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palude
Immagine di stagno-palude alpina presso Alpe Artignaga in alta Valsessera


ARBUSTETI, AREE UMIDE E RADURE PRATIVE

gerbido_ginestregerbido_ginestre
"Gerbido" incolto dell'alta Valsessera cratterizzato da Ginestre dei Carbonai
 

AMBIENTE ARBUSTIVO E RADURE PRATIVE - VEGETAZIONE E FUNGHI

BARAGGIA, BRUGHIERA, GERBIDO, RODORO-VACCINIETO, VAUDA, VAURA

Pagine ambienti boschivi: ARBUSTI E RADURE, BOSCO CHIARO-CEDUO, BOSCO SCURO-FORESTA, AMBIENTI BOSCHIVI

Nelle immagini a lato: RADURE. Dall'alto: (1) Cavalli al pascolo tra le radure a Ginestra in alta Valsesserra; (2) Mirtilli spontanei maturi in alta Valsessera; (3) Brughiera a Brugo presso Alpe Camparient di Trivero-Valsessera; (4) Rodoro-vaccinieto a Rododendro Ferrugineo e Mirtilli in alta Valsessera; (5) la Baraggia del Piano Rosa nel Novarese.

AMBIENTE ARBUSTIVO E RADURE PRATIVE

Per radura si intende un’area del bosco quasi del tutto priva di alberi o con soli arbusti radi. Di solito la radura è erbosa o caratterizzata da cespugli, sporadici arbusti e raramente alberi.
Le radure tipiche si trovano in montagna dove il bosco è stato tagliato per lasciar posto ai pascoli o in luoghi impervi dove gli alberi faticano a vegetare ma, possono trovarsi anche in collina ed al piano.
In passato le radure con steppe erbose, brughiere, incolti improduttivi in Piemonte venivano definite genericamente Gerbidi. Oggi le radure, ad eccezione di prati e pascoli, sono classificate in:

- GERBIDO, genericamente tutte le aree improduttive, non coltivabili ed inadatte ad ospitare vegetazione con specie vegetali rade perché caratterizzate da suoli sabbiosi, argillosi, pietraie, rocce, luoghi aridi, freddi e ventosi ma anche acquitrini stagnanti. L’uso del termine Gerbido è tipico del Piemonte. Oggi gli ambienti improduttivi, non adatti all'agricoltura, sono destinati all'edilizia urbana o rurale, spesso vengono reimboschiti artificialmente. Il Gerbido è ambiente non adatto alla ricerca dei funghi, salvo per le aree arbustive con erbe e piante sporadiche.

- BARAGGIA, tutte le aree basso collinari pedemontane dalla Serra di Ivrea al fiume Ticino caratterizzate da steppe erbose, arbustivi, ma anche da boschi planiziali relitti delle antiche foreste che ricoprivano l’intera Pianura Padana. Vedi sezione BARAGGIA del nostro sito (Riserva Naturale della Bessa, Riserva Naturale Orientata delle Baragge, Baraggia di Rovasenda-Sesia, Parco Naturale Lagoni di Mercurago e Parco Fluviale Valle del Ticino. Oggi le Baragge non protette da Riserve o Parchi sono sempre riconvertite all'agricoltura. Ambiente adatto alla ricerca di funghi.

- VAUDA, nel Canavese la Vauda è una steppa erbosa simile alla Baraggia che, nel basso Canavese (tra Balangera, Rocca Canavese e Volpiano) a circa 15 km da Torino, forma la Riserva Naturale Orientata della Vauda.

- VAURA, nel Triverese-Mortigliengo-Rive Rosse le Vaure erano definite le aree improduttive a cavallo tra la Val Ponzone ed il Mortigliengo-Rive Rosse, caratterizzate dai sabbioni arcosici derivanti dall’alterazione o disfacimento dei plutoniti granitici che costituiscono il Massiccio Granitico Biellese. Caratterizzate da specie xerofile o eliofile tra cui Ginepro, Ginestre, Brugo ed Eriche con sporadiche Betulle, Pioppo Tremulo e Querce, in passato erano per lo più adibite al pascolo delle capre. Oggi le Vaure sono state ampiamente colonizzate dal Castagno, Robinie, Larici, Conifere di rimboschimento e Latifoglie miste. Degli antichi Gerbidi a Brughera e Ginepro non rimangono che pochi relitti nei pressi delle vecchie cave di granito o sabbie silicee perché sono state rimboschite.

- BRUGHIERA, genericamente tutte le aree con suoli acidi, sabbiosi, argillosi, arenosi o ferrettizzati (ricchi di minerali di ferro) sia pianeggianti che montane ricoperte da Brugo (Calluna vulgaris), Erica, Fabacee o Papilionacee (leguminose con frutto a baccello), Ginepro (Jumiperus communis), Ginestre (Ginestra dei carbonai) con sporadiche Betulle, Pioppo Tremulo e Quercia con sottobosco di Felce aquilina. Ambiente adatto alla ricerca di funghi.

- VACCINIETO o Brughiera a Mirtilli, è il tipico pascolo di alta montagna, oltre il limite del bosco, caratterizzato dal Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus), Mirtillo blu (Vaccinium uliginosum), Mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), Licopodi perenni e sempreverdi a portamento strisciante ed arbusti a crescita bassa quali Salici montani e Rododendri. Caratterizzato da suoli acidi e poveri di sali ed humus, rappresenta l’ambiente tipico delle steppe del Nord Europa, presente in Italia soltanto sulle Alpi ed Appennino Tosco-Emiliano. Ambiente poco adatto alla ricerca di funghi.

- RODORO-VACCINIETO, è l’ambiente arbustivo montano subalpino per eccellenza. Caratterizzato dall’insieme del Vaccinieto o Burighiera a Mirtilli e l’arbustivo a Rodedendro o Rosa delle Alpi (Rhododendron ferrugineum) dove vegetano Salici di montagna, Betulle e più sporadiche Conifere (Pino Silvestre), Faggi, Olmo di montagna e Sorbi. Sulle Alpi Biellesi e Valsesiane spesso il Rodoro-Vaccinieto è caratterizzato da estese Brughiere esclusive di Ginestra (G. dei Carbonai) o Felce Aquilina (Pteridium aquilinum) una felce tappezzante velenosa per l’uomo e per il cavallo, nelle aree più soleggiate ed esposte a Mezzogiorno con ricca presenza di Rododendri nei versanti più ombrosi e umidi. Il Rodoro-Vaccinieto è il bersaglio preferito dagli incendiari che intendono con gli incendi creare nuove aree pascolative. Ambiente molto adatto alla ricerca di funghi.


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mirtillivaccinieto_mirtilli
Vaccinieto di montagna caratterizzato da piante di Mirtillo
 
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Brughiera dell'alta Valsessera (Alpe Camparient) a Brugo-Calluna vulgaris
 
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Rodoro-vaccinieto, ambiente caratterizzato da Rododendro e Mirtillo in alta Valsessera
 
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Baraggia erbosa del Piano Rosa di Romagnano-Cavallirio-Cureggio - Foto: Angelo Giovinazzo
 
 
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brughiera
Immagine di Brughiera-Gerbido ad Erica-Brugo-Graminacee e Conifere da rimboschimento lungo il sentiero che sale verso la vetta del Monte Barone


ambiente_umidopalude_golenale
Ambiente umido golenale del Fiume Sesia
 

AMBIENTI UMIDI

AMBIENTI UMIDI (Canneti e Cariceti)
Laghi, fiumi, paludi, acquitrini, torbiere, fontanili, stagni, anse fluviali-meandri-lanche. Benché di notevole importanza ecologica, climatica, idrologica e turistica, queste aree sono in forte regressione in tutto il Nord Italia. Tra tutti gli ambienti di radura o arbustivi, gli ambienti umidi sono i meno adatti ai funghi. Alcune aree oggi sono tutelate da Parchi o Riserve. In Piemonte gli ambienti umidi più importanti fanno parte delle 92 aree protette dalla Regione Piemonte.

Oltre agli ambienti umidi naturali, ricordiamo gli ambienti umidi Agricoli quali le risaie TERRE DI RISO DI BARAGGIA, RISAIE DEL VERCELLESE e RISAIE DEL NOVARESE (In Lombardia: RISAIE DELLA LOMELLINA, RISAIE DEL MILANESE).

Gli ambienti umidi sono caratterizzati per lo più da praterie e foreste sommerse negli stagni, laghetti o anse fluviali-meandri-lanche-mortizze. Sulle rive più asciutte di anse fluviali, laghetti, stagni, paludi e fontanili vegetano i Carici o Falaschi che in Italia contano più di un centinaio di specie. Carex elata e Galium palustre sono tra le specie più tipiche di questo ambiente. Il Giglio palustre dai fiori gialli (Iris pseudocorus) insieme con il Campanellino maggiore, spesso chiamato semplicemente Bucaneve (Leucojum aestivum-L.vernum), sono tra i fiori di palude o aree umide i più soggetti a raccolte indiscriminate che ne hanno limitato la diffusione al punto da essere state inserite tra le specie a protezione assoluta in tutto il Piemonte. Oltre questa fascia a progressiva diminuzione della presenza d’acqua troviamo i Salici, soprattutto Salix Alba o Salice bianco, Ontani ed una pianta esotica giapponese infestante che oggi caratterizza la totalità delle sponde di fiumi, torrenti e persino ruscelli di collina, il Poligono del Giappone.

Il Poligono del Giappone (Reynoutria Japonica) è stato introdotto in italia nell’Orto Botanico di Padova attorno al 1850, da qua ebbe rapida diffusione in parchi e giardini da dove ha iniziato ad espandersi a dismisura tanto da infestare soprattutto le sponde dei corsi d’acqua dalla pianura all’alta collina creando fitte colonie impenetrabili sotto cui scompare quasi completamente ogni altra forma vegetale inclusi i funghi. Questo arbusto dai fusti simili a canne di bambù non legnosi ha grandi foglie a cuore, germogli teneri dal sapore dell’erba brusca ed infiorescenze tardo autunnali che richiamano migliaia di vespe, api, calabroni e farfalle.

Le aree umide attorno ai corsi d’acqua, stagni e paludi non producono funghi commestibili. Oltre l’inizio della copertura arborea caratterizzata da Salici, Ontani e Robinie Pseudoacacie nelle aree alluvionali in presenza di Pioppi, Salici e Olmi sulle ceppaie o alberi marcescenti dalla primavera all’autunno inoltrato crescono i pregiati Pioppini (Agrocybe aegerita). I Pioppini non amano i boschi infestati dalla Robinia o Pseudoacacia. Gli unici funghi commestibili associati alla Robinia sono i Chiodini o Famigliola buona (Armillaria mellea) e Mazze di tamburo (Macrolepiota procera).

LE RADURE ED I FUNGHI

Le radure di Baraggia, Brughiera, Rodoro-Vaccinieto e Vaccinieto puro possono ospitare molte varietà di funghi commestibili. Le Baragge sono soggette a limitazioni e restrizioni alla raccolta di funghi come riportato nell’apposita pagina del nostro sito.
Brughiere, Rodoro-Vaccinieti e Vaccinieti ospitano tutte le varietà di Leccini ed alcune di Boleti. Al contrario di quanto si può credere i Boleti, in presenza di clima umido, crescono sia tra Eriche - Brughi che in mezzo ai Mirtilli e Rododendri. Quando il clima è piuttosto secco i Boleti - Porcini nascono tra muschi ed erbe sotto i cespugli di Erica o Rododendro dove trovano la giusta umidità al riparo dal vento e dai caldi raggi solari. I Boleti possono crescere anche in presenza di felci purché non troppo fitte mentre sono i Leccini a prediligere le aree coperte da Felci, erbe alte e coriacee - Graminacee ad alto sviluppo (come descritto nella pagina della vegetazione delle steppe di Baraggia). Porcini o Boleti nascono in mezzo ai Mirtilli, soprattutto in presenza di Rododendri, muschi e Betulle rade. I boschetti esclusivi di Betulla, benché ancora molto chiari, di solito non ospitano i Boleti ma i Leccini a meno che alle Betulle non vi sia associato qualche isolato Castagno o Faggio (in collina e montagna) o Quercia (al piano o in collina).

ARBUSTETI:

Al piano gli arbusteti sono tipici delle radure, degli incolti rurali, dei terreni agricoli abbandonati ma anche dei margini dei boschi. In montagna si trovano sempre a margine dei pascoli.

Le piante eliofile (che non tollerano l’ombra) sono le prime a colonizzare le radure prative dopo l’abbandono o a seguito di incendi. Rovi da Mora o Lamponi sono tra i primi rovi a formare macchie nei prati, sentieri o negli arbusteti. Rubus ideaus o Lampone abbonda a margine di boschi, boschi chiari, strade e sentieri in montagna, di solito oltre i 1.000 mt. Rubus fruticosus è la Mora più diffusa dalla Baraggia all’alta collina ma può arrivare fino ai 1.700 mt. Rubus caesius e R. pedemontanus hanno frutti poco compatti. La varietà caesius abbonda a margini di corsi d’acqua al piano, ha frutti precoci di colore blu e non viola con drupe poco compatte e di forma irregolare, R. ulmifolius ha fiori di colore rosa con bacche poco compatte, alcune drupe o chicchi sono piccine altre invece molto più grandi, R. phoenicolasius è originario del Nord America quale ibrido tra Mora e Lampone, ma inizia a trovarsi spontaneo anche sulle colline e Prealpi, si riconosce immediatamente perché i frutti o bacche sono di colore arancio-rosso con folta peluria pungente dal fusto ai frutti. Rubus adscitus o glanulosus si rinviene in montagna e si riconosce dalla fitta peluria spinosa scura che circonda fiori e frutti. Esistono almeno un altro centinaio di altre varietà di Rovi da More.

Tra gli arbusti che colonizzano le radure ovviamente le Ginestre, la più diffusa e comune è la Ginestra dei Carbonai dai fiori gialli che spesso in collina si rinviene anche con fiori giallo-rossi quale ibridazione naturale con alcune varietà di Ginestre piantante in parchi e giardini. In alta Valsessera esiste poi una varietà autoctona ed endemica di Ginestra, il Citiso Biellese o Citiso di Zumaglini (Chamaecytisus hirsutus ssp. Cytisus proteus zumaglini) endemismo tipico del Biellese-Valsessera dai fiori bianchi-rosati tendenti al rosa-fucsia con folta peluria sui fiori. L'ambiente dei Rovi e Ginestre non è adatto alla crescita di funghi.

La Clematide (Clematis vitalba) attacca ogni arbusto o albero sia nelle radure che nel bosco formando impenetrabili macchie lianose talvolta con lunghe e robuste liane che spaziano da albero in albero. Rose selvatiche o Rosa canina, Rosa alpina, Rosa pendulina ed alcune altre varietà di Rosa Selvatica, sono tra le prime piante a formare macchie tra le radure o a margine del bosco ma talvolta anche in mezzo al bosco, insieme con Rovi da Mora e al Caprifolio (Lonicera caprifolium) dall’intenso dolce profumo. Un arbusto infestante esotico, la Spirea, inizia ad espandersi in ogni ambiente dalle aree rurali – agricole a prati e bosco sottraendo aerale a tutte le altre specie vegetali. Al pari della Robinia, la Spirea colonizza gli ambienti circostanti espandendosi a dismisura.

La Spirea japonica, introdotta quale pianta ornamentale di parchi e giardini, oggi infesta letteralmente tutte le aree rurali, agricole abbandonate di collina, bordi di strade e corsi d’acqua e persino arbusteti e boschi chiari fino in media montagna attorno ai 1.400 mt tanto da rinvenirsi, a margine della strada, persino sulla Panoramica Zegna tra la Bocchetta di Stavello e la Chiesetta Alpina. Forma fitte colonie impenetrabili di piccoli arbusti dalle infiorescenze ad ombrello di colore rosa. La Spirea japonica tra le infestanti piemontesi la più dannosa per il sottobosco perché sottrae l’habitat ai funghi di radura, degli arbusti e del bosco chiaro ma non solo dei funghi ma anche di tutte le altre specie vegetali che non trovano più luce e spazio sufficiente per potersi sviluppare. Dove un tempo abbondavano Leccini e Boleti, con l’arrivo della Spirea japonica, ife e miceti muoiono immediatamente. Non conosciamo nessun tipo di fungo che riesca a vegetare in simbiosi con questa infestante.


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Ambiente umido di collina. Stagno-Palude nel basso Triverese-Val Ponzone
 
   
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Poligono del Giappone-Reynoutria Japonica in fiore - Foto: Angelo Giovinazzo
 
   
poligono_reynoutriapoligono_reynoutria
Poligono del Giappone-Reynoutria Japonica lungo il Torrente Ponzone di Trivero
 
   
stagni_paludistagni_paludi
stagni e Paludi. Ambiente umido tipico del basso Triverese
 
   
stagni_paludistagni_paludi
Ambiente umido di Palude-Tife o "Typhe" - Foto: Angelo Giovinazzo
 
   
ginestre_cabonaiginestre_carbonai
Ginestre dei Carbonai di collina in varietà auto-ibridata a colore rosso presso Trivero
 
   
fiume_sesiafiume_sesia
Meandri sabbiosi lungo il Fiume Sesia - Foto: Angelo Giovinazzo
 
   
spirea_japonicaspirea_japonica
l'infestante: Spirea Japonica, primo piano sui fiori. Foto: Angelo Giovinazzo
 
   
spirea_japonicaspirea_japonica
L'infestante Spirea Japonica presso Trivero. Foto: Angelo Giovinazzo
 
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