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Indice degli argomenti trattati:

pagina 1: » Geo-Morfologia del territorio Triverese

pagina 2: » Le colline meridionali e la valle del Torrente Ponzone

pagina 3: » Gli altipiani centrali e la linea della Cremosina-Fascia centrale pedemontana - DIORITI E KINZIGITI DEL TRIVERESE E VALSESSERA-ALPE NOVEIS

pagina 4: » Il rilievo dei Monti Rubello-Prapiano - Cima di Foggia

pagina 5: » Alta Valsessera, Diga delle Mischie, Torrente Dolca, Linea Insubrica e Alpi Pennine. Copertura dei ghiacciai in Valsessera (mappa dei Ghiacciai)

pagina 6: » Mappa Geologica del Triverese-Biellese-Valsesia

Miniere e minerali del Biellese e Valsesia (pagina in attivazione)
Supervulcano Biellese-Valsesiano (pagina in attivazione)

Mappa Geologica dell'Alta Valsessera-TRIVERO
mappa_geologica_trivero_biellese
 
5 - Alta Valsessera - Diga di Mischie - T. Dolca - Linea insubrica e Alpi Pennine. Copertura dei Ghiacciai in Valsessera - le GLACIAZIONI (mappa dei Ghiacciai)

La parte più settentrionale del comune di Trivero (la più ampia per estensione) è la più accidentata ed inospitale per gli insediamenti umani, sebbene nel corso dei secoli abbia ospitato la gran parte degli Alpeggi appertenenti alla comunità Triverese.
Si sviluppa a Nord della Cima di Foggia ed oltre il Ponte della Babbiera (Ponte della Babbiera 2) ed è caratterizzato da un profondissimo vallone in cui scorre rapido il Torrente Sessera al confine con i territori montani di Mosso e Vallanzengo. Circumnavigata la Cima di Foggia, il Sessera prosegue in due tronconi, quello Occidentale (T. Sessera) e quello Orientale ( Torrente Dolca-localmente detto: La Dolca).
Agli inizi del 1900 la locale famiglia Zegna diede inizio ai lavori di sbarramento dei due Torrenti proprio alla loro confluenza. Tale sbarramento di 44 mt di altezza ad una altitudine di 904 m.s.l.m. diede origine al Lago Artificiale delle Mischie (o Lago delle Miste) ed ha un bacino imbrifero di 50,9 km quadrati. La centrale idroelettrica ad essa associata in località Piancone di Portula venne inaugurata nel Dicembre 1938.
A N della diga delle Mischie poco oltre i Piani di Buronzo e subito dopo il Rio o Canale Baroso un nuovo profondo vallone laterale ci ricorda che siamo in presenza della importante linea di faglia detta “Linea Insubrica” o “Linea Ivrea-Verbano” o meglio ancora “Linea del Canavese”.
Al suo interno scorre il Rio Stramba, il cui toponimo ci ricorda qualcosa di "strano"-"strambo", e che tra le cime di Mora e di Bors forma un profondissimo e stretto canalone-canyon in realtà la “stranezza” potrebbe consistere nelle numerose sorgenti a getto che un tempo si trovavano soprattutto nei pressi del terminale passo della Bocchetta della Boscarola sia sullo stesso versante Occidentale che su quello Orientale nei pressi del Pian dell’Oca ove dal nulla, tra le pietre, nasceva con una discreta portata il Rio Confienzo (localmente detto Confiens). Presso il Canalone del Rio Stramba le rocce sono ripiegate obliquamente a ricordare lo "stress" subito dalle rocce compresse tra le due importanti placche tettoniche che qua si uniscono-scontrano. Sul versante di sponda Sinistra del Rio Stramba le rocce appartengono alla Serie dei Laghi Ivrea-Verbano, sul versante di sponda Destra le rocce appartengono alla Serie Sesia Lanzo e sono costituite da rocce a grana fine dette micascisti. Immagine 1 Micascisti della Stramba - Immagine 2 Micascisti della Stramba - Immagine 3 Micascisti della Stramba.

trivero_geologia_lineainsubrica

Ricordiamo che la Linea Insubrica, oltre ad essere una importante ed assai studiata linea di faglia, rappresenta anche il confine ideale tra il Continente Africano e quello Euro-Asiatico e quindi divide le Alpi vere e proprie, generatesi durante il corrugamento Alpino (a Nord della stessa) ed il massiccio cristallino esterno alle Alpi (a Sud) di origine Ercinica e quindi precedente alla formazione delle Alpi, noto in geologia come Alpi Meridionali (in loco detto Prealpi Biellesi).
La Linea Insubrica, di per sé, dà vita ad una complessa varietà rocciosa, a complicare ulteriormente la già complessa geologia locale ci ha pensato il supervulcano preistorico che a seguito della sua implosione, in questa zona a S e lungolla Linea del Canavese ha portato in superficie rarissimi strati rocciosi solitamente assenti sulla superficie terrestre poiché normalmente giacciono ad elevatissime profondità crostali, attorno al mantello terrestre. Questi rari strati rocciosi si manifestano soprattutto oltre il confine Valsesiano in particolar modo tra Scopello-Balmuccia-Varallo Sesia.
Superati gli Gneiss Diorito-Kinzigitici della Serie Ivrea-Verbano dei Monti Cima di Foggia, Bondala della Mora, Mora e Bors (1959 mt) sul fondovalle del T. Stramba, in corrispondenza della Linea Insubrica, si possono incontrare rocce di tipo porfirico pirosseniche-anfiboliche del Ciclo Magmatico Alpino costituite da Trachiandesiti solitamente di colore grigio-violaceo, molto simili alle vulcaniti permiane, effusive e talvolta presenti anche in grossi ciottoli tondeggianti, spesso intrappolati in una matrice della medesima composizione. Qua e là non mancano poi le serpentiniti antigoritiche verdastre possibilmente derivate dalla laminazione-metamorfosi delle adiacenti rocce basiche ed ultrabasiche della serie Diorito-Kinzigitica e caratteristiche della Linea del Canavese. Caratteristiche della stessa linea di faglia sono anche insoliti piccoli affioramenti di rocce calcaree, si tratta di piccole fasce di diaftoriti prevalentemente di rocce del complesso Dirito-Kinzigitico di età diversa che saltuariamente danno origine a scaglie di calcari cristallini e dolomitici (Dolomie) tipici anche questi della Linea Insubrica.
A Nord del T. Stramba si erge il M. Camparient (1741 mt) con la Colma dei Lavaggi (1726) e la Cima d’Ometto (1911), siamo all’interno della cosiddetta “Serie Sesia-Lanzo” e ci troviamo al confine con la provincia di Vercelli ed il comune valsesiano di Scopello.
Oltrepassata La Stramba anche i visitatori più inesperti di geologia si renderanno subito conto di aver superato un confine naturale invisibile. Le rocce che costituiscono il suolo infatti di colpo cambiano di aspetto. Quello che poco a valle sembrava il classico granito grigio (Gabbro) a grana media o fine con i classici granuli di colore nero (palgioclasio), trasparente (quarzo), bianco (feldspati) e piccoli luccichii dovuti alla presenza di micro sfoglie di mica, improvvisamente si trasforma in una roccia più caotica dove gli elementi essenziali del granito si fondono tra di loro e soprattutto tra minerali del medesimo tipo dando origine a rocce dall’aspetto fuso o più spesso stratigrafico (scistoso): i quarzi tendono a formare grosse formazioni bianche-rosate tendenzialmente trasparenti, i feldspati si aggregano originando formazioni di colore bianco opaco tendente al beige, il plagioclasio si aggrega formando rocce di colore verde scuro-blu-violaceo, mentre le miche tendono ad aggregarsi in sottili strati alternati agli altri elementi caratteristici, talvolta si aggregano in concrezioni anche spesse e stratiformi intrappolate nel fuso degli altri elementi: sono i segni inconfondibili del metamorfismo Regionale Alpino che ha ri-fuso le rocce, parzialmente o totalmente per surriscaldamento. Queste rocce sono dette comunemente “Micascisti”, termine che sta ad indicare la presenza di cristalli micacei (solitamente almeno il 50% dello scisto) che si ordinano in una precisa direzione formando delle falde cosiddette “piani di scistosità”.
Il metamorfismo locale non si manifesta soltanto su rocce granitiche (gabbri) ma anche su quei sedimenti che un tempo costituivano il fondale di un oceano o la crosta continentale (Gneiss) e che sono stati sollevati, portati in superficie e ripiegati dal corrugamento Alpino. La disposizione di questi strati rocciosi ci fa capire quale movimento le rocce hanno subìto durante la formazione della catena montuosa Alpina e soprattutto dove la pressione è stata maggiore.
I rilievi Triveresi a Nord della linea del Canavese sono costituiti per lo più da intercalazioni-stratificazioni di quarziti saline, moduli di anfiboliti, glaucofaniti, gneiss quarzitici minuti spesso granatiferi. Siamo sull’orlo meridionale dell’antico continente Euro-Asiatico, quando l’Italia non era ancora emersa probabilmente sui fondali oceanici locali si depositavano i detriti dei fiumi continentali da qua la presenza in loco di stratificazioni di quarziti saline, tuttavia in zona sono più diffuse le rocce ignee metamorfiche (Gneiss) legate al sollevamento della crosta continentale.

trivero_ghiacciai

Un’ultima specificità del territorio Triverese a Nord della Diga delle Mischie è rappresentato dalla presenza in loco dei ghiacciai formatisi durante le 4 eree glaciali.
Non erano vastissimi e profondi quanto gli adiacenti ghiacciai Valsesiani, tuttavia più riprese hanno potuto ricoprire parte della valle del Torrente Dolca e Stramba.
Va ricordato che i periodi glaciali a tutti noti furono alternati ad altrettanti periodi interglaciali caldi, e l’esposizione a mezzogiorno del territorio Valsesserino probabilmente fu più favorevole ai periodi caldi piuttosto che non a quelli freddi. Ne è riprova la presenza in zona di specie viventi sia animali che vegetali che oggi possono esser considerati autentici fossili viventi sopravvissuti alla furia delle glaciazioni che nelle valli adiacenti distrussero ogni forma di vita pre-esistente. Ad esempio sul Monte Barone (2044 mt) sopravvive una felce tipica delle zone caldo-umide delle Paludi di Fucecchio-Massaciuccoli o delle Cerbaie Toscane, molto diffusa nei versanti più miti ed umidi del vicino Mortigliengo, unica colonia conosciuta in Italia a vivere oltre gli 800 mt di altezza: si tratta della “Osmunda regalis L.” anche nota come “Felce Florida”.
Tra le specie vegetali più caratteristiche della Valsessera risparmiata dalle glaciazioni vi sono i boschi puri di Ontano e moltissime altre specie endemiche, alcune delle quali sono antiche specie vegetali tipiche delle Alpi, altrove estinte o costrette ad emigrare verso la pianura dando origine a nuove specie vegetali da adattamento, invece sopravvissute solo in Valsessera così come erano in origine. Di queste specie rare o endemiche ci occupiamo nell’apposita sezione “Flora di Trivero” di questo sito.
Tornando alle glaciazioni, l’era che vide la massima espansione dei ghiacciai Valsesserini Triveresi probabilmente fu nel Pleistocene l’era glaciale di Mindel durata ben 215 anni tra 240 e 455 mila anni fa. La più breve e più recente la Wurm durò appena 55 anni e probabilmente non fu in grado di rigenerare vasti ghiacciai in zona. Al contrario tra la Mindel e la Riss vi fu la più lunga era interglaciale di ben 255 anni di durata.

Le zone più visibilmente modellate dai ghiacci si trovano alle pendici del Monte Bo (2556 mt) oltre il territorio Triverese, tuttavia già a partire dalle falde della Cima di Foggia fino ad arrivare ai Piani di Buronzo oltre la Diga delle Mischie ed ancor di più sulla parte più alta del corso del T. Stramba nei pressi della Bocchetta della Boscarola, sul M. Camparient e lungo tutto il corso del T. Dolca a monte della Diga sono tutt’oggi visibili più o meno importanti depositi morenici dovuti alle suddette glaciazioni.

Di seguito immagini del Torrente Sessera che ha scavato il suo letto nelle dure rocce prevalentemente granitiche formando enormi "marmitte dei giganti" soprattutto nel tratto Triverese attorno al Ponte della Babbiera e testimonianze dell'attività glaciale Valsesserina con la mappa della massima estensione dei ghiacciai come dovevano apparire circa 10.000 anni fa, conca morenica con relativo stagno presso Alpe Artignaga di Sotto ed i laghetti glaciali del monte Bo da cui nasce il Torrente Sessera.
Massima espansione glaciale in Valsesia-Valsessera
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L'alta Valsessera con la linea di faglia "Linea Insubrica" ed ilBocchetto della Boscarola
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Lago artificiale delle Mischie o Miste, ramo del T. Dolca
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Sbarramento artificiale sul T. Sessera-Diga delle Mischie al confine tra Trivero e Mosso (fotografia di Fila R. Donald)
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Cascate del Torrente Dolca a monte della Linea Insubrica. (foto di Mirella Giovinazzo)
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Felci Osmunda Regalis L. - Felce Florida - sul Monte Barone nei pressi del Pian delle Rape
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Lago artificiale delle Mischie in secca (foto di Fila R. Donald)

Il T. Sessera "sprofonda" nella Linea Insubrica Il T. Sessera nei pressi del Ponte della Babbiera Marmitte dei giganti lungo il T. Sessera in località Frera Ossidi di Limonite-Ferro sulle pietre lungo il T. Sessera
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Stagno in circolo morenico glaciale presso A. Artignaga (foto Mirella Giovinazzo) Laghetti glaciali del Monte Bo (foto di Fila R. Donald) Laghetti glaciali del Monte Bo (foto di Fila R. Donald) Sorgenti del T. Sessera sul M. Bo e circolo glaciale (foto di Fila R. Donald) Massima espansione
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