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indice degli argomenti trattati:

pagina 1: » Geo-Morfologia del territorio Triverese

pagina 2: » Le colline meridionali e la valle del Torrente Ponzone

pagina 3: » Gli altipiani centrali e la linea della Cremosina-Fascia centrale pedemontana - DIORITI E KINZIGITI DEL TRIVERESE E VALSESSERA-ALPE NOVEIS

pagina 4: » Il rilievo dei Monti Rubello-Prapiano - Cima di Foggia-Miniere e Minerali

pagina 5: » Alta Valsessera, Diga delle Mischie, Torrente Dolca, Linea Insubrica e Alpi Pennine. Copertura dei ghiacciai nelle Ere Glaciali in Valsessera (mappa dei ghiacciai)

pagina 6: » Mappa Geologica del Triverese-Biellese-Valsesia

Miniere e minerali del Biellese e Valsesia (pagina in attivazione)
Supervulcano Biellese-Valsesiano (pagina in attivazione)


Grossi cristalli di quarzo con Ortoclasio dalle cave di Ponzone, Trucco, Roviore, Monte Capoposto. Cave oggi non più sfruttate, un tempo ricche di feldspati e quarzo
quarzo_trivero
 

2 - Le colline meridionali del Triverese (Massiccio Granitico Biellese) e la valle del Torrente Ponzone:

La VALLE DEL TORRENTE PONZONE (vai alla mappa del comune di Trivero) si trova ad una altitudine media di 500 m.s.l.m. con due principali rilievi: il Trucco (555 mt) ed il Monte Capoposto (660 mt). I principali affluenti del Torrente Ponzone sono il Rio Scoldo che segna il confine con i comuni di Portula e di Pray, il Rio Sorrenta, il Rivo Viasca, il Rivo Canale, il Rio Varola ed il Rio Nosetto, tutti discendenti dai Monti Rubello. Grazie alla presenza di spazi pianeggianti (altopiani), oggi nella valle del Ponzone si concentrano abitazioni, attività commerciali e molte manifatture tessili.

La valle del Ponzone è di tipo vagamente alluvionale su suoli costituiti da rocce Magmatiche (rocce eruttive derivate dal raffreddamento in profondità di una massa fusa “magma”) e, l’orogenesi di questa parte del territorio Triverese è di tipo “Ercinico” ed è inquadrabile nel tardo “Carbonifero” (tra 350 e 250 milioni di anni fa) indicativamente databile attorno ai 280 milioni di anni ovvero la stessa età del Supervulcano Biellese-Valsesiano preistorico di recente individuazione. Oggi grazie a queste scoperte geologiche si è avuta conferma che l’orogenesi locale non è conseguenza diretta della collisione continentale avvenuta tra l’Euroamerica ed il Gondwana ma sarebbe più legata allo scoppio-implosione-ripiegamento del “Gigante Valsesiano” il Supervulcano attivo in zona attorno ai 290-270 milioni di anni fa.
Nell'immagine aerea di seguito è possibile osservare la Valle del Ponzone e l'Altopiano centrale in cui si concentrano la maggior parte dei nuclei abitativi del Triverese. Sullo sfondo avvonta nella foschia la Pianura Padana Vercellese-Novarese con i colli del MASSICCIO GRANITICO BIELLESE che in zona occupano principalmente il Mortigliengo. Ad Est del Massiccio Granitico, ai confini tra Trivero e Soprana-Curino-Pray, la CALDERA del SUPERVULCANO BIELLESE-VALSESIANO costituita da rocce di tipo magmatico VULCANITI PERMIANE.

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Il suolo in questa zona è costituito da graniti ercinici facenti parte della “SERIE DEI LAGHI" (Biellese-Bassa Valsesia-Alzo-Baveno-Montorfano) graniti di colore prevalentemente bianco-beige biotitici, talvolta anche di colore rosato-grigio, solitamente a grana medio-grossa, che non hanno subito metamorfismo, nè Regionale (Alpino) (si ha metamofismo Regionale quando intere parti di crosta terrestre subiscono forti pressioni ed elevate temperature in seguito a spinte e movimenti tettonici, nel caso delle Alpi, orogenesi Alpina con rifusione, ripiegamento o trasformazione da compressione o da surriscaldamento delle rocce) da qua l’inquadramento delle locali rocce in tipo “Ercinico” (massiccio cristallino esterno alle Alpi) né metamofismo da contatto (in seguito all’intrusione di materiale magmatico entro le rocce preesistenti che vengono modificate a causa delle elevate temperature e pressioni, metamorfismo riscontrabile invece nella parte Nord Occidentale dell’alta Valsessera ai confini del plutone della Valle Cervo).

I graniti della “Serie dei Laghi” specialmente nel Mortigliengo (Soprana-Mezzana-Crosa-Masserano) e nella parte bassa della valle del Ponzone, (Roviore-Vallefredda, basso Rivo Viasca) assumono una interessante colorazione rosa-rossa a struttura anche porfirica (versante Nord Capoposto), che ha dato origine al toponimo di “RIVE ROSSE ” (per la caratteristica colorazione rossastra dei suli). Dopo le recenti scoperte la struttura porfirica di questi graniti può esser inquadrata nella parte periferica della caldera del Supervulcano. Molto spesso, questi graniti sono attraversati da filoni quarziferi con cristalli talvolta molto puri e localmente sotto forma di “geodi” e da formazioni di mica (normalmente bianca o grigia, ovvero Muscovite) sono ricchi di feldspato potassico (due feldspati: pertite e soprattutto ortoclasio, talvolta anche ben cristallizzato, provenienti da magmi raffreddati molto lentamente), plagioclasi (solitamente albite) e carbonati.

Diffusi in tutta la valle e colli adiacenti sono i SABBIONI ARCOSICI “granitici-quarziferi” ad elevata acidità, di origine litologica e climatica, prodotti dalla disgregazione delle rocce ad elevato tenore di silice ad opera degli agenti atmosferici, che formano ampie brughiere colonizzate dall’erica carnicina “Erica Carnea L.” dai piccolissimi fiori color rosa-porpora a fioritura precoce, o dalla falsa erica “Calluna vulgaris L.” (Brugo) e dalla ginestra andreana “Cytisus Scoparius”, qua presente in due varietà differenti, la prima dai colori giallo intenso, la seconda dai colori giallo e rosso, probabilmente una ibridazione naturale con la specie endemica locale dai fiori bianchi e rossi il cosiddetto “Chamaecytisus hirsutus Subsp. Cytisus Proteus Zumaglini” (La Flora di Trivero è illustrata con apposita fotogallery seguendo questo link, oppure è descritta in questo link-FLORA DI TRIVERO ). Anche questi “sabbioni” molto caratteristici e diffusi sulle superfici dei suoli granitici per una profondità variabile tra pochi decimetri ed alcuni metri, hanno dato origine ad un toponimo i “sabbioni” (Madonna del Sabbione-Mortigliengo) e sono particolarmente visibili in Vallefredda, sul Monte il Trucco (sabbioni Arcosici del Trucco) e nel Baraggione di Fila.

Nei pressi del rivo Viasca, tra le frazioni di Ponzone e Molino-Giara si eleva la collina del Trucco (Trüc) (555 mt) una collina ercinica granitica (a grana grossa di colore bianco-beige tendente al rosa-nocciola) ricca di filoni quarziferi, anche superficiali (talvolta nel quarzo superficiale si trovava anche qualche incrostazione -solfuri- di zolfo e pirite, molto più spesso sottoforma di PIRITE UMIDA LIBERA, nota con la sigla H2SO4, soffoforma di masserelle di colore marrone scuro-nero da evitarne il contatto poichè ustionante e giacchè provoca dolorose bolle sulla pelle), ortoclasio, mica-biotite e più spesso muscovite, un tempo si rinvenivano raramente anche piccole masse scagliose di Lepidotite, una varietà di mica molto rara fonte di Litio dal caratteristico colore rosato, feldspato potassico e plagioclasio-albite; in passato, fino alla fine degli anni ’70, qua esisteva una cava di sabbia silicea da cui si estraevano pregevoli esemplari di quarzo ed ortoclasio, sia in cristalli singoli che multipli, nonché pregevoli geodi contenenti oltre a bei cristalli di quarzo ialino ed ortoclasio anche cristalli di albite.
Ai piedi del Trucco, tra i filoni di quarzo trovavano posto diverse sorgenti di acqua dolce, almeno sei, che fino ai primi anni ’80, anni dell’inizio del “riscaldamento globale” del pianeta tutt’ora in corso, davano origine a marcite e ad un pregevole stagno che ospitava svariati anfibi e avifauna stanziale e di passo. Dove oggi ha sede una fitta pineta di abeti rossi tra le rocce granitico-quarzitiche sgorgavano ben due sorgenti e nei pressi dei sabbioni vi era un ruscelletto che formava un ulteriore stagno con “sabbie mobili”. I sabbioni del Trucco un tempo erano fittamente ricoperti da tane e lunghi cunicoli scavati da volpi, tassi e lepri mentre nei prati adiacenti nidificavano in forma stanziale numerosi fagiani.
Durante il temibile alluvione che sconvolse il Biellese nel Novembre 1968 gran parte della parete Est del Trucco franò a valle verso il Rivo Viasca causando l’ulteriore ingrossamento del T. Ponzone che depositò fin sulla Strada Provinciale di Ponzone grandi quantità di acqua limacciosa e fango, lasciandolo su quel lato del monte, completamente scoperto da vegetazione fino a tutti gli anni ’90. Le grosse frane portarono allo scoperto numerosissimi filoni di ottimo Quarzo ed Ortoclasio ottimamente cristallizzati. Alcuni degli esemplari più belli sono tutt’oggi conservati nelle più prestigiose collezioni di privati, alcuni esemplari di quarzo estratti nella valle del Ponzone sono conservati anche nel Museo di Storia Naturale di Vienna.

Il fondovalle del torrente Ponzone è di tipo vagamente alluvionale (alluvioni ghiaiose-ciottolose recenti non alterate) su di un basamento granitico spesso affiorante. Le formazioni alluvionali si manifestano soprattutto in frazione Ponzone a monte del Lanificio Giletti ed attorno alla località Polto ed hanno una estensione molto limitata in ampiezza e profondità, alcune mappe geologiche rappresentano nella valle del Ponzone una diramazione secondaria e poco certa della linea di faglia della Cremosina.

A Sud di Ponzone un altro importante rilievo ercinico è il Monte Capoposto (650 mt) le cui propaggini si estendono attraverso la fraz. Baltigati di Soprana fino alla località di Villa Roviore-Rifugio La Sella (confine Trivero-Soprana-Curino). Anche questo rilievo è composto da granito di colore bianco-beige, ma prevalentemente rossiccio a grana fine (Località Roviore-Villa Roviore) e struttura anche porfirica con ricchi filoni di quarzo dai cristalli anche di grosse dimensioni, spesso rotti dagli agenti litologici-climatici, solitamente sotterranei, in cui vi è incastonata mica-biotite oltre che ortoclasio, feldsapti e plagioclasi. Abbondante è il quarzo latteo meno diffuso quello ialino, più raro quello di colore rosa o il quarzo ametista-fumè o bruno. Tra le mineralizzazioni tipiche del Mortigliengo, oltre ai già citati, ricordiamo l’Anatasio (ossido di Titanio in piccoli cristalli, diffuso soprattutto attorno a Curino) Fluorite, rinvenibile in piccoli cristalli violetti soprattutto tra i graniti rossi e Synchysite. Sul Capoposto, versante Triverese, si possono trovare moltissimi affioramenti di speroni e rocce granitiche di grandi dimensioni dall’aspetto dei massi erratici di origine glaciale mentre nei pressi di Baltigati in territorio Triverese sono ancora visibili i resti di una vecchia cava di sabbie silicee (immagine di Rocce di Monte Capoposto). Altre cave esistevano nei pressi della località Roviore. Anche qua come sul Trucco si rinvenivano splendidi esemplari di cristalli di quarzo ed ortoclasio. Affioramenti di filoni di ortoclasio spesso in forma non ben cristallizzata di colore rosato sono rinvenibili presso la località Roviore, il cosiddetto “Casal Pera” tra il lanificio Giletti e Roviore e comunque in tutto il fondovalle del Torrente Ponzone, tra l’omonima frazione e la Vallefredda. Infine la zona di confine tra i rilievi di Villa Roviore-Rifugio La Sella e la vicina Cima La Guardia (di chiara origine vulcanica, con rocce costituite da vulcaniti del Permiano) è anche detta “pietre bianche” a causa di grossi affioramenti di quarzo latteo.

Le colline meridionali e la valle del T. Ponzone:
I porfidi quarziferi del Biellese - basalti vulcanici - vulcaniti permiane - supervulcano:
 

Merita un cenno a parte la presenza, sui confini meridionali del territorio Triverese, dei basalti vulcanici detti “PORFIDI QUARZIFERI DEL BIELLESE ” un tempo ritenuti appartenenti alle eruzioni del “Permiano” (l’ultimo dei sei periodi in cui è divisa l’era geologica detta del Paleozoico) le “Vulcaniti Permiane” sono databili attorno ai 250 milioni di anni. Si tratta di tufi porfirici talvolta anche quarziferi di colore tendente dal grigio-violaceo al rosso-verdastro, più raramente di colore grigio-nero. Si tratta delle colline che si snodano a sud del Torrente Ponzone ad Est del Rifugio La Sella ed oltre il confine del comune di Trivero con Curino-Pray che caratterizzano la bassa Valsessera e le colline di Sostegno-Lozzolo-Gattinara-Romagnano Sesia-Serravalle Sesia-basamento del Monte Fenera. Un tempo questi affioramenti vulcanici erano genericamente ritenuti appertenenti alle eruzioni del Permiano, eurzioni che hanno caratterizzato le zone di contatto tra la zolla Continentale Europea e quella Africana, riscontrabili anche nei pressi di Gozzano (Lago d'Orta) e nelle Prealpi Lombarde, oltre che attorno a Bolzano, ma che dopo i recenti studi geologici si è scoperto costituire la cosiddetta “caldera” del Supervulcano Biellese-Valsesiano preistorico.

La struttura di questi porfidi (Porfido di Monte Solivo) e dunque della caldera del vulcano è particolarmente visibile dall'alto (dalle alture del M. Rubello, M. Barone) mentre al suolo la si può individuare facilmente a partire da Pray-Ponte Pianceri Basso, nei pressi della galleria di Azoglio di Crevacuore, presso la cartiera di Crevacuore ed attorno alla Guardella di Borgosesia ed è visibile anche ai profani a causa del cartteristico colore rosso scuro delle rocce molto compatte che qua affiorano.

La carta geologica d’Italia non colloca questo litotipo nel territorio Triverese, ma uno scrupoloso sopralluogo può dimostrare che il passaggio tra il Massiccio Granitico Biellese ed i Porfidi Quarziferi del Biellese non avviene drasticamente. Affioramenti di porfidi di colore tendente dal rosso-grigio-verde o anche al nero sono visibili attorno alla località Roviore di Ponzone nei pressi del profondo canalone scavato dall'unico importante affluente di destra del Torrente Ponzone, il FOSSO ROVIERO, che scende dal Massiccio Granitico Biellese formando alti salti che danno origine a pregevoli cascate (il Fosso Roviereo nasce nei pressi del Rifugio La Sella di Soprana e si getta nel Ponzone in località VALLEFREDDA di PRAY). In questa zona sono numerosissimi gli affioramenti di filoni di quarzo, mentre piccoli lembi di porfidi rosso-verde-grigio affiorano qua e là già dal versante Orientale del rilievo del Capoposto in territorio Triverese (Immagine delle rocce porfiriche e graniti del Capoposto di Trivero). Difficile stabilire se si tratti di fenomeni di iniezione del massiccio granitico entro le vulcaniti permiane o viceversa. A tutt’oggi i geologi non avevano ancora stabilito con assoluta certezza se in zona si fossero verificate prima le eruzioni permiane o se fossero emerse prima le rocce erciniche. In generale si riteneva che le rocce vulcaniche-permiane fossero una copertura del massiccio granitico Biellese sottostante. Nel 1967 nelle note illustrative della Carta Geologica d'Italia a cura di Francesco Carrano e Giancarlo Bertolami si giungeva alla conclusione che i depositi carboniferi del Biellese non hanno un inquadramento geologico certo in quanto non esistevano studi approfonditi che ne definissero chiaramente i caratteri chimico-petrofrafico. Questi affioramenti vengono semplicemente inquadrati come rocce piroclastiche, ignimbritiche e laviche in proporzioni diverse tra loro.  Si dice nelle stesse note che le osservazioni di campagna in questo distretto vulcanico e le note bibliografiche sono limitate e rese difficili per abbondanza di copertura eluviale e alluvionale che ne avrebbero ostacolato una indagine accurata (dovuta agli studi effettuati prevalentemente ai confini con la Baraggia Biellese e attorno a Gattinara-Lozzolo). In realtà gli affioramenti Valsesserini e di sponda destra del Sesia solitamente sono ben visibili alla luce del giorno, soprattutto lungo la strada Provinciale Pray-Bornate Sesia.

Dietro alla difficoltà di inquadramento di queste rocce si nascondeva la complessità delle rocce stesse ma soprattutto l'insolita presenza in zona. Forse sopralluoghi più approfonditi avrebbero potuto portare già da molto tempo alla rivoluzionaria conclusione cui sono giunti di recente i geologi che hanno individuato tra Biellese e Valsesia il noto supervulcano preistorico.
Le stesse note illustrative della carta Geologica d'Italia infatti, a seguito degli studi del 1963 di Fritz e Govi, parlavano già di modeste e discontinue colate di porfiriti, negli strati inferiori, conseguenza dell'attività vulcanica (erroneamente ritenuta di tipo Permiano), talvolta sovrapposte al basamento cristallino ercinico, su cui erano sovrapposte tufiti conglomeratiche con inclusi di origine vulcanica e presenza di granito roseo. Su questo strato vi erano tufiti talora con aspetto di prodotti ignimbritici ricoperti da prodotti d'esplosione più grossolani e di spessore notevole. Questi blocchi erano già stati inquadrati come materiale vulcanico (studiato soltanto tra Prato Sesia e Romagnano)
Per quanto riguarda le vulcaniti Biellesi, quelle della zona Curino-Cima La Guardia-Monte Solivo erano state sbrigativamente inquadrate come formate da tufi compatti roseo-cupo-violacei, litico-cristallini a inclusioni generalmente di sole vulcaniti.

Nelle note di Friz 1966, si parla di un livello clastico grossolano potente 5-10 mt con detriti composti da vulcaniti ad Ovest di Sostegno sul versante destro del Rio Valnava.

Infine riguardo alle vulcaniti del Biellese si diceva che, pur in assenza di dati sufficenti, si passasse da rocce porfiritiche a rocce più acide lasciando supporre una normale evoluzione del magma originario. Si concludeva dicendo che l'attività che ha dato origine a queste rocce è stata prevalentemente di tipo esplosivo accompagnata da formazioni di nubi ardenti (ignimbriti-Rioliti) e preceduta (porfidi basali) e inframmezzata (porfidi quarziferi) da modeste manifestazioni a carattere lavico.

Tutto lasciava supporre la presenza di un vulcano in zona, ma i geologi che in passato hanno studiato sommariamente questa zona hanno preferito non approfondire i sopralluoghi e gli studi, tuttavia erano già giunti alla conclusione che la deposizione di questa serie di rocce è avvenuta "indubbiamente" in ambiente continentale, sub-aereo, in mancanza di depositi stratificati, come invece avvenne per l'intero ciclo vulcanico permiano nelle Alpi Meridionali.

La recente scoperta del supervulcano Biellese-Valsesiano rivoluziona queste incertezze visto che è ormai certo che le rocce presenti in zona sono tutte di origine vulcanica e riconducibili allo stesso supervulcano che le ha generate e sono databili tra i 288 ed i 270 milioni di anni. Le difficoltà maggiori riscontrate dai geologi sono dunque sempre state dovute alla presenza in zona delle vulcaniti permiane che hanno indotto gli studiosi a classificare questo territorio sbrigativamente tra questo tipo di rocce, essendo stato lo stesso supervulcano contemporaneo alle eruzioni Permiane che hanno interessato buona parte del continente Euro-Asiatico.

Ciò che ha tolto ogni dubbio sulla presenza in zona del supervulcano è stata l'ampia diffusione, su di un territorio vastissimo delle sopracitate Inimbriti (rocce di tipo esplosivo gettate a grandissima distanza dal vulcano), la presenza sul confine Valsesiano-Biellese di rocce vulcaniche che costituiscono la caldera dell'antico vulcano e soprattutto la presenza in superficie della camera magmatica del vulcano stesso, emersa a seguito del corrugamento Alpino e del ripiegamento-implosione del preistorico supervulcano dall'alta Valsesia verso la bassa valle del Sesia-Biellese. Infine ultimo indizio indispensabile per l'inquadramento geologico certo (supervulcano) è la presenza in superficie, nell'alta Valsesia, di lembi di rocce tipiche delle profondità crostali (Mantello) emerse durante lo stesso ripiegamento del supervulcano e a seguito delle spinte verso il continente Euro-Asiatico da parte della zolla Africana.

Approfondimenti sul supervulcano sono presenti nell'apposita sezione di questo sito seguendo il link "SuperVulcano" (in attivazione) .

Nelle fotografie a fianco è possibile apprezzare la differenza tra le rocce tipiche del Massiccio Granitico Biellese, composte prevalentemente da granito a grana spesso grossa o media più raramente fine di colore bianco-beige tendente al grigio-rosato con mica di tipo prevalentemente Muscovite e le rocce al confine Orientale del triverese composte prima da Porfidi quarziferi molto simili al granito di colore rossiccio e poi da vere rocce laviche composte da basalti-porfidi di tipo vulcaniti permiane di colore prevalentemente rosso-rossiccio tendente al verde-viola o giallo.

Nel prossimo capitolo tratteremo "gli Altopiani Centrali del Triverese" e "La Linea di Faglia della Cremosina" - vai direttamente alla pagina successiva

Valle Ponzone e Massiccio Granitico Biellese
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Monte Capoposto 660 mt. e località Roviore di Ponzone
monte_capoposto
Granito Rosso delle "Rive Rosse" e Ponzone Roviore -Valle Ponzone
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Le Rive Rosse nel Mortigliengo
rive_rosse_mortigliengo
Granito rosso lungo la strada di Cascina Roviore
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Sabbione arcosico del Massiccio Granitico Biellese presso Vallefredda-Fabbrica d. Ruota
sabbioni_granitici
Granito beige-rosato del Massiccio Granitico Biellese presso Ponzone-Roviore
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Granito bianco a grana grossa presso Rivo Viasca
granito_viasca_trivero
Granito con mica Muscovite presso Rivo Viasca
granito_mica_viasca_trivero
Mix di rocce rinvenibili presso M. Capoposto. Granito bianco con mica muscovite, granito bieige a grana fine e porfido rossiccio
rocce_monte_capoposto_trivero
Vulcaniti del Permiano in Valsessera presso Galleria Azoglio di Crevacuore
vulcanite_permiano
Vulcaniti grigie-rossicce con striature verdastre-giallo-arancio presso Cartiera-Crevacuore-Guardabosone in Valsessera
vulcaniti_valsessera
Porfido Rossiccio del M. Capoposto e M. Solivo di Pray
porfido_valle_ponzone
 
 
 
 
Ortoclasio di Ponzone (collez. Tamone) da "forme cristalline delle V. Sesia e Sessera" Ortoclasio (Orthoclase) delle cave di Curino Filoni di rocce ad Ortoclasio presso Ponzone Roviore Quarzo di Ponzone (collezione Mazza) da "forme cristalline delle V. Sesia e Sessera" Strati rocciosi di granito e filoni di quarzo presso confluenza Rivo Viasca e Rio delle Bonde
ortoclasio_trivero ortoclasio_curino ortoclasio_ponzone quarzo_ponzone_trivero strati_quarzo_trivero
Cristalli di Quarzo e Ortoclasio di Ponzone (collez. Giovinazzo) Cristalli di Quarzo e Ortoclasio di Ponzone (collez. Giovinazzo) Cristalli di Quarzo e Ortoclasio di Ponzone (collez. Giovinazzo) Sabbione arcosico presso Vallefredda-Roviore di Ponzone Massi granitici sporgenti presso Monte Capoposto
ortoclasio_quarzo_trivero quarzo_trivero quarzo_trivero sabbioni_vallefredda granito_capoposto
Calanchi sabbiosi-quarziferi presso Il Trucco-Ponzone Sabbioni colonizzati da Calluna Vulgaris -Falsa Erica- Il Trucco Sabbioni granitici di copertura presso Cascina Roviore Sabbione arcosico di copertura presso Cascina Roviore Valle Ponzone, Granito beige-rosato della Valle Ponzone
sabbioni_trivero il_trucco_trivero sabbioni_roviore_trivero sabbioni_trivero granito_trivero
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