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Immagine del bosco misto di Latifoglie a prevalente Quercia Farnia e Betulla della Baraggia Biellese


IL BOSCO CHIARO, BOSCO CEDUO

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Ceppaia di Prunus Padus tagliato a ceduo con ricacci dal ceppo principale
 

CLASSIFICAZIONE DEI BOSCHI PIU' COMUNI DEL PIEMONTE SETTENTRIONALE:
BOSCO CHIARO e BOSCO CEDUO

Ambienti ed aree boschive: GLI AMBIENTI BOSCHIVI del PIEMONTE SETTENTRIONALE - ARBUSTETI-RADURE-AREE UMIDE - BOSCO CHIARO-CEDUO - BOSCO SCURO-FORESTE

Nelle immagini a lato: BOSCO CHIARO-CEDUO. Dall'alto: (1) Ceduo di Prunus Padus o Pado; (2) Bosco chiaro di Betulla; (3) Bosco chiaro con sottobosco di erica-brugo e ginestra presso le Rive Rosse; (4) Radura a Luzola Nivea a margine del bosco chiaro di Castagno e Betulla; (5) Radura di Conifere ad Abete Rosso spontaneo presso Valle Ponzone.

BOSCO CHIARO E BOSCO CEDUO

Per bosco chiaro si intende il bosco di transizione tra le radure e le foreste in cui lo strato arboreo è costituito in gran parte da alberi radi che non superano quasi mai i 30 mt di altezza con copertura fogliare che non supera mai il 50%. Ai suoi piedi vi è quasi sempre uno strato di alberi bassi compreso tra gli 8 ed i 18 mt che offre una copertura massima del 20%. Uno strato arbustivo alto è collocato tra i 5 ed i 10 mt con copertura compresa tra il 40 ed il 60%. Molto discontinua invece la copertura che offre lo strato arbustivo inferiore con esemplari che di solito non superano i 2/3 mt di altezza e che talvolta producono più ombra rispetto alle coperture più alte.

Nel bosco chiaro filtra almeno il 60% della luce solare con raggi di sole che possono giungere sul sottobosco, soprattutto in assenza o con ridotto strato arbustivo inferiore o strato arbustivo alto ridotto.

IL CEDUO è un bosco chiaro costituito essenzialmente da alberi capaci di emettere ricacci se tagliati. Il Ceduo per eccellenza è il Castagno ma anche Ontano, Tiglio, Salice, Quercia e Robinia sono in grado di generare nuovi alberi dai polloni dopo il taglio.
Il Ceduo è in assoluto uno degli ambienti migliori per la nascita di funghi, soprattutto di Boleti o Porcini, purché in assenza di infestazioni da Robinia-Pseudoacacia, Ailanto ed altri alberi esotici naturalizzati nei nostri boschi.

Dalla collina alla media montagna, dal Medioevo, il bosco chiaro, è stato diffusamente colonizzato dal Castagno che spesso viene lasciato vegetare indisturbato quale albero da frutto oltre che da legna, mentre si preferisce abbattere tutti gli altri tipi di Latifoglie soprattutto la Robinia-Acacia. Il bosco di Castagno si sviluppa dalla Serra di Ivrea al Verbano senza soluzione di continuità dalla bassa collina fin verso i 900/1.000 mt. Molto spesso il ceduo abbandonato viene infestato dalla Robinia (in Piemonte detta “Gasìa” o “Gaggia” o anche più semplicemente ed impropriamente Acacia).
La Robinia si diffonde molto rapidamente dalle aree urbane verso le aree collinari-montane infestando dapprima le aree agricole abbandonate, pascoli poco frequentati, quindi le sponde dei corsi d’acqua, boschi che hanno subìto tagli, incendi o danni atmosferici ed infine persino il cuore del bosco. Pur essendo una specie tendenzialmente eliofila e termofila la Robinia si adatta facilmente a qualunque ambiente e suolo espandendosi a partire dalle aree disboscate, persino nell’ambiente umido mesofilo. L’unico ambiente in cui la Robinia per ora risulta essere assente è l’arbustivo termofilo di transizione dei versanti soleggiati di montagna, quello cioè in cui vegeta la Roverella e l'orizzonte montano oltre i 1.000 metri di altezza.

Dal piano alla media montagna, non oltre i 900/1.000 mt, la Robinia è presente sia in boschi esclusivi che in associazione con altre Latifoglie. La Robinia si spacca facilmente con temperature inferiori ai -10°C causando cadute, in caso di vento, nevicate o piogge intense. E' proprio la Robinia la maggior causa di interruzioni di linee elettriche-telefoniche o viarie. L’unico fungo commestibile degno di nota e piuttosto abbondante del bosco di Robinia è il Chiodino o Famigliola buona, tuttavia anche Mazze di Tamburo e Russole possono vegetare nel bosco di Robinia soprattutto in presenza di altre Latifoglie.

Il bosco chiaro, insieme al ceduo, è uno degli ambienti in cui si ha il maggior numero di “buttate” di funghi dalla tarda primavera all’autunno inoltrato. Grazie alle coperture fogliari non eccessive, pioggia e raggi solari possono giungere fin nel sottobosco. Sottobosco che oltre ad una discreta presenza di arbusti vede spesso anche una buona presenza di erbe, muschi, mirtilli, eriche, felci ma purtroppo anche rovi ed infestanti quali la Spirea japonica.

Il bosco chiaro può esser costituito da Latifoglie miste, da essenze arboree esclusive ma anche da conifere.
Tra le essenze arboree simbionti con funghi di varie specie il Castagno è sempre associato a Boleti e Leccini tra i più ricercati.
Castagno e Quercia offrono un buon ambiente per Boleti sia Aereus che Aestivalis, Fuscoruber ed Edulis. Il Castagno offre buone buttate di funghi Porcini quand’è associato, oltre alla Quercia, alla Betulla, al Faggio, agli Abeti Rossi e Bianchi ma talvolta anche ad altri Pini.Talvolta anche l’associazione del Castagno con Nocciolo o Pioppo Tremulo o Conifere o Sorbo o anche Carpino può dar vita a buone buttate di funghi Porcini.
Il Castagno se associato a Frassino, Tiglio, Acero, Pioppo, Olmo, Platano, Ontano, Orniello, Bagolaro e Ciliegio selvatico diventa invece per lo più improduttivo.   top


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Bosco chiaro di Latifoglie a prevalenza di Betulla
 
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Bosco Ceduo nelle Rive Rosse di Curino con sobbosco a Brugo-Erica e Ginestre
 
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Bosco Chiaro di bassa montagna a Castagno e Betulla. Nel sottobosco fioritura di Luzola Nivea (T'amo ma non oso dirtelo)
 
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Bosco Chiaro di Conifere del basso Triverese. Giovani esemplari di Abete Rosso nati da seme
 
 
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Immagine del tipico Ambiente TERMOFILO Mediterraneo con coltivazioni di ulivi, vigneti e macchia mediterranea in Toscana


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Bosco Chiaro a Latifoglie del basso Triverese costituito da Castagni e Carpini
 

Altri tipi di bosco chiaro

Il Bagolaro o Spaccasassi (Celtis australis) è un albero che di solito si può osservare in città lungo i viali. Ha foglie strette ed allungate e frutti (drupe) sub sferiche grigio-verde che a maturità diventano di colore scuro. E’ un albero tendenzialmente termofilo che in natura ama luoghi sassosi, aridi e calcarei con scarsa distribuzione in forma selvatica nei boschi del Piemonte Settentrionale. Alcuni esemplari spontanei si rinvengono lungo le colline vulcaniche tra Serravalle Sesia e Romagnano-Gattinara-Lozzolo oppure sul monte Fenera. Di solito il Bagolaro si associa al Frassino ed all’Orniello o Frassino da manna, altro alberello termofilo che ama l’orizzonte Mediterraneo Padano soleggiato e caldo dal Mortigliengo-Rive Rosse all’intera Caldera collinare del Super Vulcano Valsesiano dal monte Solivo di Soprana-Curino alle colline dell’alto Vergante. Grazie al riscaldamento globale del pianeta nel corso dell’ultimo decennio l’Orniello sta iniziando a colonizzare anche i boschi di Castagno del basso Triverese e bassa Valsessera espandendosi rapidamente da Crevacuore verso Pray e Ponzone. Sia il Bagolaro che l’Orniello non sono specie adatte alla nascita di Boleti.

Il bosco chiaro può essere anche costituito dal Faggio ma questo albero tende a formare boschi fitti e bui quindi scuri. Il Faggio vegeta in ambienti mesofili, quindi umidi a metà strada tra quello secco xerofilo e l’umido igrofilo ma nella maggior parte dei casi preferisce il secondo ambiente, quindi l’igrofilo molto umido ma senza ristagni d’acqua, con molte sorgenti, abbondanza di acqua ruscellante e clima fresco-umido di tipo Oceanico, non a caso boschi esclusivi di faggio si rinvengono nei versanti freschi ed ombrosi a partire dai 600 mt d’altitudine.

Il bosco chiaro o la radura di montagna con presenza di faggi isolati è l’ambiente ideale per il ritrovamento di funghi in estate quando fa molto caldo e gli unici apporti di umidità e pioggia derivano da forti temporali estivi che, troppo veloci e violenti finiscono per non riuscire a bagnare a sufficienza il bosco fitto e scuro mentre riescono a giungere sul sottobosco di alberi radi. La presenza di folti e spessi strati di muschi, rododendri e piccoli arbusti facilita il trattenimento dell’acqua caduta durante il temporale. La fitta rete di radici superficiali, sia dei giovani faggi che delle specie arbustive minori ad esso associate, facilita le buttate di Boleti e Finferli tra i muschi o le foglie coriacee del faggio isolato. Molto spesso decine di Boleti nascono contemporaneamente sotto faggi isolati tra le radure o gli arbusteti sin dall’estate all’inizio dell’autunno. Successivamente le buttate migliori si verificano nel bosco fitto e scuro.

Il bosco di conifere chiaro, è quasi sempre di origine artificiale con esemplari di conifere non ancora adulte dopo il rimboschimento. Esempi di bosco di conifere chiaro naturale si hanno invece nelle radure erbose attorno ai pascoli di alta montagna dove giovani esemplari di Abete Rosso, Bianco o Larici tendono ad espandersi dal bosco verso le radure. In ambienti montani particolarmente inospitali, rocciosi, privi di humus ed altra vegetazione, i rimboschimenti di Abete creano boschetti o boschi chiari a crescita molto lenta. Questo ambiente è sempre ideale per la nascita di Boleti inclusi i Pinicola o Pinaioli ed i Xerocomus o Badius perché le radici degli Abeti a crescita lenta rimangono sempre superficiali favorendo la simbiosi tra miceti-ife e conifere ospitanti. Boschi chiari di Conifere a prevalente presenza di Larice si trovano nel Biellese collinare Nord Orientale essenzialmente sui versanti Nord della Valle del torrente Ponzone. Qua le Conifere sono per lo più frutto di rimboschimenti mentre il Larice si è naturalizzato spontaneamente formando boschi quasi esclusivi.

Difficile segnalare l’ubicazione di boschi chiari di conifere. In questo ambiente i raggi solari riescono a giungere fin nel sottobosco dove riescono a vegetare muschi, erbe, mirtilli ed altri piccoli vegetali del sottobosco. Viceversa una pineta in cui i raggi del sole non riescono a raggiungere il sottobosco ed il suolo è costituito essenzialmente da un fitto tappeto di aghi allora si è di fronte ad un bosco scuro.

Quando si verificano le migliori buttate di funghi nel bosco chiaro?

In presenza di almeno una o più di una delle seguenti condizioni climatiche:

- Forti tassi di umidità, sempre superiori al 50-60%. Sotto il 40% il clima diventa secco e sotto il 30% addirittura siccitoso o arido. Anche un clima favonico, quindi con correnti Settentrionali che “cadono” dai monti verso valle riscandandosi per effetto di attrito e compressione verso i bassi strati Atmosferici (letteralmente “effetto adiabatico”) provocano un clima siccitoso o arido anche in presenza di ventilazione modesta con contrazione-assenza delle buttate di funghi.

- Piogge ripetute, ma mai eccessive. Una buona distribuzione delle piogge con temporali notturni non violenti e piogge con accumuli inferiori ai 20 millimetri origina ottime buttate di funghi indipendentemente dalle fasi lunari.

- Escursioni termiche contenute. Quando le temperature massime non superano i 26/28°C con poche punte sporadiche attorno ai 30°C ma molte più giornate con temperature massime comprese tra i 22 ed i 26°C si hanno ottime buttate di funghi anche estive. Condizione essenziale perché i funghi possano proliferare è che non vi siano shock termici causati da improvvisi rovesci di pioggia fredda o grandine. Il rapido crollo delle temperature a seguito di temporali violenti inibisce la nascita e crescita di funghi. Anche le temperature notturne devono rimanere piuttosto costanti e non inferiori ai 15/18°C in estate. Crolli termici notturni inferiori ai 15°C con punte attorno ai 10°C inibiscono la nascita dei funghi per alcuni giorni.

- Temperature costanti. In Autunno non occorre che le temperature siano necessariamente calde perché nascano molti funghi. Buone e persino ottime buttate di funghi si possono avere anche in presenza di temperature miti o basse e costantemente inferiori ai 21°C purchè rimangano costanti senza sbalzi continui, quindi senza shock termici sul breve periodo. Progressivi e lenti aumenti delle temperature anche fino a punte di 25°C e diminuzioni altrettanto progressive e dolci dal giorno alla notte fino a minime notturne anche attorno ai +5°C non inibiscono la nascita di funghi ma anzi le favoriscono soprattutto in presenza di buoni tassi di umidità.

- Assenza di forti rugiade notturne. Rugiade notturne copiose sono sempre frutto di forti ed improvvisi sbalzi termici che inibiscono le buttate di funghi. In presenza di clima secco con rugiade notturne a beneficiare della condensazione dell’umidità sono sempre i boschi riparati dove lo strato fogliare è ancora presente sugli alberi ma non più compatto, con caduta delle gocce di rugiada fin sul sottobosco.

- Molte giornate nuvolose ma senza temporali. Le coperture nuvolose costanti nel tempo creano un vero e proprio effetto serra con mantenimento costante dei tassi di umidità e di temperature che restano pressochè costanti per ore ed ore, talvolta con differenza di pochi gradi tra giorno e notte. Coperture nuvolose notturne ripetute con temperature comprese tra i +15/18 ed i +20/22°C danno vita a buttate di funghi notevoli.

- Nebbie persistenti ma senza pioggia. Le nebbie sono il miglior veicolo di umidità per il bosco. Quando i funghi trovano sufficiente umidità nel suolo ma trovano tassi di umità molto bassi a seguito di ondate di calore o di vento, i funghi che nascono subiscono screpolature, rotture sul cappello e rapida regressione delle nascite. Al contrario, un suolo appena umido ma con tassi di umidità dell’aria molto alti, quindi in presenza di nebbie che condensano con tassi di umità sempre superiori al 90%, danno vita a buttate di funghi favolose anche in assenza di piogge recenti. Tanto più aumenta il tasso di umidità dell’aria e maggiore sarà la probabilità di avere ottime buttate di funghi. Piogge persistenti e ristagni d’acqua inibiscono la nascita di funghi perché gli stessi ristagni impediscono la corretta ossigenazione e marcescenze dei miceti.


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Bosco Ceduo del Mortigliengo a prevalente Castagno con sporadiche Betulle
 
   
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Bosco Ceduo del Mortigliengo-Rive Rosse a prevalenza di Castagno
 
   
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Bosco Chiaro a Castagno e Betulla del basso Triverese
 
   
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Bosco Chiaro di montagna a Faggio e Betulle
 
   
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Bosco Ceduo abbandonato, non più tagliato da molto tempo, del Mortigliengo
 
   
bosco_ceduobosco_ceduo
Bosco Ceduo del Mortigliengo-Val Ponzone con sabbioni granitici ed Eriche
 
   
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Bosco Ceduo su sabbioni granitici delle Vaure della Val Ponzone-Mortigliengo
 
   
bosco_ceduobosco_ceduo
Bosco Ceduo su sabbioni granitici delle Vaure della Val Ponzone-Mortigliengo
    
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Bosco Ceduo a Quercia Farnia nella Val Ponzone. Germogli di Farnia in Primavera
 
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