acquaviti, l’Uva di Monte o Vite di Monte o Vaccinium Vitis-Idea, molto simile al mirtillo rosso e all’uvetta ursina, dalle bacche rosse ottime al naturale, per la produzione di marmellata o per produrre un’acquavite di pregio. Diffusi sono anche i lamponi selvatici o Rubus Ideaus, i ciliegi selvatici, che in questa zona raggiungono grandezze considerevoli e che in primavera formano chiazze bianche fiorite di notevole estensione, dando alla fascia pedemontana del Rubello un gradevole aspetto dai colori pastello, la ciliegia di volpe, l’ebbio o Sambucus Ebulus molto simile al sambuco ma dalle bacche nere tossiche, il sambuco o Sambucus Nigra dalle bacche commestibili ed il sambuco rosso o Sambucus Racemosa, un sambuco alpino dalle bacche rosse poco gradevoli ad azione lassativa, il sorbo rosso o Aucuparia ed il sorbo montano o Sorbus Aria dalle bacche rosse commestibili ad azione depurativa.

Tra prati e rocce fioriscono diverse specie di gigliacee del genere Allium, agli selvatici presenti in molte specie differenti il più diffuso dei quali è l’allium Ursinum o aglio orsino, un erbaceo dai fiori bianchi riuniti in ombrelle particolarmente diffuso lungo la Strada che Trivero scende a Portula e Coggiola e che nei costoni più umidi forma autentici tappeti verdi, o bianchi durante la fioritura, che durante le notti di primavera emana un caratterisco odore agliaceo, nei boschetti fioriscono i mughetti, il bellissimo Lilium Bulbiferum o giglio di San Giovanni, un gliglio arancio-rosso formato da 6 tepali ovato-ellittiti lucidi rivolti verso l’alto, dal fusto eretto alto fino a 50-100 cm, protetto ma spesso ugualmente prelevato con tutti i bulbi per il trapianto in giardino, diffuso soprattutto in Valsessera nei dirupi soleggiati, dove è più difficile raggiungerlo, il Lilium Martagon o giglio martagone o riccio di dama, un giglio dal fusto striato di porpora a fiori penduli rosa porporino con macchie scure e ricurvi all’indietro, diffuso lungo i sentieri, a margine dei boschi e lungo tutti i torrenti dell'alta Valsessera, la Paradisea Liliastrum, che lungo la Strada Panoramica Zegna e sulle alture del Rubello era diffusissima e tappezzante, ma anche questa in via di estinzione a causa dei continui prelievi dei bulbi, oggi ancora abbondantissima, tanto da colorare i prati di bianco sul Monte Barone e sui monti Foggia-Mora-Bors, crochi e bucaneve nella varietà Leucojum Vernum, il Narcissus Poeticus, un narciso selvatico che in primavera fiorisce nei prati più elevati ed è particolarmente abbondante nella vicina stazione sciistica di Bielmonte e all'Alpe Noveis oltre che sui monti Foggia-Mora-Bors-Barone, più raro, a causa dell'avanzata del bosco di faggio o abete rosso sui monti Rubello-Prapiano o a causa del taglio dell'erba a Bellavista o nei piani di Barbato, il garofanino selvatico o Dianthus Carthusianorum, spesso diffuso anche nella varietà locale Vaginatus dai fiori leggermente più ridotti e con infiorescenze a capolino che riuniscono fino a 30 fiori, l’Aconitum Napellus dai fiori azzurro violaceo riuniti in dense spighe.

Tra le rocce del Rubello e dell'intera Valsessera fino a fondovalle (anche attorno a Vallefredda-Pray, nei costoni meno soleggiati) abbondano i Sempervivum, piante grasse dai fiorellini rosa, bianco o giallo, abbondanti nelle varietà Arachnoideum a fiori rosa-purpurei riuniti in densi corimbi dalle foglie grasse riunite a rosetta con una caratteristica ragnatela di peli bianchi, il Montanum dai fiori violetto-porporini sempre in corimbi e la Sassifraga Cotyledon, altra pianta dalle foglie grasse appartenente alla famiglia delle Sassifragacee abbondante tra le umide rocce granitiche (sia a valle che in montagna), con caratteristici fiori bianchi riuniti su di un lungo stelo con molte diramazioni.

Nelle radure boschive, nei prati abbandonati o lungo i ruscelli è abbondantissimo l’Epilobium Angustifolium o gambirossi o epilobio, una specie pioniera dal fusto eretto alto fino a 150 cm dai fiori rosa peduncolati simili a piccole orchidee, riuniti in un denso racemo con capsule lineari che in autunno producono semi racchiusi in un ciuffo di peli bianchi. Sempre nei luoghi rocciosi e nei pascoli montani è diffusissimo il Rododendro Ferrugineo o rododendro rosa delle Alpi o Rhododendron Ferrugineum, un rododendro selvatico dall’aspetto cespitoso che forma impenetrabili macchie tappezzanti che in estate colorano di rosa-porpora tutte le alture Triveresi, nei pressi dei rododendri, allo sciogliersi delle nevi, fiorisce anche la Soldanella Alpina un erbaceo eretto dai fiorellini rosa-violetto-azzurro violaceo in ombrelle apicali simili a margheritine a calice decadente.

Sempre tra le rocce delle alture in primavera fiorisce la Primula Pedemontana Thomas o Primula Piemontese, una primula dai fiori rosa-violetto a fauce biancastra endemica dell’arco Alpino Piemontese, molto simile ma a fiori più abbondanti è la Primula Hirsuta o orecchia d’orso, anche questa a fiori rosa-violetto con fauce bianca.

Vi sono poi le genziane, nelle varietà Lutea o genziana maggiore a fiori giallo intenso o la Genziana di Esculapio o Gentiana Asclepiadea a fiori blu-violaceo a campanula (più comune sui versanti settentrionali e poco soleggiati) e la genzianella nella varietà Gentiana Kochiana a foglie basali riunite in rosette appressate al suolo con fiori blu-violaceo con punteggiature verde scuro alla fauce o nella varietà Verna a fiore blu-azzurro (diffusa oltre i Piani di Barbato e dunque oltre i 900 mt).

Altre essenze tipiche di questa zona sono Il Myosotis alpestris o non ti scordar di me alpino, la Valeriana Montana o Nardo Montano Fatuo, dalle infiorescenze più piccole rispetto alla classica Valeriana e di colore bianco, bianco rosato diffusissima sui muri di contenimento della strada Panoramica Zegna, la Campanula Alpestris e la Barbata, l’Arnica montana o Tabacco di montagna dai vistosi fiori gialli, protetta a causa del massiccio prelievo quale pianta officinale.

Particolarmente ricercato per la sua resistenza quale fiore essiccato è il cardo di San Pellegrino o Carlina bianca o Carlina Acaulis un cardo alto una decina di centimetri con foglie basali lunghe coriacee e pungenti ed un fiore di colore bianco argenteo dai petali coriacei, pianta officinale apprezzata per le sue qualità depurative su fegato ed apparato urinario. Questo cardo è diffuso in tutti i prati oltre i 900 mt, o ai margini di boschi e sentieri in alta Valsessera ma sporadicamente lo si trova anche sulle colline della Val Ponzone, soprattutto in località Roviore. Infine tra gli incolti, terreni franosi e le pietraie è assai diffuso il Tussilago Farfara o Farferuggine, erbaceo cespitoso dai fiori gialli simili al tarassaco che fiorisce prima della nascita delle foglie cuoriformi-ovate o esagonali e negli stessi incolti il lupino selvatico o Lupinus angustifolius che ad esempio nella valle del Torrente Dolca forma tappeti fioriti di colore azzurro-rosaceo-bianco-viletto.

Vi sono poi alcune specie protette, alcune perchè in via di estinzione, altre perchè sono caratteristiche del posto con endemismi che si riscontrano solo nel Biellese, e talvolta solo nella Valsessera incluso il territorio di Trivero. L'elenco delle specie protette o delle specie a protezione assoluta lo abbiamo inserito nella prima pagina dedicata alla flora (introduzione alla flora di trivero). Ricordiamo prima di completare questo capitolo dedicato alla flora dell'Orizzonte Montano che tutto il territorio appena descritto fa parte della cosiddetta OASI ZEGNA un'area naturalistica per ora protetta ma priva da vincoli naturalistici se non quelli del buon senso e del rispetto della natura, mentre la parte più selvaggia, l'alta Valsessera, è un S.I.C. ovvero un Sito di Interesse Comunitario e sebbene non ancora giurisdizione di un ente parco, protetta da vincoli naturalistici a livello comunitario, volti a salvaguardare alcune specie tipiche del territorio tra cui il BOSCO DI ONTANO VERDE O BIANCO che lungo il Sessera ed il Dolca forma bellissime macchie di bosco esclusivo rinvenibili in poche altre zone d'Italia, associato a specie vegetali del sottobosco molto caratteristiche, il PASCOLO MONTANO che ospita essenze prative uniche nel proprio genere con svariate varietà di timo, il raro e protetto garofanino Dianthus Superbus - Garofanino del Pennacchio, oltre alle già citate Orchis o Orchidee, la citata Paradisea Liliastrum, nacisi, Arniche e Campanule, le genziane o genzianelle, erbe anonime ma rarissime, alcune addirittura endemiche o ARCOTERZIARIE, l' Astrantia major o Astranzia Maggiore e Minore, ed una piantina dai fiori azzurri molto belli (e protetti) che in tarda primavera formano piccoli tappeti azzurri il Linum Alpinum o Lino Alpino. Sono tante altre le essenze che caratterizzano il PASCOLO MONTANO del Triverese e che lo rendono unico, (anche perchè abitati da una fauna molto variegata, spesso pure questa unica nel suo genere tra cui il famoso coleottero che è il simbolo dell'Oasi Zegna, il Carabus Olympiae) più avanti citeremo il maggior numero possibile di specie vegetali.

A proposito di specie endemiche della Valsessera meritano un cenno le essenze che caratterizzano prati, pascoli, radure o arbusteti e rocciosi dei monti Valsesserini dal Rubello al Camparient dalla Cima di Foggia-Bors al Monte Barone. Alcune di queste specie sono ARCOTERZIARIE (precedenti e sopravvissute alle Glaciazioni) altre sono una locale evoluzione della specie. Quattro sono i simboli vegetali indiscussi della Valle.

L' Allium Narcissiflorum Vill.  un aglio dall'aspetto di un Narciso (da qua il nome Narcissiflorum) dai graziosi fiori di colore rosa che vegeta soprattutto sul Monte Barone in territorio di Coggiola ma che rarissimo sconfina anche sui costoni dei monti adiacenti, La Centaurea Uniflora ssp. Bugellensis (Centaurea Bugellensis) un fiordaliso di montagna unico nel suo genere che cresce e vegeta solo in Valsessera nei territori di Trivero-Mosso-Portula-Ailoche-Caprile-Coggiola ed in piccolissime stazioni in Valsesia, il Chamaecytisus hirsutus Subsp. Cytisus Proteus Zumaglini una ginestra che cresce solo in Valsessera ed infine la Daphne Cneorum, una dafne dai profumatissimi fiori rosa che cresce solo sui monti della Valsessera ed in poche altre località del Cuneese e della Carnia e Carpazi.

Sempre in Valsessera (Monte Barone) è presente l'unica stazione conosciuta in alta quota (attorno ai 900 metri) della felce florida o Osmunda Regalis,

Rarissime, protette ma per fortuna non impossibile da fotografare in Valsessera l'unica euforbia della valle la Euphorbia carniolica jacq. e la Scopolia Carniolica jacq. altre specie endemiche o comunque protette della Valsessera sono:

Allium Ochroleucum waldst. , Androsace alpina (orizzonte nivale, alta montagna) , Anemone narcissifolia o Anemone a fior di narciso, Anthericum liliago (già citato sopra), Asplenium adulterinum (piccola felce delle rocce), Chamaecytisus hirsutus (altra ginestra simile alla Zumaglini ma dai fiori giallini),  Cirsium erisithales o cado giallo a zampa d orso (una colonia di questo cardo è presente anche in bassa Valsessera attorno alle gallerie di Azoglio di Crevacuore), Clematis Alpina Miller (sempre più rara e difficile da fotografare), Daphne Cneorum L. , Drosera Rotundifolia ( pianta carnivora dell'orizzonte nivale), Eriophorum vaginatum (piumino dei laghi alpini, Monte Bo, orizzonte nivale), Euphorbia carniolica jacq., Genista germanica (un ginestrino nano dai fiori gialli), Genista Radiata Scop. (altro ginestrino tipico del M. Barone), Gentiana Asclepiadea L. (già citata sopra), Gypsophila Repens (piccolo rampicante del roccioso dai fiorellini bianchi-orizzonte montano e nivale), Linum Alpinum (solo prati dell'alta Valle e M. Bo), Polygala Vulgaris (prati, pascoli, bordi di strade e roccioso prativo), Potentilla Erecta (fragola matta di montagna), Scopolia Carniolica jacq., Sedum Villosum (sempreverde nano simile ad una pianta grassa-orizzonte nivale), Timo serpillo (profumatissimo timo tipico dei prati della valle).

Altre specie protette non solo a livello locale ma anche a livello regionale rinvenibili anche solo sporadicamente in alta Valsessera:

Dianthus Superbus (garofanino frangiato), Lychnis alpina (orizzonte nivale), Aconitum Napellus e Anthora, Aquilegia Alpina e Vulgaris, Trollius Europeaus (botton d'oro), Pulsatilla Sulphurea-montana e vernalis, Peonia Officinalis, Papaver Rhaeticum (papavero alpino), Saxifraga Oppositifolia e Florulenta, Dictamnus albus, Dafne Mezereum (fior di stecco), Eryngium Alpinum (regina delle Alpi), Cyclamen Purpurascens (ciclamino, dei boschi di faggio), Cortusa Matthioli (bosco di Ontano), Primula Auricula (orecchia d'orso), Primula Pedemontana, Gentiana Lutea (genziana gialla), Gentiana Purpurea (genziana rossa), Gentiana Aucalis (genzianelle), Campanula Alpestris, Leontopodium Alpinum (stella alpina-orizzonte nivale, M. Bo), Artemisia Genepi (orizzonte nivale, M.Bo), Artemisia Glacialis (tutti monti della valle anche Monti Rubello), Achillea moschata (prati dell'orizzonte nivale), Arnica Montana, Convallaria Majalis (mughetto-Monti Rubello), Paradisea Liliastrum, Erytronium dens-canis (dente di cane, Monte Barone, Bassa valle Sessera), Lilium Martagon (giglio martagone-bosco di ontano), Lilium Croceum (giglio di S. Giovanni), Tulipa Australis (tulipano alpino, rarissimo, pascolo montano), Leucojum vernum (Monti Rubello), Orchidee di tutte le specie Ophrys, Orchis, Nigritella, Cypripedium, Serapias, Cephalantera, Epipactis.

Ecco alcune altre specie tipiche dei Monti Rubello-Cima Foggia-Barone e alta Valsessera non ancora citate o di cui è allegata photogallery:

ACHILLEA MILLEFOLIUM L. o MILLEFOGLIO MONTANO, ACONITUM LAMARCKII RCHB. o ACONITO DI LAMARCK, ARUNCUS DIOICUS o BARBA DI CAPRA, Astrantia major o Astranzia Maggiore, Calluna vulgaris L. (Brugo), Campanula barbata L. , Campanula Scheuchzeri Vill. , Campanula Trachelium L o Imbutini o Campanella Selvatica, Centaurea Montana o Fiordaliso montano, Cirsium erisithales o cado giallo a zampa d orso, Cirsium palustre, Dianthus Carthusianorum o Garofanino dei Certosini, Dianthus Superbus o Garofanino del Pennacchio, Digitalis Lutea o Digitale gialla, Drosera rotundifolia e Pinguicula Leptoceras (che spessissimo crescono in simbiosi-orizzonte nivale), Epilobium Angustifolium L. (un tempo diffusissimo fino nel fondovalle del Ponzone, ma con il riscaldamento del clima emigrato oltre i 700 mt e sporadicamente presente nel fondovalle del Ponzone solo nei costoni più freddi), Euphorbia carniolica jacq., Gentiana kochiana o genzianella, HEPATICA NOBILIS o ANEMONE HEPATICA o HEPATICA TRILOBA, HYPERICUM PERFORATUM o IPERICO o ERBA DI S.GIOVANNI, Impatiens noli tangere o Balsamina (lungo le pietraie dei torrenti di alta valle), Lilium Bulbiferum Ssp.Croceum o Giglio Rosso o S.Giovanni, Lilium martagon o Giglio Martagone, Linum Alpinum o lino alpino, Lupinus angustifolius, LUZOLA NIVEA L. , MYOSOTIS ALPESTRIS o NON TI SCORDAR DI ME ALPINO, Narcissus poeticus o Narciso selvatico, Orchis mascula subsp. speciosa, ORCHIS MASCULA SALEP CUCKOOS, Origano selvatico, Papaver alpinum, PHYTEUMA ORBICULARE o RAPONZOLO ORBICOLARE, Phyteuma Betuncifolium, Platanthera Bilobia, Polygala Chamaebuxus L., Polygala vulgaris, PRENANTHES PURPUREA L. , PRIMULA HIRSUTA ALL. o PRIMULA IRSUTA  o FIOR DI ROCCIA, PRIMULA PEDEMONTANA THOMAS o PRIMULA PIEMONTESE, ROSA CANINA, Rhododendron Ferrugineum, Saxifraga cotyledon, SENECIO FUNCHSII GMELIN o SENECIO DI FUCHS, SILENE DI MONTAGNA, SILENE NUTANS, Soldanella Alpina, SPIRAEA JAPONICA L. o SPIREA (che ha già colonizzato il Torrente Sessera nei pressi del Ponte della Babbiera insierme ad alcuni esemplari di Buddleja), Thalictrum Aquilegiifolium subsp. aquilegiifolium, THYMUS POLYTRICUS, TUSSILAGO FARFARA o FARFARO o farferugine, Urtica dioica o ortica comune, VALERIANA TRIPTERIS L. o VALERIANA TRIFOGLIATA, VERBASCUM CRASSIFOLIUM, Veroniche, Vincetoxicum hirundinaria, VIOLA CANINA L. o VIOLA SELVATICA.

Altre specie presenti in valle (non ancora presenti in photogallery, con poche immagini o di prossima pubblicazione) sono:

Adenostyles-alliariae (cavolaccio alpino), adenostyles glabra, Angeliche, Cicerbita alpina, Cirsium montanum (Willd.) Spreng. (cardo montano), FUMARIA OFFICINALIS o FUMOSTERNO, PEUCEDANUM OSTRUTHIUM L. o IMPERATORIA o ERBA RENA, Polygonum bistorta, PRIMULA VERIS L. o PRIMULA ODOROSA, PRUNELLA VULGARIS L. o MORELLA o BRUNELLA (comune in tutto il territorio eccetto quello nivale), RANUNCULUS MONTANUS, ROSA PENDULINA L. o ROSA ALPINA, sambuco rosso o SAMBUCUS RACEMOSA, SAXIFRAGA COTYLEDON L. o SASSIFRAGA PIRAMIDALE, SAXIFRAGA CUNEIFOLIA o SASSIFRAGA A FOGLIE CUNEATE, SCILLA BIFOLIA L. o SCILLA SILVESTRE, Muscari, sempervivum montanum, TROLLIUS EUROPAEUS L. o BOTTON D'ORO, VACCINIUM VITIS-IDEA o MIRTILLO ROSSO o UVA DI MONTE.

Nell'ultima pagina di questa sezione le Photo Gallery della Flora del Triverese (Trivero e dintorni-Valsessera)

Nel prossimo capitolo: Orizzonte Nivale dell'alta Montagna-Alta Valsessera
oppure vai direttamente alla FOTOGALLERY FLORA DI TRIVERO

Immagini dall'alto in basso: dafne odorosa e centaurea uniflora ssp. bugellensis o centaurea biellese.
Di seguito: aglio narcissiflorum o aglio piemontese, anthericum liliago o giglio di s. bernardo, astranzia maggiore, campanula pelosa, campanula di scheuchzer, cardo giallo o cardo a zampa d'orso, cardo palustre, fiordaliso montano, chamaecytisus hirsutus ssp. cytisus proteus zumaglini o citiso biellese, digitale gialla, drosera rotundifolia, epilobium o gambi rossi, genzianella, giglio martagone, lilium bulbiferum o gliglio di San Giovanni, lino alpino, lupino selvatico, narciso dei poeti o narciso selvatico, orchidea orchis mascula, papavero alpino, , polygala chamaebuxus o falso bosso.
Nelle immagini in basso: polygala chamaebuxus varietà fucsia, orchidea platanthera bifolia, balsamina o impatiens noli tangere, primula hirsuta, rododendri, polygala volgare, sassifraga piramidale, soldanella alpina e valeriana trifogliata.

allium_narcissiflorum_vill
anthericum_liliago_giglio_di_s_bernardo
arnica_montana
astrantia_major
campanula_barbata
campanula_scheuchzeri
cirsium_erisithales_cardo_giallo_a_zampa_dorso
cirsium_palustre_cardo_di_palude
centaurea_ontana_fiordaliso_montano
chamaecytisus_hirsutus_Subsp_cytisus_proteus_zumaglini_citiso_biellese
digitalis_lutea_digitale_gialla
drosera_rotundifolia
epilobium_angustifoplium_gambi_rossi
genzianella
giglio_martagone
lilium_bulbiferum_giglio_san_giovanni
linum_alpinum_lino_alpino
lupinus_angustifolius_lupino_selvatico
narciso_selvatico_trivero
orchis_mascula
papavero_alpino_trivero
polygala_chamaebuxus_falso_bosso

polygala_chamaebuxus platanthera_bifolia_orchidea impatiens_noli_tangere_balsamina primula_hirsuta_trivero rododendro_ferrugineum_trivero
polygala_vulgaris_trivero sassifraga_cotiledon_piramidale sassifraga_cotyledon_piramidale soldanella_alpina_trivero valeriana_tripteris_trifogliata
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