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Indice degli argomenti trattati in questa sezione del sito:

Flora di Trivero - Il territorio, la geologia i Cambiamenti Climatici e la Flora protetta

Pagina 1 Introduzione alla Flora di Trivero (il territorio, geologia e cambiamenti climatici)

Pagina 2 Flora del fondovalle di Trivero - Orizzonte sub-padano e sub-montano

Pagina 3 Flora degli altopiani di Trivero - Orizzonte sub-montano o montano inferiore

Pagina 4 Flora dei monti Rubello di Trivero - Orizzonte montano o montano superiore

Pagina 5 Flora dell'alta Valsessera - Orizzonte montano superiore e nivale

Pagina 6 Flora del Triverese - Photogallery



- Introduzione alla Flora di Trivero (il territorio, geologia e cambiamenti climatici)

Prima di discrivere dettagliatamente la flora presente sul territorio Triverese, occorre fare un cenno al clima locale e alla morfologia, cui è indissolubilmente legata la flora stessa (ricordando che del territorio si è parlato diffusamente nella sezione "Geologia" di questo sito).

Il territorio Triverese appartiene decisamente all’orizzonte montano, ma nel suo territorio si possono riscontrare: l’orizzonte sub-montano, quello montano e persino l’orizzonte nivale. Del tutto marginale e molto poco rappresentativa è l’influenza mediterranea nel suo territorio.

Trivero ha un clima prevalentemente continentale-montano con piovosità annua tra le più elevate d’Italia, una media di precipitazioni annue attorno ai 2000-2400 mm, piovosità che ha il suo apice in Primavera ed Autunno ed in particolare nelle vallate Valsesserine dei Torrenti Sessera e Dolca dove, al Monte Camparient si misurano gli accumuli pluviometrici più consistenti dell’intera provincia di Biella.  L’inverno è normalmente rigido con poche precipitazioni, prevalentemente nevose a valle, dove tuttavia il tasso di umidità è costantemente elevato a causa del poco ricircolo delle masse d’aria, con estese ed abbondanti brinate notturne, risulta invece mediamente più nevoso, spesso ventoso, in montagna ed in ValSessera. Primavera ed autunno, come detto sono due stagioni assai piovose con clima moderatamente mite, l’estate invece è prevalentemente calda ed umida sui versanti meridionali, decisamente più mite sui versanti settentrionali e lungo l’orizzonte montano.

La stagione della neve inizia solitamente a Novembre, ma le prime nevicate, fino a fondovalle si possono registrare già da metà Ottobre, e si protrae fino a Marzo-Aprile a valle, fino a Maggio inoltrato in montagna.
La stagione dei temporali và da fine Aprile a fine Settembre, molto sporadici sono invece i temporali autunnali a Ottobre e rarissimi a Novembre. I temporali estivi spesso sono accompagnati da brevi ma intensissimi episodi piovosi-grandinigeni, soprattutto pomeridiani, a causa della formazione di estesi cumuli a sviluppo verticale e ad evoluzione diurna. Le grandinate più importanti, a volte distruttive per la flora e coltivazioni, solitamente si verificano a Luglio ed Agosto.

Documenti ufficiali, depositati presso l’archivio del Comune di Trivero, la cui sezione storica (1391-1951) è stata completamente riordinata nell’inventario del 1994 ed altri più antichi presenti sempre nello stesso archivio, non ancora ordinato, offrono un utile supporto per lo studio della flora locale. Come detto in home page nella sezione «Santuari a Trivero», anche Trivero in passato ha usufruito dei benefici dell’Optimum Climatico Medievale (900 d.C.-1300 d.C.) (Medieval Warm Period) che ha comportato l’avanzamento dell’orizzonte Padano-Mediterraneo anche nelle vallate del Biellese Orientale e quindi di Trivero. Riscontri in tal senso si possono trovare soprattutto nella coltivazione della vite da vino e nelle coltivazioni di frumento quale orzo, segale e grano e proprio grazie all'Optimum Medioevale è stato possibile introdurre nel Biellese, incluso Trivero, il castagno (precedentemente assente) che in condizione climatica ottimale ha potuto progredire fino a sfamare intere generazioni di pastori e contadini, tanto da far lavorare a pieno regime diversi mulini per la produzione della preziosa farina utilizzata anche per panificare e per creare pietanze proteiche a base di latte.

In un documento ufficiale del XVI secolo si dice che a Trivero si contano ben 965 giornate di territorio coltivate a beni boschivi fruttiferi (castagno), 164 coltivate a campo e 3 giornate di vite da vino ed un toponimo tutt’ora esistente, relativo al ruscello che scorre nei pressi della frazione Cereje detto «Rio del Piano della Vigna», dove si presume dovessero trovarsi le 3 giornate di territorio coltivato a vigna e dove oggi sono presenti estesi prati da pascolo. Sempre nello stesso documento si deduce lo stato dei raccolti che vede 100 sacchi di segala, 20 di canapa e 50 brente di vino, raccolti che dopo l’Optimum Climatico Medievale, con l'arrivo della "Piccola Era Glaciale" o "Piccola Età Glaciale" non sono stati più possibili. (dei cambiamenti Climatici locali e della terribile carestia del 1315 si è parlato in questo link "Cambiamenti Climatici"

Oggi, grazie al nuovo «Optimum Climatico» conseguente ai cambiamenti climatici e soprattutto grazie al cosiddetto «Riscaldamento Globale» o «Global Warming» assistiamo ad un nuovo timido avanzamento verso il territorio Triverese dell’orizzonte Padano-Mediterraneo. Poche, ma in costante aumento, sono le specie tipiche del clima mediterraneo che, spontaneamente si sono insediate nella valle del Torrente Ponzone più prossima all’adiacente Valsesia, da cui risalgono le specie Padane-Mediterranee verso monte. La parte di territorio comunale che, per ora, vede avanzare la maggior quantità di specie spontanee mediterranee, o di specie esotiche inselvatichite e scappate da antichi giardini dell'orizzonte Mediterraneo, è il territorio Sud-Orientale nei pressi di Valle Fredda, Roviore, Capoposto.

Merita infine un cenno il periodo delle glaciazioni risalenti al Quaternario (di cui si è parlato anchein questo link "Le Glaciazioni").

Le origini della Flora del Triverese ed in particolare della Valsessera vanno ricercate però molto in dietro nel tempo.

Soprattutto durante il Terziario, l'Europa ma tutto l'emisfero Settentrionale (Boreale) subì grandi sconvolgimenti a seguito dell'orogenesi Alpina ed Himalayana. Nuove montagne emersero dai fondali marini, altre svettarono all'interno di terre già emerse. Nel Pliocene il corrugamento Alpino era già quasi ultimato. La flora delle Alpi e quindi della Valsessera subì il più importante sconvolgimento della storia. Alcune specie, già presenti prima della nuova orogenesi, si salvarono dai nuovi mutamenti, queste specie già presenti prima del Terziario sono dette "ARCOTERZIARIE" e comprendono i più antichi endemismi paleotropicali con generi comuni alle alte montagne del continente Africano quali il Ruwenzori, il Kilimangiaro, il Monte Kenya o il Camerun.  All'inizio del Quaternario il clima delle Alpi cominciò a raffreddarsi ed il limite delle nevi perenni scese fin verso i 1200 metri. Questo raffreddamento permise l'afflusso di nuove specie artiche verso le Alpi, sono ancor oggi presenti e sono dette "ARTICO-ALPINE". Le grandi Glaciazioni (Gunz, Mindel, Riss, Wurm le più importanti) non furono però omogenee e non interessarono tutto il nostro arco Alpino in egual misura. Anzitutto le quattro ere glaciali furono intervallate da periodi inter-glaciali a clima decisamente più caldo ed umido, a loro volta intervallate da periodi a clima caldo e secco. In questi periodi inter-glaciali in alcune vallate delle nostre Alpi si insediarono piante steppiche venute dal lontano Oriente. Laddove le ere glaciali non furono particolarmente violente a causa dell'orografia e dei microclimi locali alcune specie Arcoterziarie e Steppiche riuscirono a sopravvivere e a giungere fino ai giorni d'oggi costituendo dei nuovi endemiti per fatti genetici dovuti all'isolamento o per contatto con specie affini di diverso ceppo climatico. Questo avvenne nel Triverese soprattutto in alta Valsessera e sul Monte Barone dove si possono ritrovare specie endemiche strenuamente intenzionate a rimanere in vita e ad espandersi a stretto contatto con altre specie affini ma di differente ceppo climatico che con più facilità si sono distribuite sull'intero arco Alpino. E' il caso ad esempio di alcune CENTAUREE comunemente conosciute come fiordalisi che nell'intero arco Alpino sono diffuse nelle varietà "Centaurea Nervosa willd" o "Centaurea Uniflora Turra" o ancora "Centaurea Montana" o "Centaurea Rhetica", quest'ultima diffusa fino al vicino Lago Maggiore e quindi al Monte Mottarone ma assente al di qua della Valsesia e quindi in Valsessera e nel Triverese dove al contrario, nel territorio di Trivero e di pochi altri comuni montani della Valsessera è presente con una preziosa e rara specie endemica detta "CENTAUREA UNIFLORA SSP. BUGELLENSIS" dove il nome Bugellensis lascia capire che si tratti di una specie tipica Biellese. Tra le specie Arcoterziarie, quindi tra i fossili viventi , la Valsessera ed in particolar modo il Monte Barone con l'Alpe Noveis può annoverare la sola ed unica colonia conosciuta in Italia che vive e progredisce ad elevata altitudine, si tratta di una felce (fam. polipodiacee) OSMUNDA REGALIS L. o Felce Florida, unica specie protetta dalla Legge Regionale.

La morfologia del territorio Triverese, costituito dalla presenza di un rilievo, i Monti Prapiano (Cima Ragna, Monte Prapiano, M. Rubello, S. Bernardo) disposti lungo le linee di faglia della Cremosina a Sud e della Linea Insubrica a Nord, che vanno dal Canavese al Verbano-Cusio, quindi la presenza di alti monti (Bo-Asnas-Ometto-Mora-Bors-Barone) disposti più a Nord sempre lungo le linee di faglia, hanno costituito una naturale ed utilissima barriera naturale all’avanzata dei ghiacciai che dal Monte Rosa hanno deviato verso Est, anziché verso Sud, scavando un profondo vallone che è appunto la Valsesia. Tuttavia, il clima particolarmente rigido e l’elevato regime pluviometrico dei locali monti non hanno impedito la formazione di nevai e piccoli ghiacciai che si sono sviluppati principalmente sulle pendici del Monte Bo o che sono tracimati dalla Valsesia verso la Valle del T. Dolca attraverso il basso valico della Bocchetta della Boscarola, modellando la parte alta del Torrente Sessera e l’intero corso del Torrente Dolca, fino all’attuale lago artificiale delle Mischie, e del Monte Barone, modellando in piccolissima parte il versante Settentrionale ed Orientale di quest’ultimo.

Ne consegue che la parte più settentrionale del Comune di Trivero, quella che si sviluppa tra la Cima della Mora-Diga delle Mischie ed il Monte Camparient-Torrente Dolca, ancor oggi possa rientrare nell’orizzonte nivale. Qua la flora locale ha subito i cambiamenti tipici dell’intero Arco Alpino e la flora è quella tipica delle Alpi Centro-Occidentali con alcuni endemismi tipici del posto.

Discorso a parte invece merita il fondovalle del Torrente Sessera a Nord dei monti Prapiano, ed i monti stessi, dove, l’assenza di ghiacciai ed un clima relativamente più mite dovuto alle correnti Atlantiche ed alle infiltrazioni di aria più umida e meno rigida (Ostro e Scirocco) proveniente dai quadranti meridionali quindi dalla Pianura Padana-Passo del Turchino-Golfo Ligure di Genova, hanno consentito ad alcune antichissime specie della flora locale di sopravvivere alle cinque importanti glaciazioni e a dare origine ad endemismi oggi riscontrabili con specie simili soltanto sul Carso-Alpi Dinariche e nei Carpazi. Alcune specie vegetali con endemismi particolari e rari ed alcuni esemplari di fauna, oggi sono presenti soltanto nel territorio Valsesserino e meriterebbero una adeguata protezione contro il rischio di estinzione che è dietro l’angolo a causa della presenza dell’uomo. In particolar modo, la progettazione di una nuova ulteriore diga a valle di quella già presente, potrebbe causare un danno irreparabile all’ambiente montano locale, poiché questa andrebbe a collocarsi nel bel mezzo di un ambiente montano unico nel suo genere che, pur trovandosi in pieno orizzonte montano, nel bel mezzo del territorio Alpino, non ha subito i «danni» dovuti alle cinque glaciazioni, per i motivi sopra descritti.

Esteso su 2919 ettari di cui 1519 abitati e 1400 coperti da prati, radure, boschi o incolti, il territorio Triverese è comunque caratterizzato prevalentemente da boschi cedui più o meno fitti, che ne ricoprono gran parte della sua superficie e che si sono modificati per tipologia di vegetazione ed estenzione a seconda dei grandi cambiamenti climatici, oltre che in base alla presenza sul territorio dell'uomo. Il territorio Triverese può essere suddiviso in quattro zone distinte: il fondovalle del torrente Ponzone, la fascia intermedia pedemontana, la zona montana del Monte Rubello e infine l’alta Valle Sessera culminante nella Cima della Mora a 1937 mt.

Ognuna di queste quattro zone si contraddistingue per alcune peculiarità e sostanziali differenze dovute al microclima, all’orografia ed alla composizione del suo suolo. Và detto però che molte essenze tipiche dei suoli sabbiosi-granitici, (suoli a PH alto o moto alto, quindi acido o molto acido, normalmente attorno al PH 6 e talvolta persino attorno al PH 5 o 5,5) si possono riscontrare indifferentemente tanto nell’orizzonte padano-mediterraneo quanto in quelli sub-montano e quello montano, risentendo più delle caratteristiche del suolo che non del clima.

NOTA IMPORTANTISSIMA:

Tavole illustrative di aclune specie arboree più comuni nel Triverese

Questa sezione del sito TUTTO TRIVERO - TRIVERO ON LINE vuole essere una guida alla comprensione e all'apprezzamento del territorio e della sua natura e non un invito all'utilizzo senza regole dello stesso. Comprendere ed apprezzare il territorio e la natura significa rispettarla, osservarla, fotografarla e lasciarla integra come la si è trovata. Prelevare piante, bulbi, tuberi e radici comporta l'estinzione delle stesse. Prelevare i fiori comporta la mancata produzione di frutti e semi. Nel territorio Triverese sono presenti specie vegetali rare, talvolta rarissime, protette da specifiche leggi Regionali, in particolar modo la Legge Regionale nr. 32 del 2 novembre 1982 regola le norme per la conservazione del patrimonio naturale. L'Articolo 15 (Protezione della Flora) dice che: Sono vietate la raccolta, l'asportazione, il danneggiamento, la detenzione di parti, nonche' il commercio tanto allo stato fresco che secco, salvo quanto disposto dall'art. 33, delle specie vegetali a protezione assoluta di cui all'elenco allegato che fa parte integrante della presente legge. Per ogni specie non inclusa nell'elenco di cui al comma precedente e' consentita la raccolta giornaliera di 5 esemplari per persona, senza estirpazione degli organi sotterranei. Da tale divieto sono escluse le specie commestibili piu' comunemente consumate. Sono fatte salve le disposizioni previste per i parchi e le oasi di protezione nel territorio regionale. L'elenco delle specie a protezione assoluta, nonche' i limiti di cui al presente articolo sono resi noti a mezzo di manifesti da affiggersi agli albi pretori dei Comuni e di cartelli posti nelle zone a maggiore afflusso turistico.

Le sanzioni sono previste dall’art 38: per la violazione al 1° comma dell'art. 15 si applica la sanzione di L. 20.000 più L. 5.000 per ogni esemplare raccolto, detenuto, danneggiato o commerciato illegittimamente. La violazione al 2° comma dello stesso articolo 15 comporta la sanzione da L. 5.000 a L. 50.000.

Per quanto riguarda le specie del sottobpsco è consentita la raccolta giornaliera ed individuale di:

Bacche di ginepro: 200 grammi - Fragole: 500 grammi - Lamponi: 1 kg - Mirtilli: 1 kg - Muschi: 300 grammi

Ricordiamo che soprattutto le specie bulbacee quali il comune Narciso, il Ciclamino, il Giglio di S. Giovanni ed il Giglio Martagone o tuberose quale il comune Mughetto stanno diventando sempre più rari a causa della cattiva abitudine di prelevarne i bulbi o tuberi per piantarli nei propri giardini, non da meno l'abitudine di reciderne i fiori causa la mancata produzione dei preziosissimi semi e della mancata riproduzione.


Di seguito un elenco completo delle specie a PROTEZIONE ASSOLUTA RINVENIBILI ANCHE IN VALSESSERA (alcune specie sono semplicemente protette, metre altre sono a protezione assoluta a seconda della distribuzione e diffusione provinciale) OVE NON SPECIFICATO, LA SPECIE E' DA INTENDERSI A PROTEZIONE ASSOLUTA PER TUTTA LA REGIONE PIEMONTE  per le specie a protezione provinciale è riportata la sigla della provincia in cui la pianta protetta diventa a protezione assoluta:


Osmunda Regalis L. o Felce Florida
Dafne superbus o Garofanino frangiato
Lychnis Alpina o Licnide Alpina 
Aconitum Anthora o Aconito Antora 
Delphinium dubium o Speronella di Monte 
Aquilegia Alpina
Aquilegia Vulgaris (AT)  
Trollius Europeus o Botton d'Oro  (AL)
Caltha palustris (AT)
Pulsatilla Montana
Pulsatilla vernalis
Paeonia Officinalis o Peonia
Papaver Rhaeticum o Paoavero Alpino
Saxifraga Oppositifolia o Sassifraga a foglie opposte e altre Sassifraghe a foglie rosse
Saxifraga Florulenta
Dictamnus Albus o Dittamo
Dafhne Mezereum o Fior di Stecco
Daphne Cneorum o Dafne Odorosa
Eryngium Alpinum o Regina delle Alpi
Cyclamen Purpurascens o Ciclamino (CN - TO)
Cortusa Matthioli o Cortusa
Primula Auricula o Orecchia d'orso
Primula Pedemontana e le altre primule Rosse di Montagna
Gentiana Purpurea o Genziana Rossa
Gentiana Asclepiadea o Genziana di Esculapio (AL)
Gentiana Brachphylla  e le altre Genzianelle
Centranthus Ruber o Valeriana Rossa
Eritrichium Nanum o Miosotide Nano o Non ti scordar di me nano
Campanula Thyrsoides o Campanula Gialla
Campanula Alpestris o Campanula Alpestre
Aster Alpinus o Astro delle Alpi (AL)
Convallaria Majalis o Mughetto
Bulbocodium Vernum o Bulbocodio
Lilium Martagon o Giglio Martagone
Lilium Croceum o Giglio di S. Giovanni
Lilium Pomponium o Giglio Rosso
Fritillaria di tutte le specie e Subspecie
Tulipa Australis e tutti i Tulipani selvatici
Galanthus Nivalis o Bucaneve (AL-AT)
Leucojum Vernum o Bucaneve Campanellino
Stipa Pennata o Lino  delle Fate
Ophrys o Fior di Ragno e tutto le Orchidee di specie affini
Orchys o Orchidee e tutte le Orchidee affini
Nigritella e tutte lo Orchidee Vanigliate o Morettine affini
Cypripedium Calceolus o Scarpetta di Venere e tutte le Orchidee affini
Serapias o Lingua Lunga e tutte le Orchidee affini
Cephalanthera o Elleborine e tutte le Elleborine affini
Epipactis o Elleborine e tutte le specie affini

Ricordiamo inoltre che, ove non citate dalla Legislazione Regionale, la Provincia di Biella tutela quali specie a protezione TOTALE le seguenti specie endemiche o rare tipiche del Biellese:

Citiso di Zumaglini - Chamaecytisus hirsutus Subsp. Cytisus Proteus Zumaglini (inclusa nella Lista Rossa Regionale)
Dafne Odorosa
Scopolia Carniolica jacq. 
Drosera Rotundifolia o Rosalida 
Allium Narcissiflorum o Aglio Piemontese
Euphorbia Carniolica
Centaurea Bugellensis 
Asplenium Adulterium 
Osmunda Regalis 
Phyteuma Humile 
Anemone Narcissiflora 
Sedum Villosum 
Eriphorum Vaginatum

TUTTE LE SPECIE SOPRA CITATE SONO DESCRITTE CON IMMAGINI NEI PROSSIMI CAPITOLI DI QUESTA SEZIONE "FLORA" SUDDIVISE PER ZONE CLIMATICHE-GEOGRAFICHE.

 

Il piano venatorio-faunistico della Provincia di Biella a proposito della protezione della Flora della Valsessera dice:

stazione isolata di Scopolia carniolica. Estremo limite occidentale di diffusione di Euphorbia carniolica. Esempi tipici di nardeti e di faggete dell'alleanza Luzulo-Fagion. Vegetazione caratteristica delle rupi e dei detriti cristallini. Begli esempi di ricolonizzazione di aree pascolate (Betulla e Cytisus scoparius). Presenza di due endemismi: Centaurea bugellensis, specie endemica della zona e di una vallata valsesiana (nella formazione litologica “Ivrea-Verbano”) e Cytisus proteus, presente anche nella Lista Rossa Regionale insieme ad altre come Asplenium adulterinum, Osmunda regalis (alla maggiore altitudine in Italia (Monte Barone), Allium narcissiflorum, Phyteuma humile, Anemone narcissiflora, Drosera rotundifolia, Sedum villosum, Eriophorum vaginatum.

Nei prossimi capitoli: Orizzonte Montano inferiore - Orizzonte Montano e Nivale - Fotogallery

NB: le immagini delle specie arborre e arbustive riportate nelle tavole a fianco si trovano nell'ultima pagina di questa sezione in fotogallery

per accedere immediatamente alla sezione fotografica cliccare su FOTOGALLERY FLORA DI TRIVERO

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