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STORIA DELLO SVILUPPO DELLE ATTIVITA'  ECONOMICHE A TRIVERO: LE ORIGINI

 

Per comprendere lo sviluppo delle attività economiche del Triverese (ma più in generale dell'intero Biellese) occorre analizzare prima di tutto orografia e clima del territorio. Se da un lato Trivero, arroccato su di altopiani, colli e monti, non godesse di una posizione geografica del tutto invidiabile, dall'altro questa stessa posizione ne ha favorito nel tempo lo sviluppo di una importante comunità che è fortemente cresciuta, sicuramente a partire dall'Alto Medioevo. Nonostante la sua posizione decentrata fosse ritenuta infelice dai "Senatori" Romani che avevano interessi nel Biellese, (sfruttamento dei giacimenti auriferi della vicina Bessa prima e, alta Valsessera poi) dopo l'annessione a Roma della Gallia Cisalpina [ 42 A.C. ], nel territorio Triverese esistevano già piccole comunità pastorali organizzate.

Occorre subito premettere che non esistono documenti ufficiali, antecendenti l'anno mille, che attestino cosa accadeva nell'area collinare-montana tra Biella e Sesia. Alcuni storici sostengono che l'area dovesse essere quasi completamente disabitata perchè coperta da fitte ed impenetrabili foreste che poi, sono le stesse foreste che colonizzano ogni colle locale lasciato a lungo incolto. Per capire come sia nato il più importante distretto dell'allevamento e del tessile piemontese occorre quindi analizzare attentamente il territorio.

Per cominciare bisogna comprendere il clima del Triverese, non particolarmente congeniale per l'agricoltura con grande disponibilità di sorgenti d'acqua dolce e precipitazioni che da sempre fanno del Biellese la seconda zona più piovosa d'Italia dopo il Friuli. Tale clima ha a lungo sfavorito l'agricoltura a causa della tendenza al formarsi di marcite e paludi nelle vallate, pianori e, soprattutto nella vicina Pianura Padana costringendo le antiche popolazioni nomadi o stanziali a concentrarsi nelle aree collinari meno malariche.

Anche se non esistono documenti risalenti al periodo romanico, che attestino che l'area poteva essere abitata da popolazioni stanziali, sappiamo per certo che il vicinissimo Monte Fenera di Valduggia ha ospitato nelle sue grotte (in particolare nella grotta detta "Ciota Ciara") l'uomo preistorico (questo è anche l'unico sito del Piemonte che ben documenta la presenza in zona dell'uomo di Neanderthal) [ Paleolitico medio 100.000-40.000 anni fa ]. Sin dagli inizi dell'Era Cristiana, il Biellese, deve aver richiamato lontane popolazioni, tanto dalla Gallia e dalle lande Settentrionali del Centro Europa e Danimarca quanto dalla vicina Liguria nonchè dall’adiacente Valle d’Aosta con Torino dove, già esistevano fiorenti cittadine Romane ben organizzate. Scavi archeologici compiuti in Valsesia nei dintorni di Borgosesia (l'antica "Seso" di erà Romana e Pre-Romana) hanno certificato la presenza di comunità Celtiche con ritrovamenti di monili bronzei di chiara tradizione Celtica nonchè Romaniche con vasellame e produzioni locali, dunque a Borgosesia sono documentate popolazioni stanziali vicinissime a Trivero mentre altri piccoli ritrovamenti, per lo più di monete risalenti al periodo romanico, sono stati fatti anche in Valsessera tra Coggiola e Crevacuore. Vi furono quindi le temibili invasioni barbariche che tra gli anni 100 e 500 D.C. videro scorrerie di Unni, Ostrogoti, Visigoti e Longobardi transitare nelle pianure Piemontesi provenienti dai valichi alpini o dal Veneto.
Probabilmente queste scorrerie determinarono la fuga dei “Liguri” o "Libici", anche detti "Lebici", antichissima popolazione Ligure trasferitasi tra Dora Baltea e Ticino già in epoca pre-Romana, dalle pianure Vercellesi verso le più sicure colline del Biellese, giustificando il proliferare di piccoli agglomerati e paesi nati sulla fascia collinare stessa. Tra gli invasori più stanziali sul territorio vanno ricordati i Longobardi, la cui presenza in zona è documentata dai toponimi terminanti in "ENGO" quali Pettinengo, Ternengo, Mortigliengo ecc. Orografia e geologia ci dicono poi che sui costoni rocciosi granitici tra il Terziario ed il Quaternario si depositarono grandi quantità di terreni alluvionali [parzialmente ancora presenti] ricchi delle ceneri vulcaniche rilasciate dalle antiche eruzioni del Permiano (vedasi Geologia e Super-Vulcano Biellese-Valsesiano), contemporaneamente lo sbocco verso l'Adriatico in Valsesia dell'antico corso del Torrente Strona che scorreva nell'attuale vallata del Ponzone, formarono gli attuali altopiani centrali triveresi.


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DALLE PRIME COMUNITA' PASTORALI ALLE COMUNITA' DIOCESANE: L'ALLEVAMENTO

 

Con l’arrivo in zona dei Romani e di popolazioni stanziali, nel Triverese, ma più in generale tra la collina e le montagne, si iniziò una massiccia opera di disboscamento delle foreste esistenti, materia prima preziosa e ricercata, sia per la costruzione di navi, palizzate, abitazioni, nonchè come combustibile per la fusione dei minerali metalliferi disponibili in buone quantità in alta Valle Cervo ed alta Valsessera, quest'ultima molto contesa dalle comunità di tutto il circondario al punto di subire un frazionamento capillare. Il disboscamento lasciò posto a prati incolti: fu la nascita e lo sviluppo dell'allevamento.

Il Biellese Nord Orientale divenne polo d'attrazione per pastori arrivati dalla Valsesia attraverso i valichi Alpini del Monte Rosa, dalle valli del Lys e dalla Svizzera, ma soprattutto dalle vicine vallate del Cervo, dando vita a scontri pastorali riscontrabili più nei toponimi e nei racconti misti a leggenda che non nei documenti antichi andati persi o inesistenti data la natura rurale e nomade di tali pastori. Si dice ad esempio che il toponimo Mortigliengo e Pramorisio derivino proprio da contese tra pastori delle vallate del Cervo e Valsesiani. Il significato di Mortigliengo è facilmente intuibile, riferendosi a morti e battaglie tra gli abitanti della comunità collinare di Mezzana-Strona-Soprana che contendeva lo sfruttamento delle miniere aurifere ed argentifere dell'Artignaga, in alta Valsessera, con le comunità della Valle Strona di Mosso e della Valle d'Andorno. Il toponimo Pramorisio, stando alla tradizione orale degli anziani locali, deriverebbe invece da "Prati-Mortisio" o "Pra'-Mortisio" a ricordo delle contese, scontri e morti tra comunità cristiane e pagane che si contendevano lo sfruttamento dei prati che diedero origine al Cantone Prato di Trivero (Pratrivero) nelle cui vicinanze sorse l'oratorio di San Defendente.

Nonostante alcuni storici affermino che la fascia collinare Biellese dovesse essere "inospitale e disabitata", ecco che a partire dall'anno mille, quasi magicamente e " spuntando fuori dal nulla", vengono improvvisamente censite forti comunità pastorali che da tempo imprecisato occupano Mortigliengo, Triverese-Valle Strona, alta e bassa Valsessera ma anche il resto della fascia collinare tra Biella e Sesia dove sin dal basso Medioevo [ periodo 1000 / 1492 D.C. ] si è concentrata la più alta densità abitativa collinare dell'intero Piemonte Settentrionale. Incongruenza che non trova riscontri in particolari massicce migrazioni successive all'anno mille se non in tempi recenti tra fine anni '50 ed anni '60.

Prendono dunque corpo i racconti degli anziani locali circa contese, battaglie e tafferugli da parte di comunità pastorali di diversa origne e culto per il controllo ed occupazione del territorio collinare Biellese (apparentemente disboscato in epoca romanica e rimasto successivamente spoglio dall'abbondanza di greggi che pascolando ne impedivano il rimboschimento), territorio quindi ricco di prati e pascoli frutto di contese iniziate già nell'alto Medioevo [ caduta dell'impero romano d'Occidente, 476 D.C. / 1066 ].

Mentre le comunità del Cervo avevano preso possesso dei pascoli dell'Alta Valsessera contendendosele con le comunità collinari Biellesi, quelle Valsesiane occupavano la parte bassa della stessa valle contendendosi la vallata del Ponzone fino al Triverese e zone di Mosso. A mettere a tacere definitivamente le scaramucce e le contese ci pensarono i forti Vescovi Lombardi che, con la caduta dell'Impero Romano, avevano creato le giuste alleanze con i nuovi imperatori, creando una capillare rete di diocesi anche nel Piemonte Orientale. Il Vescovado Vercellese dipendeva da Milano mentre il territorio Triverese era sotto la giurisdizione della Pieve di Naula di Serravalle.

Finalmente venivano ripianate le contese pastorali Valsesiane-Biellesi, ma la fine di queste scaramucce non fece altro che portare nuovi "invasori": Feudatari dei Vescovi, Vassalli e Valvassori che sin da subito sfruttarono il territorio ed i coloni già presenti, quali propri sottomessi, imponendo somme barbarie come si legge negli antichi documenti comunali. Per veder nascere le prime famiglie libere locali, successivamente nobili, dedite all'allevamento, produzione e commercio di lane e tessuti, bisogna attendere l'Alto Medioevo. (ulteriori informazioni sul territorio con approfondimenti storici si possono ricavare dalla pagina di questo sito denominata STORIA)


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DALL'ALLEVAMENTO AI PRIMI FILATOI RUDIMENTALI: NASCE L'ARTIGIANATO TESSILE

 

Con la fine delle scaramucce e contese tra le popolazioni rurali e pastorali locali, a partire dal basso Medioevo, si sviluppò una timida economia basata sull'allevamento, commercializzazione di carni ovine e lane nonchè tessitura delle lane stesse. Si dice in alcuni antichi documenti dell'archivio comunale triverese che nel Medioevo, in ogni "fuoco" locale [per fuoco si intende un nucleo famigliare composto da genitori con almeno un figlio], esistesse almeno un rudimentale o comunque artigianale filatoio per la produzione di panni di lana.

In alcuni autorevoli testi dedicati alla presenza in loco di Frà Dolcino e dei suoi seguaci detti Apostolici (eretici rifugiatisi sui monti dell'alto triverese attorno al 1300 di cui abbiamo parlato nella sezione STORIA del nostro sito), si dice che l'arte di filare e di produrre panni fosse stata introdotta nel Biellese da alcuni Apostolici detti "Umiliati" che, dopo esser giunti nel triverese dalle città lombarde-padane, a seguito di Dolcino, abiurarono la propria fede pur di scampare la tortura ed il rogo, mischiandosi con la popolazione locale cui insegnarono l'arte della lavorazione della lana, precedentemente appresa nelle città di provenienza.

Altri storici affermano invece che tale arte sussisteva in loco già in epoche antiche, databili attorno all'alto Medioevo [ V / X Sec. D.C. ], per esser stata loro tramandata da quei Celti che ne costituirono i primi antichissimi insediamenti, confutando di fatto l'ipotesi che i numerosissimi nuclei abitativi delle colline Biellesi fossero antecedenti l'anno mille e non siano "magicamente" comparsi dal nulla (come detto nel primo paragrafo - leggi primo paragrafo - ) pur in assenza di documenti che ne certifichino l'attendibilità.

Sta di fatto che le scorribande di Dolcino e dei suoi Apostolici furono comunque un autentico volano per l'economia locale poichè, grazie alla collaborazione offerta dalle locali popolazioni al Vescovo di Vercelli, Raniero Avogadro di Pezzana, per la sconfitta e cattura di Dolcino e dei suoi "Gazzarri", il Papa Clemente V conferì sgravi fiscali e concessioni economiche che riguardarono tutto il territorio, inclusa la locale popolazione dagli allevatori ai commercianti e filatori.

Nonostante negli antichi documenti degli archivi comunali si dica continuamente che la popolazione locale versasse in pessime condizioni economiche, sommariamente sfruttata da Feudatari e Vassalli che imponevano loro sfruttamento, somme barbarie, forti tasse e gravose prestazioni, resta un dato di fatto che sulle alture di Trivero e della Valle Superiore di Mosso in poco tempo nacquero le prime famiglie libere e con disponibilità economiche tali da permettere la trasformazione dei piccoli filatoi rudimentali in veri e propri laboratori artigianali per la produzione di panni.

Le continue lamentele dei Triveresi e delle comunità della Valle Strona di Mosso presso i Vescovi di Biella e Vercelli sortirono scarsi effetti. Per appianare le dispute economiche tra la popolazione ed i Signori locali dovette intervenire a più riprese Giangaleazzo Visconti, Signore di Milano. Non contenti dei risultati ottenuti, gli stessi triveresi si rivolsero anche ad Amedeo VIII, Principe di Piemonte, cui si sottomisero in cambio di protezione e di concessioni economiche ad essi favorevoli.

Forse per mascherare il reddito reale da sottrarre alle tasse o forse per semplice astuzia le popolazioni locali furono capaci di simulare povertà ed indigenza a tutti gli inviati dei Savoia che dovevano determinare reddito e tasse da applicare ai triveresi. Anche l'insigne studioso Goffredo Casalis, che nel 1853 compilò il Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna vol. XXIII, fu tratto in inganno dai triveresi, appena usciti da 100 anni di profondissima crisi economica, dal momento che scrisse che il territorio è discretamente fecondo, e sarebbe assai più produttivo qualora fosse coltivato con maggior solerzia.

 

In realtà, già nel XV secolo a Trivero si produceva gran quantità di lana; gli ovini censiti nel solo comune di Trivero erano più di 4.000 divenentando più di 10.000 nel secolo successivo, vi erano poi 120 telai su cui lavoravano non solo componenti delle famiglie proprietarie ma anche operai che arrivavano a Trivero dai paesi circonvicini. Vi erano inoltre 3 negozianti di vari generi, tra cui panni di lana e marginalmente lino e canapa prodotti con fibre tessili coltivate nel Biellese ed un numero imprecisato, ma decisamente elevato, di commercianti che operavano fuori dal comune per vendere i panni nei mercati di Biella, Vercelli, Torino e Milano e persino della vicina Savoia e Svizzera. Nel romanzo storico di Valeria Montaldi "il mercante di lana", ambientato nel XIII secolo ai piedi del Monte Rosa, si citano le vie percorse dai pastori Valsesiani e presumibilmente anche Biellesi che mensilmente si recavano a Vercelli, Novara e Milano ma preferibilmente, attraverso i valichi del M. Rosa, in Svizzera, Francia e Nord Europa per vendere le proprie mercanzie.

Nella sezione "Territorio" del nostro sito, il lettore potrà trovare la descrizione di tutte le frazioni che costituiscono Trivero con dettagli sulle famiglie ed i cognomi più diffusi nelle singole frazioni, storia delle attività economiche frazionali ed attività tutt'ora presenti. Tale sezione è in fase di ultimazione e sarà presto on-line.

Nonostante in passato fosse assai pericoloso e disagevole vivere nelle radure tra le foreste o nelle fattorie o ville/villate isolate, molti allevatori triveresi, date le origini nomadi-pastorali, preferirono di gran lunga vivere decentrati e costantemente a rischio di razzie piuttosto che arroccare le proprie abitazioni attorno al castello fortificato che, se da una parte garantiva la sicurezza contro viandanti ladroni ed assassini girovaghi, oltre che barbari invasori, dall’altra costituiva una inevitabile assoggettazione e vicinanza a feudatari o vassalli altrettanto brutali e non meno pericolosi per una equa sopravvivenza. Feudatari che in zona vantarono diritti fino al 1798, anno in cui Trivero divenne comune libero a tutti gli effetti.

Ciò spiega, almeno in parte, la ragione per cui Trivero, come tanti altri comuni delle colline Biellesi, sia frazionato in tante più o meno piccole frazioni. Interi gruppi famigliari accorpavano le proprie stalle ed abitazioni rurali sul dorso di colli a margine dei pochi pianori adibiti a coltivazione e pascolo. Essendo questi colli spesso scoscesi e poco ospitali, inframezzati dai valloni dei numerosissi rii o "rivus" (nome latino corrispondente all'attuale "rivo" con cui sono censiti gran parte di corsi d'acqua triveresi), ogni vico, villata, cantone o borgata tendeva ad espandersi in modo molto contenuto con case arroccate le une alle altre e con nuove frazioni che nascevano laddove i figli di famiglie possidenti mettevan su casa a seguito di matrimoni, sempre contratti con persone dello stesso ceto ed estrazione.


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PRIME FAMIGLIE BENESTANTI. CENTO ANNI DI PROFONDISSIMA CRISI ECONOMICA

 

L’antica abitudine delle locali famiglie di combinare i matrimoni tra allevatori, fabbricanti di stoffe-filatori e negozianti da una parte e, tra ceti poveri dall’altra, determinò il crearsi di potenti famiglie che risultavano essere tra i maggiori possidenti in giornate di terra ed in tassazione da una parte e di un ceto agricolo o mendicante sempre più povero dall'altra.

Le frazioni o borgate più antiche, culla delle più importanti famiglie imprenditrici sono tutte adiacenti ai più estesi pascoli comunali. Bulliana-Barbato e Marone, il cosiddetto "Quartiere di Bugliano" fu tra i primi quartieri a dotarsi di una chiesa indipendente, filatoi, tessitoi, negozi e locande. Il "Quartiere di Matrice" con Lora-Ferrero-Oro e dintorni si agevolava dei ricchi pascoli di Ferrero-Ronco-Vico e Piana. Il "Quartiere di Mezzo" costituito da Cereje e Pratrivero, con le borgate dell'altopiano, beneficiava dei ricchi ed estesi pianori e pascoli di Piana-Sella-Cereje, Pratrivero e Pramorisio oltre che dell'intera valle del Ponzone anticamente disabitata. Cereje, con le sue antiche borgate, Alberto, Spianato, Tonella, Trabaldo e Pellizzaro era l'ombelico dell'intero territorio comunale con una decisa abbondanza di laboratori e piccole manifatture tessili, botteghe artigiane, negozi ed osterie. Il quartiere Occidentale da Pot (oggi Polto) a Fila-Giardino-Vaudano-Botto ed il Baraggione di Prapomero erano suddivisi tra il Quartiere di Mezzo e quello di Bulliana. La valle del Ponzone e le "Vaure" (coste a Sud del Ponzone) erano contese tra gli abitanti del Quartiere di Mezzo e le genti del Mortigliengo che ne contestavano il possesso ed il diritto di sfruttamento dei ricchi pascoli e delle acque del Ponzone che faceva girare alcuni mulini.

Con l’introduzione anche nel Biellese dei primi mezzi meccanici per la lavorazione delle lane sfruttando la forza motrice dei torrenti, le prime famiglie di filatori- fabbricanti o negozianti iniziarono ad espandere le proprie attività famigliari costruendo i primi antichi opifici per lo più entro le proprie mura domestiche o al più nei pressi delle proprie abitazioni.
Quando i piccoli spiazzi frazionali non furono più sufficenti ad ospitare le nascenti manifatture e soprattutto appena fu necessario avvicinarsi ai corsi dei torrenti per sfruttarne la forza motrice per far fronte alla concorrenza dei primi opifici industriali che sfruttavano le moderne tecnologie, vi furono le prime emigrazioni da Trivero, a ragione considerata la culla dell'industria tessile biellese, verso i fondovalle o comunque verso i corsi d'acqua.

Sul finire dell'800 a Trivero si svilupparono anche importanti officine meccaniche per la produzione dei macchinari tessili indispensabili per le lavorazioni locali. Ai primi del '900 l'officina meccanica Ettore Cerrone produceva in proprio orditoi ed altri macchinari a marchio "CEP" da Ettore Cerrone Ponzone riuscendo a fare anche concorrenza ai telai di produzione tedesca che in zona arrivavano soprattutto dalla Sassonia.

Gli antichi floridi mulini iniziarono a perdere importanza col decadimento della poco redditizia e volubile agricoltura. Alcuni mulini furono trasformati in laboratori tessili e grazie alla vicinanza ai corsi d'acqua furono agevolati alla trasformazione da conduzione famigliare a vere e proprie fabbriche.

All'inizio del XVII secolo partino da Trivero e dai suoi borghi verso le valli dello Strona, Sessera, Ponzone, Sesia e Cervo alcune tra le famiglie ancor oggi tra le più conosciute dell’intera provincia e persino d'Italia, creando nuovi posti di lavoro e soprattutto richiamando verso il Biellese le prime immigrazioni di manodopera, dapprima locale, in seguito interregionale.
Non tutte le famiglie però si spostarono a valle o fuori dal territorio Triverese, molti laboratori tessili rimasero di tipo artigianale e continuarono le proprie produzioni fino ai tempi moderni.

 

I Cerino ed i Cerino Zegna da Bulliana si spostarono lungo il Rio Scoldo al ponte tra Oro e Sella dove, in tempi più recenti ha avuto sede la Filatura Aquila. L'edificio originario costruito da Cerino Zegna in stile Manchesteriano tutt'ora intatto, sfruttava le acque non troppo ricche dello Scoldo. Grazie ad un rapido accrescimento operato grazie a buoni venditori dei propri panni sulle piazze delle città del Nord Italia, fu necessario costruire un secondo capannone adiacente, oggi sede della ditta Famas. Quando anche questo fu insufficente per la continua richiesta di panni la famiglia spostò i propri opifici sul Sessera a Pianceri di Pray quindi a Torino. Trattiamo più diffusamente la storia della famiglia Cerino Zegna, tra le più importanti del territorio, nella pagina delle frazioni Bulliana, Oro e Ronco.

I Lora Ronco, i Piantino, i Tonella ed i Trabaldo si spostarono da Lora-Bulliana-Cereje verso Pray e Crevacuore.
I Lora, i Loro Piana, gli Zignone ed i Giardino, dalle frazioni di Lora-Ronco-Botto-Vaudano-Giardino-Cereje si spostarono verso la Vallefredda, Vallemosso, Quarona e Borgosesia.
I Loro Piana di Borgosesia sono tutt’oggi tra i più importanti produttori mondiali di Cashmere.
Il ramo Baruffa degli Zegna di Matrice si spostò verso Vallemosso.
I Zignone si spostarono nella Valle del Torrente Ponzone a Vallefredda nella comunità di Pray-Flecchia-Pianceri mentre famiglie quali i Barberis, Calcia, Fileppo e Rista si spostarono da Castagnea-Portula verso Ponzone, Cossato, Biella e Milano.

Altri restarono appunto in Trivero, sfruttando le acque dei numerosi torrenti locali e trasformando i propri laboratori in vere fabbriche.
I Barberis, Barberis Canonico, Barberis Negra e Barbero rimasero tra Pratrivero e Scoldo di Portula.
I Trabaldo, Trabaldo Lena e Trabaldo Paletta con i Lora Lamia rimasero a Cereje o a Lora-Ronco-Matrice ed in seguito si spostarono verso Ponzone.
Zegna e alcuni Zegna Baruffa rimasero a Trivero sfruttando le acque dello Scoldo-Baso.

Alcune famiglie di Castagnea di Portula, fino a metà del '600 appartenente a Trivero, invece si spostarono in Valsessera e a Grignasco dove fondarono l’antica e rinomata Filatura di Grignasco.

Altre famiglie che videro accrescere velocemente le proprie condizioni economiche furono i Botto e Cerino, i Cerino Zegna, i Ferla, i Festa, i Foglia, gli Spianato ed i Vaudano. Conosciamo infine le sorti della famiglia Fila che spostandosi da Vico-Fila verso Biella diede origine alla più importante industria tessile Biellese conosciuta in tutto il mondo per le produzioni sportive, oggi multinazionale Americana, decentrata e non più presente sul territorio. Trattiamo nella sezione delle Frazioni di Trivero anche la storia delle rinomate famiglie Barberis Canonico, Ferla, Giletti e Zegna, tutt'ora presenti con industrie che resistono tenacemente alla crisi economica iniziata con la caduta delle Torri Gemelle di New York.


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RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. NOTE DAL DIZIONARIO GEOGRAFICO, STORICO, STATISTICO, COMMERCIALE E LETTERATURA

 

L’antica comunità di TRIVERO (Trivero e Portula) di circa 4.100 ha. si scisse sul finire del 1627 formando il comune di Trivero vero e proprio: 2.988 ha. e di Portula 1111 ha. in quell'anno Trivero, pur essendo già eretto in "Comune" dal XI secolo, era ancora sottoposto ai feudatari, in particolar modo a Giovanni Wilcardel Signore di Fleury Marchese di Mortigliengo e Trivero.

La regione collinare-montuosa in cui si trova il Comune di Trivero è composta da 61 Comuni che nel 1970 raggruppavano il 47% della popolazione dell’intero Circondario Biellese composto da 83 Comuni.

Tra il 1861 ed il 1970 il comune di Trivero ha avuto un raddoppio di popolazione fino a raggiungere, appunto nel 1970, il picco massimo di 12.375 abitanti, quasi interamente impiegati nell’industria laniera locale.
Dopo tale data Trivero, come tutti i comuni della fascia collinare, ha subìto un progressivo spopolamento fino ai giorni d’oggi in cui si è vista dimezzarne la popolazione. L’attuale crisi economica e la chiusura di molte industrie locali ne hanno provocato un ulteriore spopolamento consentendo a comuni del piano quali Vigliano Biellese e Candelo di sopravanzare Trivero per numero di abitanti.

A seguito della costituzione della nuova provicia di Biella (D.L. 06 marzo 1992, n. 248), anche il comune di Trivero, come le adiacenti comunità del Mortigliengo, Portula e Mosso passò dalla provincia di Vercelli a quella di Biella. La recente riorganizzazione delle province italiane voluta dal governo Monti, ha sancito la riunificazione di Biella con Vercelli in una unica provincia..

Nel censimento istat del 2001 Trivero contava 6883 abitanti di cui 3270 maschi e 3613 femmine divisi in 2902 famiglie e 3393 abitazioni. Attualmente la popolazione è di circa 6300 abitanti. Nel “Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna vol. XXIII ” opera di Goffredo Casalis professore e dottore di belle lettere del 1853, si fa riferimento a Trivero come “Triverium  Bugellensium, comune nel mandamento di Mosso S. Maria, provincia e diocesi di Biella, divisione di Torino, dipendente dal magistrato d’appello di Biella con intendenza posta a Mosso. (Editore Edisar, nr. 12 volumi in 6924 pagine, autore: Goffredo Casalis. Torino 1856 presso Gaetano Maspero Librajo e G. Marzorati Tipografo)

Il comune è composto da 37 frazioni (allora dette “villate”) che compongono cinque parrocchie che sono: Matrice, Bugliano ora detta Bulliana, Pray-Trivero in seguito Prati di Trivero ora detta Pratrivero, Botto e Cereje.
Le prime due sono di antichissima fondazione mentre la terza fu eretta nel 1740; la quarta e la quinta risalgono al 1840.

Parecchie sono le vie comunali; una detta di “Ponzone” della lunghezza di 4118 mt, da Biella e dal confine con Croce Mosso tende a Flecchia e poi verso la Valsesia; un’altra di un tratto di 350 mt volge a mezzana; una terza per l’estensione di 878 mt va ad unirsi alla strada detta della “Dogana”; la quarta, appunto la strada della Dogana che inizia sul confine di Portula, dopo un tratto di 3091 mt si unisce alla via detta di “Fango” la quale parte sul confine con Mosso Valle Inferiore (ora Vallemosso)  ed è della lunghezza di 2387 mt; una sesta via che si diparte sempre da Portula per l’estensione di 3111 mt scorge a Mosso Valle Superiore (Sella di Mosso ed oggi Mosso). Oltre alle sei principali strade ve ne sono altre vicinali in numero di ventotto.

Si dice nello stesso “Dizionario”: il territorio è discretamente fecondo, e sarebbe assai più produttivo qualora fosse coltivato con maggior solerzia; le principali ricolte ne sono quelle del fieno, delle patate, della segale e delle castagne (in altri antichi documenti si fa riferimento anche alla coltivazione della vite e produzione di vino, grazie al clima favorevole del cosiddetto «optimum medievale», un lungo periodo in cui le temperature si mantennero molto al di sopra dei valori medi normali); il soprappiù si vende in sui mercati dei paesi circonvicini, e perfino in Vercelli; le altre sopraddette produzioni si consumano dagli abitanti; attesa la quantità di fieno, abbonda il comune di bestie bovine, di pecore e di capre: la cui lana è un oggetto assai rilevante di traffico (…)

Evvi una pubblica scuola elementare per ragazzi nel distretto della parrocchia matrice. Vi sono varie congregazioni di carità che soccorrono gli indigenti del comune.

 

Gli abitanti (all’epoca circa 2000) sono generalmente robusti, pacifici, e di mente svegliata. (…)

I cimiteri delle varie parrocchie sono sufficientemente lontani dalle abitazioni, tranne quello della parrocchia Matrice che trovasi in mezzo all’abitato dirimpetto alla chiesa.

Eravi anticamente un forte castello, che sorgeva nella borgata che tuttora ne porta il nome; i triveresi dicono per tradizione, che loro padri vi erano trattati con somma barbarie dai loro primitivi signori.

In tempi non tanto remoti ebbero questo luogo in feudo con titolo comitale i Delfini della citta di Cuneo. (…)

Nello stesso “Dizionario” si fa inoltre cenno alla storia di Trivero, all’eretico Fra Dolcino di cui si dice che tutte le sue gesta sono narrate distesamente nella Storia di Novara Vol. XII, pag, 256 e seguenti, sempre dello stesso Goffedo Casalis. Per quanto riguarda il territorio di Trivero dal post Rinascimento all'epoca moderna, rimandiamo i lettori alla sezione "territorio" per gli approfondimenti relativi a frazioni, località e geografia del comune.

Dell’eretico "Fra' Dolcino" ci occupiamo invece più diffusamente in altro capitolo apposito in questo stesso sito. Quanto alle vie di comunicazione, delle frazioni di cui è composto il comune, e delle parrocchie, di cui si è fatto cenno nel “Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di s. M. il Re di Sardegna”, ce ne occupiamo diffusamente nell’apposita sezione dedicata alla Geografia del comune di Trivero, sezione appunto detta "territorio"

Infine legata alla storia di Trivero, meritano un cenno le presenze nelle narrazioni letterarie, la più importante delle quali è il libro «il nome della rosa» di Umberto Eco, in questo importante ed interessante libro si parla di Trivero e dei comuni limitrofi, si fa cenno alla presenza sul territorio triverese dell’eretico Dolcino con descrizione di battaglie e scaramucce che hanno coivolto il comune e la sua popolazione. Anche in questo caso, rimandiamo il lettore all'apposita sezione denominata "pubblicazioni" in cui è possibile approfondire la conoscenza relativa a questo ed altri libri in cui si parla più o meno diffusamente di Trivero.
Sempre legata agli eretici, si parla di Dolcino anche nel «Dantesco» girone infernale della «Divina Commedia», (Dante Alighieri, Inferno I, e XXVIII, Purgatorio XXXIII, a cura di E. Camerino, Sonzogno, Milano 1880) episodio questo che ha ispirato la commedia teatrale del premio Nobel «Dario Fo» «Mistero Buffo», nonchè il goliardo Boccaccio (Falso) ("Chiose sopra Dante", Firenze 1887).

Di tutt’altro tono invece la presenza di Trivero e della sua frazione Mazzucco nel romanzo della scrittrice «Melania G. Mazzucco» «Vita» in cui la protagonista decide di recarsi a Trivero per poter riscoprire le proprie origini e le origini del proprio cognome.

Ci occupiamo anche della presenza di Trivero nei testi letterari recenti ed in particolar modo dei libri geo-turistici nella già citata sezione "pubblicazioni", così come della storia recente del Comune, legata all’industria manufatturiera, ce ne occupiamo nella sezione dedicata all’economia del paese. Risale al 2011 la pubblicazione della guida monografica della serie "Le guide del Biellese" - "TRIVERO, NATURA CULTURA E LANA" [ ISBN 978-88-89280-91-1 ] pubblicata da Eventi e Progetti Editore con contributi di immagini di Angelo Giovinazzo già pubblicate sul nostro sito internet. La guida Trivero, Natura cultura e Lana è in vendita presso la Cartolibreria-Edicola IL CURIOSONE Audiovisivi Multimedia di Frazione Ponzone 265 a Trivero. Telefono 015 738 8725. Invia una email a Il Curiosone per info. oppure preleva l'indirizzo email: il.curiosone@fastwebnet.it 


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ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE NEL TRIVERESE, VALSESSERA E DINTORNI

 

Pregevoli antichi saloni industriali di tipo "Manchesteriano", ovvero costruiti secondo lo stile della moderna citta Inglese di Manchester, vennero abbandonati o abbattuti per far posto a nuovi moderni stabilimenti tessili ad un solo piano. Nella maggioranza dei casi si trattava di autentiche opere architettoniche costruite su più piani in granito locale e cemento armato e costituivano delle vere e proprie industrie a ciclo finito, qua infatti si lavoravano lane, cotone ed in seguito fibre artificiali, dalla filatura alla tessitura e tintoria ed ogni piano occupava un reparto produttivo.

L'ultimo di questi edifici venne abbattuto nel centro della frazione Ponzone sul finire degli anni '80 per far posto ad un più moderno ed attrezzato capannone industriale, fortunatamente nei suoi pressi rimane in piedi e recentemente restaurato un secondo capannone gemello situato lungo la Strada Provinciale 200.

Altri capannoni in stile "Manchesteriano" di pregio minore si trovano tutt'ora in località Roviore di Ponzone nei pressi del ponte sul T. Ponzone lungo la Strada Provinciale per Soprana, in frazione Polto ed in frazione Molino-Giara. Nella parte alta del comune ne sopravvivono alcuni in frazione Rondò, dove sopravvive un antico mulino, ora abbandonato, a servizio delle frazioni di Bulliana-Marone-Giardino che sfruttava i salti e le acque del Rio Nosetto, altri si trovano tra Vico e S. Antonio, ma il più rappresentativo, pregevole e caratteristico di questi antichi opifici è oggi rappresentato dalla cosiddetta "Fabbrica della Ruota" già Lanificio F.lli Zignone situato poco oltre il confine di Trivero con Pray Biellese, in località Vallefredda, là dove il Torrente Ponzone riceve le acque del Rio Scoldo.

Si tratta di una serie di saloni edificati nel 1878 su più piani, costruiti con locale pietra granitica nel più classico stile "manchesteriano" che ospitavano macchinari tessili molto all'avanguardia per l'epoca che funzionavano grazie alla forza motrice dell'acqua del T. Ponzone che poco a monte veniva incanalata, intubata e diretta sulla turbina situata nel mulino costruito poco più a valle.

Qua la forza dell'acqua imprimeva al rotore un veloce movimento che veniva "trasportato" con l'ausilio di un grosso cavo d'acciaio per 80 metri alla grossa ruota situata sull'edificio principale che a sua volta, grazie a sofisticati ingranaggi, cinghie e pulegge "trasmetteva" il movimento a tutti i macchinari posti sui vari piani dell'opificio.

Si tratta di un singolare stabilimento, unico nel suo genere in Italia, ma molto simile ad un antichissimo opificio visitabile in Scozia nel distretto laniero di Stirling ove si è restaurato e ricostruito il ciclo produttivo della lana dalla forza motrice dell'acqua all'utilizzo del motore a combustione esterna Stirling per passare all'utilizzo del vapore fino all'attuale energia elettrica. Mentre nel Mill Trail Visitor Centre di Stirling si è riunita tutta una serie di spacci dell'industria laniera del distretto di Glasgow e Stirling, nella Fabbrica della Ruota di Pray si è preferito privilegiare l'aspetto archeo-industriale con la realizzazione di un vero e proprio museo dell'archeologia industriale inserito nel sistema ecomuseale della provincia di Biella.

Oggi la Fabbrica della Ruota è sotto tutela del "DocBi-Centro Studi Biellesi" - Centro per la Documentazione e Tutela della Cultura Biellese che organizza in loco mostre saltuarie e in sede custodisce e rende accessibile un importante insieme di fondi archivistici, una biblioteca specializzata con più di mille volumi ed un ricco patrimonio iconografico. Per saperne di più su questo importante sito archeo-industriale cliccare su Fabbrica della Ruota e su Doc-Bi.

 


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FOTOGALLERY PAGINA ECONOMICA TRIVERO

fabbrica della ruota-Pray
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ponte Ferrovia Serravalle S.
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ponte Ferrovia Serravalle S.
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Trivero Ponzone
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Trivero Ponzone - panorama
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antico lanificio a Ponzone
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antico Lanificio a Ponzone
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Ferrovia Grignasco-Coggiola
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Antico lanificio Trivero-Cereie
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Trivero - panorama
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Azienda agricola a Trivero
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Trivero Lanifici Zegna - panorama
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Trivero Lanifici Zegna
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Trivero - Chiesa Parrocchiale
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Antica strada in pietra-Trivero
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Pascoli aTrivero-Cereie
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Allevamento ovino a Trivero
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Allevamento ovino a Trivero
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Pascoli della Brughiera
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Pascoli innevati a Trivero
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Pascoli delle Piane di Barbato
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Castagnea-Portula ex Trivero
castagnea_portula
Panorama di Castangea
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Panorama di Trivero
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Panorama di Trivero
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Trivero Lanifici a Ferrero
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Lanificio Zegna a Trivero
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Antico Mulino Cerino a Trivero
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Mulino Cerino a Trivero-Rondò
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Panorama su Borgosesia
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Panorama su Borgosesia
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Fiume Sesia e Monte Fenera monte_fenera Grotta Ciota Ciara
Monte Fenera
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Grotta Ciota Ciara
Monte Fenera
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Bosco di Faggio a Trivero
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Panorama su Monte Rosa
e Monti Rubello
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