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PERCHE' NON NASCONO FUNGHI PORCINI?

Estate 2016 una stagione poverissima di nascite di funghi Porcini tra Piemonte, Val d'Aosta e Lombardia

FUNGHI NEWS - Sabato, 06 Agosto 2016

PASSANO I GIORNI, PASSANO LE SETTIMANE, IL CLIMA SEMBRA APPARENTEMENTE BUONO PER LA NASCITA DI FUNGHI MA TRA PIEMONTE E VAL D'AOSTA (ma anche nelle vicine Lombardia e Canton Ticino) NON VI E' NASCITA DI FUNGHI. PERCHE'?

Sono sempre più numerosi i nostri lettori che ci fanno questa domanda. Un lettore ci ha inviato una email ben dettagliata che è occasione di scambio di opinioni molto utile per cercare di capire cosa, quest'anno non sta funzionando sul fronte delle nascite dei funghi.

L'argomento è talmente interessante che Mercoledì 10 Agosto, anche il seguitissimo sito web Varesenews.it ha pubblicato un articolo, ispirato a questa pagina, intitolato: CHE FINE HANNO FATTO I PORCINI? in cui si riporta, a grandi linee quanto pubblicato di seguito o nella nostra home page sui funghi.

Mi scrive Fabio:

"E' diverso tempo che volevo scrivere ciò che penso sulla vostra rubrica sulla crescita dei funghi.
Premesso che la ritengo sempre utile e quasi sempre precisa, tuttavia spesso non mi trovo per niente d'accordo sulle vostre disamine sulle motivazioni di mancata-scarsa crescita.
Premetto che non è certo vostra colpa se non ci sia crescita micologica di alcuni nobili boleti, ma dare sempre e comunque colpa al clima bizzarro questo per me è davvero troppo.
Sono tanti anni che frequento la montagna e sopratutto la Val Sesia e posso tranquillamente affermare che l'estate fino ad ora è stata ne più ne meno come tante altre estati degli anni passati senza nessun fenomeno di particolare rilievo. I temporali? certo ci sono stati e sono stati frequenti ma da quando non si formano temporali durante le estati sulle alpi? Le temperature? Sicuramente ci sono stati giorni caldi alternati a giorni freschi, ma da quando questo è eccezionale per i suddetti luoghi? Concordo sui discorsi altopressori che spesso avete fatto negli anni precedenti che anche a mio modesto parere influiscono negativamente sulle nascite fungine, concordo che il 2014 è stato un anno eccezionale con clima freddo e piovoso ma non vedo nel 2016 nessuna eccezionalità nel volgersi di questo clima estivo montano.
Sulle pianure invece le cosiddette "bombe d'acqua" hanno caratterizzato l'estate in corso, ma questo è un altro discorso.
Con il massimo rispetto vi saluto e non mancherò di seguire i vostri aggiornamenti
".

E' vero. Ormai è da tempo che analizziamo l'andamento della stagione dei funghi e, tolta una ottima Primavera per le Morchelle, l'Estate è stata davvero molto avara di nascite di funghi, soprattutto dei più ricercati funghi Boleti di qualsiasi tipo.

Difficile poter stabilire cosa quest'anno non stia funzionando a dovere. Nè il sottoscritto, nè altri collaboratori o conoscenti micologi siamo scienziati o professionisti. Possiamo solo fare alcune ipotesi. Alcune possono sembrare plausibili, altre ci appaiono un po' tirate per i capelli e non facilmente confutabili o dimostrabili. Rispondo volentieri a Fabio dando quella che a mio modesto parere può sembrare l'ipotesi più accreditabile.

NASCITA DI FUNGHI PORCINI E CLIMA... UN BINOMIO INDISSOLUBILE?

Ecco come ho risposto alla gradita email di Fabio...

" E' un piacere per me ricevere email critiche, e non sempre email di approvazione, perchè la critica stimola la discussione ma soprattutto l'approfondimento.

Guarda, capisco perfettamente il tuo punto di vista e comprendo appieno il tuo disappunto nel leggere che scriviamo continuamente che ci troviamo di fronte a condizioni climatiche affatto favorevoli per la nascita-crescita di funghi, in particolar modo di Porcini. Dici che non è corretto dar la colpa al clima bizzarro?
D'accordo, dammi una tua motivazione plausibile alterntiva e sarò contentissimo di confrontarmi con te e con i lettori in proposito.

Leggo nell'atlante fotografico dei funghi d'Italia, ma anche sui molti volumi inerenti ai funghi che ho a disposizione, e ne ho parecchi, che i funghi per poter crescere e svilupparsi necessitano di "condizioni climatiche favorevoli, temperature miti e tassi di umità elevati. Non servono grandi piogge perchè nascano molti funghi ma tassi di umità costantemente adeguati.

Ora, senza nulla togliere alla tua disamina, vorrei dirti che, da anni, mi occupo più di meteorologia che non di micologia.
Sono un appassionato meteorologo auto-didatta, sin dalle scuole medie. Ho scritto articoli Meteo per Meteogiornale e Meteoweb ma, ad un certo punto, ho deciso di mettere la mia esperienza meteorologica al servizio di amici e conoscenti che con costanza mi domandavano info sul meteo e sul clima ricevendone approvazioni.
Ho quindi deciso di metter su il mio sito internet che, per quanto spartano nella grafica e nell'utilizzo di tecnologie web fa il suo buon compito e genera migliaia di visite ogni giorno, soprattutto nelle due sezioni più lette del sito stesso, la sezione METEO e quella sui FUNGHI.

Occuparmi di meteofunghi è stata la conseguenza più logica.

Premetto che io non sono un fautore del "terrorismo meteorologico" non sono fatalista e non sono nè freddofilo e neppure caldofilo. Cerco di avere un mio giudizio critico personale valuntando le ragioni dei freddofili e dei caldofili facendomi una mia idea personale che cerco di confutare con dati e con letture di articoli scientifici.

Faccio questa premessa solo per farti capire che io non sono il meteorologo che si lascia prendere dalla smania e/o dall'ansia. Frequento molti forum, sia meteo che di funghi e ti assicuro che in giro di gente smaniosa ce n'è, e pure tanta.
In particolar modo di gente che vive quasi con terrore i cambiamenti climatici attuali. Alcuni addirittura sembra che non abbiamo in testa altro che il terrore di trovarsi di fronte a futuri sconvolgimenti climatici senza precedenti. Qualcuno invece questi disastri meteo li cerca e li attende con ansia per poter dire... "io c'ero" oppure per poterli immortalare ed avere un attimo di notorietà per aver potuto offrire un report fotografico o un racconto dell'accaduto sui Social Network.

Volenti o nolenti il RISCALDAMENTO GLOBALE DEL PIANETA, anche detto GLOBAL WARMING, è un dato di fatto.
Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che l'hanno scatenato e neppure dire se è vero che questo famigerato Global Warming sia di origine antropica (dovuta all'umanità) oppure naturale. Non voglio neppure entrare nel merito delle conseguenze che questo riscaldamento climatico potrà avere sull'uomo. Voglio però dire che i cambiamenti climatici hanno e continueranno ad avere conseguenze sulla natura. Questo è un dato di fatto. La natura si adatta ai cambiamenti climatici e sà farlo in maniera molto più brillante rispetto a noi umani.

E' vero, alcune specie vegetali a volte scompaiono, si estinguono ma altre ne nascono o si adattano o si espandono verso nuovi aerali.

Le grandi ere glaciali, le grandi eruzioni del Permiano, e nel nostro piccolo le grandi eruzioni del Super Vulcano Biellese-Valsesiano hanno imposto alla natura sconvolgimenti non da poco. Alcune specie si sono completamente estinte, altre sono sopravvissute quasi miracolosamente ed il Biellese e la Valsesia ne sono ricche di queste specie endemiche che rappresentano dei veri e propri superstiti di antichi sconvolgimenti climatici (sempre accaduti).

Tra le specie viventi più fragili al mondo sappiamo esservi i funghi.

Questi sono vere e proprie muffe che come tali nascono e si sviluppano in presenza di decomposizione organica e di adeguata temperatura ed umidità.
Da che ricordo, sin dalla mia infanzia, ho visto boschi cambiare d'aspetto per lo più per la presenza umana che ne ha modificato habitat, distribuzione, conformazione e caratteristiche.
Alcune nuove specie vegetali li hanno invasi, vedasi le Robinie-Acacie giunte dal Nord America e non tipiche dei boschi del Nord Italia. Altre non le hanno ancora invase ma già li minacciano quale il puzzolente Ailanto. Ci sono poi arbusti e cespugli giunti dal Giappone che sono dei veri e propri invasori quale il Poligono Giapponese o Reyunotria Japonica e la Spirea Japonica o anche l'albero delle farfalle-Buddleja Cinese. Questi hanno invaso carreggiate di strade o sponde fluviali e tentano ora di avanzare verso tutti gli incolti.

Col cambio di specie vegetali si sono modificate anche le specie fungine presenti.
La Robinia-Acacia ha spazzato via letteralmente ogni specie fungina preesistente tranne i Chiodini o Famigliole. A parte questi, non ci sono altri funghi che riescono ad adattarsi alla tossicità delle foglie decomposte e del terreno ovviamente intossicato da quest'albero... Sporadicamente qualche russola o qualche mazza di tamburo riesce ad adattarsi e crescere, ma con fatica, anche in presenza di Acacie.

Per poter però affrontare l'argomento in maniera completa, occorre dire che vi sono alcune zone in cui i boschi non hanno subìto particolari modifiche ad opera umana.
Prendiamo per esempio il massiccio granitico del Biellese Orientale e la caldera del Supervulcano tra Biellese e Sesia-Cusio. Ci sono aree pressochè inviolate. Tra le Rive Rosse-Sostegno-Lozzolo ci sono colline dove, tolto qualche camminatore e pochi coltivatori locali che ancora praticano il taglio del legname, ma con le dovute difficoltà che i colli impervi impongono, il territorio è rimasto pressochè inviolato.

Tranne il Cinipide Galligeno con le sue invadenti galle-larve, vi sono state pochissime modifiche, da anni a questa parte, eppure le grandi distribuzioni fungine si sono quasi dappertutto estinte. Fino alcuni decenni fa queste colline erano considerate tra le zone più produttive del Piemonte. Oggi qua di funghi ne nascono davvero pochissimi e, credimi, non è colpa soltanto del Cinipide.

Un mio amico-conoscente possiede una stazione meteo proprio nel bel mezzo delle Rive Rosse. Ti assicuro che la lettura dei dati meteo locali è davvero imbarazzante per non dire allarmante... Quello che la maggior parte delle persone comuni non sa, è che quello che in apparenza potrebbe sembrare un normale leggero aumento della temperatura globale di alcuni decimi di grado, in realtà non è da prendere sottogamba.

Una variazione di 0.5/1°C comporta cambiamenti climatici non da poco (anche se in apparenza ci sembra ancora tutto normale come sempre).
Durante i primi mesi del 2016 si è avuto un picco di anomalie termiche positive, a Febbraio di +0.83°C a livello planetario, persino più di quanto si misurò nell'Aprile 1998 durante il precedente fortissimo fenomeno del Niño. A Luglio 2016 l'anomalia termica positiva globale Satellitare era di +0.39°C (+0.503°C quella misurata da NCEP CFSR). A Giugno era di +0.34°C. Più freddo l'emisfero Sud rispetto a quello Settentrionale con Polo Sud con anomalia negativa di -0.05 ma con Polo Nord in anomalia termica positiva a +0.38°C.

Le fluttuazioni tra le temperature più basse e quelle più alte a noi possono apparire quelle di sempre. Per la natura però non lo sono affatto ed i funghi sono i primi a farne le spese perchè le condizioni essenziali per la nascita e la crescita dei funghi sono e rimangono un tasso di umidità adeguatamente elevato e costante e temperature miti e non roventi.

Torniamo ai dati meteo delle Rive Rosse.

Dici di non esserti accorto, in Valsesia, di cambiamenti climatici tali da giustificare la mia presa di posizione sulle bizzarrie climatiche. In parte è vero... All'apparenza Fabio, tutto è rimasto inalterato nel tempo. Le calde giornate di sole ci sono sempre state ed i temporali estivi, anche burrascosi pure.

Per esaminare però un problema occorre approfondire le cause alla radice e non fermarsi alle apparenze.

Il dato allarmante (sul fronte dei cambiamenti climatici) che emerge dalla lettura dei dati delle stazioni meteo locali, è che i tassi di umidità sono in costante abbassamento (complici ovviamente le Alpi che sono sempre state là al loro posto ma che mai come ora influiscono negativamente sugli ambienti fungini) ma soprattutto che siamo di fronte ad allarmanti dati di

EVAPOTRASPIRAZIONE del vapore acqueo.

Evapotraspirazione è un termine che indica la quantità di umidità dispersa nell'aria e persa dal terreno attraverso evaporazione e traspirazione dal fogliame-vegetazione.
Più l'evapotraspirazione è elevata e più il terreno diventa asciutto-secco.
Negli anni recenti l'evapotraspirazione registrata dalle stazioni meteo (alcuni anni fa esisteva addirittura una vera e propria rete meteorologica regionale che misurava in zona agricola Biellese-Vercellese esclusivamente temperature-pioggia ed evapotraspirazione) ci ha restituito dati allarmanti sull'aridità dei suoli e sul progressivo esaurimento di alcune falde acquifere. Durante una lunghissima serie di mesi si sono registrate evapotraspirazioni superiori del 50% ma persino del 100% rispetto alle piogge cadute.
In pratica a fronte di 100 mm di pioggia caduta ne sono evapotraspirati 150 o addirittura 200 nei casi estremi.
Questo significa che si è persa più umidità dei suoli rispetto a quanta se n'è ricevuta dalla pioggia e dalla rugiada notturna.

Se a questo ci aggiungi le continue tempeste magnetiche che il sole sta producendo da quando è iniziato il famigerato riscaldamento del pianeta, (anche se l'interazione tra le stesse tempeste magnetiche ed il riscaldamento è frutto di discordia tra scienziati) ed ecco che la frittata è fatta. Le stazioni meteo locali misurano ormai da tempo tassi di raggi UV molto più alti rispetto al passato.
Le radiazioni solari sono aumentate di intensità in maniera esponenziale.
Quella che negli anni '60/'70 poteva sembrare una pratica impossibile, oggi è realtà: produrre energia solare anche in Piemonte.
I fichi maturano anche a Trivero (cosa mai vista prima). Per trovare temperature tanto alte occorre tornare indietro al 1920 o ancor piu indietro nel Medioevo quando a Trivero si coltivava orzo-segale-avena-frumento e la vite. L'ORNIELLO o Frassino da Manna, un alberello che normalmente vegeta spontaneo nei climi Mediterranei, ha iniziato a colonizzare il fondovalle del torrente Ponzone a 500 mt in pieno ORIZZONTE MONTANO.

Le bolle calde africane sono diventate una realtà.

Gli anticicloni Africani da sempre in estate si sono estesi al Mediterraneo. Fin verso il Lazio-Toscana sono sempre stati presenti in estate ma con termiche del tutto differenti rispetto a quelle attuali.

Conosci i termini meteorologici
ISOIPSA e
GEOPOTENZIALE
?

Ebbene, le Isoipse delimitano le aree con identici valori di Geopotenziale (che misura la quantità di aria calda e secca-stabilizzante che impedisce vorticità dell'aria e formazione di nubi-piogge). In passato in estate si misuravano valori di Geopotenziale attorno ai 570 gpdam sul Centro-Sud Italia e solo all'estremo Sud tra Calabria-Sicilia e Sardegna si raggiungevano i 582 o 588 gpdam. Oggi è norma e regola che l'isoipsa dei 588 valichi le Alpi durante le avanzate delle bolle calde Africane.
Durante le bolle calde più furiose si sono registrati 594 gpdam nel Mediterraneo. Luglio e Agosto 2003 e 2012 sono stati gli anni peggiori e la 594 si è spinta addirittura a Nord delle Alpi. In questi giorni abbiamo addirittura l'isoipsa dei 600 gpdam sulla Penisola Iberica! Valori così elevati si registrano sui deserti e sulle Savane Tropicali Africane, non alle nostre Latitudini! (da qua gli allarmi dei climatologi più catastrofisti)

Cosa significa avere Geopotenziali così elevati, sopra i 588 gpdam?

Aria calda e secca ben distribuita in quota.
A 1500 mt le temperature raggiungono i 30°C con 594 gpdam ma posso sfiorare i 30 anche con i 588 e le temperature di Bielmonte ed Oropa, nel Biellese montano, lo testimoniano con i massimi attorno ai 27/30°C già con 588 gpdam.

Se in quota, a 1500 mt c'è aria calda e secca, i caldi raggi solari non vengono mediati (rinfrescati) dall'aria fredda d'alta quota.

Senza mediazione giungono al suolo raggi roventi come non sarebbe normale.
Si possono misurare temperature altissime se si posiziona un termometro a terra in pieno sole. Valori che sono davvero isopportabili per l'humus ed il sottobosco colpiti dai raggi solari.

Se in passato i boschi potevano assorbire senza grandi sconvoglimenti piccole modifiche del proprio ambiente, oggi, con temperature, irraggiamento solare-UV e con evapotraspirazioni eccessive, anche una piccola modifica dell'habitat può rappresentare uno shock non indifferente... Succede così che SOLO là dove il bosco è rimasto immutato anche l'ambiente fungino resta immutato ma dove si sono tagliate molte piante, dove si sono costruite piste agricole o altre modifiche, le ife ed i miceli muiono così rapidamente come non è mai accaduto prima negli anni moderni.

A ragion del vero và però detto che non sempre le mutate condizioni del bosco sono un danno assoluto per l'ambiente fungino. A volte piccole modifiche possono addirittura favorire nascite di funghi là dove di funghi non ne nascevano da anni.
E' il caso per esempio dei boschi troppo "vecchi" e troppo fitti (bosco scuro) dove le condizioni ambientali non sono più favorevoli per la nascita di funghi a causa del buio eccessivo o altre condizioni ambientali sfavorevoli.
Il taglio di alcuni alberi (non a tappeto) o la costruzione di una pista agricola, a distanza di qualche anno, non immediatamente, può rappresentare un insperato aiuto per i funghi che iniziano a proliferare vicino alle radure create o vicino alle mulattiere-strade aperte perchè un po' più di luce e di caldo può aiutare ma come sempre, il troppo stroppia!

Ricordo un'altro interessante dato meteo associato alle bolle d'aria calda africana. Il clima torrido.

AFA E SICCITA'

Se anni fa, prima del 1982, anno canonico in cui è iniziato il galoppante riscaldamento del pianeta, in estate si verificavano i temporali ad evoluzione diurna e si boccheggiava per l'afa, oggi l'afa sta subendo una metamorfosi non indiffernte, anche lei!

Ricordo che l'AFA è la percezione di disagio dovuta al mix di temperatura elevata ed elevati tassi di umidità relativa dell'aria. Più la temperatura aumenta, più i tassi di umidità dell'aria crescono e più aumenta il disagio.

Oggi, in presenza delle famigerate bolle d'aria africana, aumentano le temperature e diminuiscono i tassi di umidità. A volte si può avere comunque afa pur con temperature molto alte. Se normalmente con 25°C ma con tassi di umidità prossimi al 100% si ha un'afa insopportabile, con la diminuzione del tasso di umidità ma con l'aumento della temperatura si può avere ugualmente afa fastidiosa. Con temperature superiori ai 32°C diventa fastidioso anche un tasso di umità relativamente basso e ben sotto al 50%.

Tassi di umidità però sotto il 50% diventano pericolosi per il bosco ed i funghi.
In presenza di bolle d'aria africana, ultimamente assistiamo sempre più spesso a giornate con tassi di umità bassissimi e clima quindi torrido.
Quando le temperature sono troppo elevate ed i tassi di umidità sono bassissimi entra in gioco un noto meccanismo della fisica dell'atmosfera, che non sto a spiegare perchè complicato da comprendere, ma che si può riassumere semplificando al massimo, con la perdita di umità da parte delle superfici umide per compensazione.
In pratica l'aria secchissima "risucchia" umidità dai suoli e dalla vegetazione o qualunque oggetto umido, ma per effetto delle elevate temperature questa umidità và in evanescenza, svanisce nel nulla, si annienta.

Detto così semplicisticamente può sembrare brutale e difficile da credersi ma in pratica, in scala più o meno piccola o grande è ciò che effettivamente accade.
Proprio come quando in inverno arriva una nuvola o anche una Perturbazione ma, nei bassi strati atmosferici vi sono tassi di umità bassissimi con temperature altrettanto basse... Un tempo i nostri "vecchi" dicevano che "fa troppo freddo per nevicare", in realtà non è che facesse troppo freddo, NON FA MAI TROPPO FREDDO PER POTER NEVICARE, sarebbe stato invece più appropriato dire che i bassi tassi di umidità dell'aria avrebbero impedito le nevicate perchè un DEW POINT troppo basso favorisce SI il non scioglimento del fiocco di neve durante la caduta dalle alte quote al suolo, ma all'inizio della nevicata ne impedisce la nevicata stessa perchè i fiocchi cadendo evaporano, sublimano, svaniscono nel nulla trasformandosi in umidità dell'aria.

Per concludere direi che, anche nelle mutate condizioni dei boschi e delle nascite dei funghi interviene nuovamente l'uomo e l'inquinamento atmosferico e delle acque ma il clima ha un ruolo essenziale non trascurabile.

Certo ci sono anche le piogge acide, il buco nell'ozono e l'eccessivo ristagno di ozono nel sottobosco dove l'ozono ristagna sotto le chiome degli alberi.
Per ora però, che io sappia, non ci sono studi scientifici che dimostrino l'interazione tra ozono e nascita dei funghi quindi, al momento non si sà esattamente se l'ozono può favorire o sfavorire la nascita di funghi.
Certo è che anche il buco nell'ozono è una novità giunta con il Riscaldamento Globale del Pianeta e certo è che dal 1982 ad oggi abbiamo assistito ad un progressivo, graduale assottigliamento delle aree "buone" per la ricerca dei funghi.

NB: ci siamo documentati dopo la risposta data al nostro lettore Fabio ed abbiamo scoperto che:

USARE L'OZONO PER SANIFICARE E PULIRE... L'OZONO E' UN GAS NATURALE CHE POSSIEDE GRANDE POTERE DISINFETTANTE; NON SOLO, HA PURE STRAORDINARIA EFFICACIA SU BATTERI, VIRUS, MUFFE E FUNGHI.

Deduzione: se l'ozono viene usato nelle cabine ad ozono in lavanderia per eliminare muffe e funghi = presenza di elevati tassi di ozono nel sottobosco = morìa di muffe e funghi.

L'Ozono normalmente è presente in grandi quantità in OZONOSFERA (lo strato di Atmosfera al di sopra della Troposfera compreso tra i 15 ed i 35 km di altitudine) in Stratosfera. Questo strato di Ozono è indispensabile per la vita sulla terra. Protegge la salute degli esseri viventi, in particolar modo per gli effetti nocivi che potrebbero avere alcune radiazioni U.V. (ultraviolette) ed elettromagnetiche. Le radiazioni UV-C emesse dal sole, vengono completamente fermate ed assorbite nella ionosfera. Gli atomi dell'Ossigeno O2 vengono "rotti" dall'azione dei raggi UV-C e si aggregano in molecole O3 (Ozono).

In presenza di grandi quantitativi di Ossigeno (nei boschi, sotto le chiome degli alberi) in estate, avvengono reazioni chimiche favorite da elevata radiazione solare, gran caldo, Raggi UV, sostanze inquinanti emesse dalle attività umane tra cui ossidi di azoto e composti organici volatili per cui l'ossigeno O2 si trasforma in molecole O3 di ozono. Più ossigeno è presente nell'aria e maggiori saranno le probabilità di avere alte o altissime concentrazioni di Ozono con caldo eccessivo e radiazioni UV elevatissime. I boschi e le zone con alberi infatti vengono sconsigliati nelle caldissime giornate estive per chi ha problemi respiratori perchè l'ozono irrita occhi e vie respiratorie.


Sono tanti i fattori che, uniti insieme, hanno determinato la progressiva diminuzione delle buttate di funghi sulle zone Pedemontane, il più preponderante di questi però resta sempre il clima, anche se lo spunto di discussione datoci dal lettore Fabio, ci pare molto sensato e la riflessione sulla presenza di elevati tassi di Ozono nei boschi ci pare correttamente associabile alla non nascita di funghi.

Non ci può esser nascita di funghi senza temperature miti e tassi di umidità elevati. Evidentemente neppure in presenza di tassi di Ozono troppo elevati.
Le temperature estive degli anni moderni non possono di certo definirsi miti, quanto ai tassi di umidità, questi hanno continui saliscendi altalenanti tra piccoli picchi elevatissimi e moltissimi picchi bassissimi.

Un'ultima cosa a proposito dell'interazione tra clima e funghi.

IL FAVONIO. IL VENTO SECCO DELLE ALPI

Il vento più caratteristico delle Alpi.
Il vento che sui versanti padani soffia soprattutto tra l'Autunno e l'Inverno ma che, in epoche moderne, soffia tranquillamente anche in piena Primavera e persino in Estate. Memorabile l'episodio di vento molto forte e secchissimo dello scorso 16 Giugno 2016.

Sempre a proposito di cambiamenti climatici, in Pianura Padana, prima del 1982 da metà Settembre ad Aprile, ristagnavano fitte nebbie che talvolta "si tagliavano a fettine" come dicevano i nostri nonni, mentre da Giugno a Ferragosto ristagnavano le afe fastidiosissime con foschie che talvolta impedivano la visuale anche dai colli verso i monti.
Questa "anomala" estate 2016 ci ha regalato cieli limpidi e tersi come non mai anche in pieno Luglio.
Durante il mese di Luglio siamo saliti al Santuario di San Bernardo di Trivero in cima al monte Rubello più di una volta e, in più di un'occasione abbiamo notato come, la visuale, anche diurna, spaziava da Milano a Torino, dal Monte Penice al Passo del Turchino come solo in Inverno solitamente accade.
Un alito di vento Settentrionale (o anche vento teso) soffiava spesso dopo il transito dell'ennesima Perturbazione Nord Atlantica.

I tassi di umidità bassissimi consentivano la visuale a lunghissima distanza.
I venti favonici, caratterizzati da notevole perdita di umidità per effetto adiabatico, (per caduta dalle alte quote verso il piano) con conseguente surriscaldamento per forza d'attrito e compressione, continuano a soffiare imperterriti anche in Estate. Ieri, Sabato 6 Agosto, con temperatura mattutina prossima ai +10°C e cieli limpidi e tersi con vento teso da Nord Est, dalla Panoramica Zegna e da Bielmonte lo sguardo spaziava senza sosta dalle Alpi Svizzere-Lombarde-Trentine alla Pianura Padana Lombarda, all'Appennino ed ai confini con la Liguria. Non un filo di foschia tant'è che di prima mattina si poteva scorgere il Grattacielo Intesa-Sanpaolo/Renzo Piano e la Mole Antonelliana di Torino ad occhio nudo. Con un binocolo neppure potente si poteva vedere il Duomo di Milano!

Se, egoisticamente, giornate senza foschia e senza afa in piena estate possono risultare molto gradevoli per il benessere umano, NON LO SONO AFFATTO PER IL BOSCO ED I FUNGHI!

I FUNGHI NECESSITANO DELL'AFA, DELL'UMIDITA', DELLE RUGIADE NOTTURNE DI ASSENZA DI VENTI O VENTI COMUNQUE MOLTO DEBOLI.

GIORNATE LIMPIDE E TERSE SENZA AFA E SENZA FOSCHIA = NESSUNA NASCITA DI FUNGHI!

torino-milano Nelle immagini di sopra, dall'Oasi Zegna verso il piano. In assenza di foschia lo sguardo spazia dalle Alpi Lombarde a Milano, dalle Alpi Marittime a Torino, tanto di notte quanto in pieno giorno. Quello che in apparenza può sembrare molto piacevole dal punto di vista del benessere climatico personale non lo è per il fragile mondo dei funghi

Quasi tutte le Perturbazioni Atlantiche che nel corso degli ultimi anni sono giunte sul Nord Ovest italiano, sono state sempre accompagnate dalla insolita presenza sulle nostre regioni della Corrente a Getto o JET STREAM, il letto/autostrada ventoso e turbolento sul quale si formano e viaggiano le Perturbazioni.
Ogni Perturbazione è stata preceduta quindi da violenti venti pre-frontali (DOWNBURST) che spesso possono raggiungere e superare i 100 km orari con punte fino a 200 o 250 km orari, tanto da esser confusi dai giornalisti con le trombe d'aria (che sono tutt'altra cosa, trattandosi di "coni" "vortici" ruotanti su se stessi) e poi seguiti da venti secchi favonici, spesso anche forti.

Accade così che prima dell'arrivo del Fronte i suoli perdono umidità per effetto dell'evapotraspirazione, del caldo, del sole e pure dei downburst che vanno a "sradicare" l'umidità presente sotto le chiome fogliari dei boschi e foreste.
Piove violentemente, forte o anche molto forte e le piogge torrenziali, anzichè portare beneficio portano spesso danni perchè strappano dal suolo grandi porzioni fogliari, humus e terreno. La pioggia non riesce a penetrare nel suolo che si è indurito-inaridito e seccato con le perdite di umidità precedenti e, colpo di grazia, la poca gioggia che è riuscita ad inumidire foglie ed humus evapora e va subito in evanescenza-sublimazione per l'arrivo dei venti favonici e dell'effetto perdita d'umidità dovuta al risucchio dell'umidità stessa da parte di un'atmosfera eccessivamente secca.

Questo meccanismo è noto a tutti gli studiosi.
I dati meteo delle stazioni locali parlano chiaro... I tassi di umidità dell'aria sono sempre più bassi.
Aumentano di poco le temperature medie, e scarti di 0.5/0.8°C all'apparenza possono sembrare bazzecole (ricordo però che prima del 1982 in estate le temperature massime in collina raramente raggiungevano o superavano i 30°C e punte di 30/31/32°C erano una eccezione e si misuravano 2/5 volte all'anno, oggi si misurano 2/5 volte a settimana in estate!).
Se le temperature apparentemente sono cambiate di poco (non è vero) e le piogge sono state monsoniche e grandinigene anche in passato, in taluni episodi estivi, i tassi di umidità sono invece notevolmente diminuiti, non a caso studi di quasi tutti gli scienziati della comunità scientifica che si occupa di Meteorologia, ci ipotizzano eventuali future desertificazioni della nostra penisola a partire dalla Sicilia.

In ultima analisi, vorrei porre l'accento su di un fenomeno sempre più raro.

I rovesci ad evoluzione diurna.

C'era una volta in primavera ed estate il classico temporale pomeridiano che iniziava tra le 14 e le 15 e che terminava tra le 17 e le 18 esaurendosi al piano dove giungeva spompato e spesso persino senza piogge.
Era puntuale. Tutti i santi giorni. Avanzava dalle Alpi alle Pedemontane scatenando brevi ma furiosi finimondi favoriti dall'afa che ristagnava sovrana dal piano ai monti.
Le NUBI A SVILUPPO VERTICALE E AD EVOLUZIONE DIURNA, dette così perchè entro sera sparivano, erano favorite da piccoli sbuffi d'aria fresca in seno all'Anticiclone delle Azzorre che, per definizione, è un Anticiclone Oceanico-Umido e non eccessivamente caldo ma fresco così com'è fresco l'Oceano che sovrasta. Sbuffi freschi ed afa innescavano le nubi di calore che diventavano vere e proprie "bombe ad orologeria".

Oggi i rovesci da nubi a sviluppo verticale sono relegati alle Alpi interne. Su quelle esterne arrivano solo i rimasugli che un tempo arrivavano al piano.
I frequenti temporaloni estivi di questi ultimi anni non sono in realtà accomunabili con le evoluzioni diurne del passato ma a veri e propri passaggi di Perturbazioni in piena estate (cosa più rara nel passato) ma soprattutto ad un altro fenomeno meteorologico tutto moderno... le GOCCE FREDDE.

Piccole e/o vaste Depressione d'alta quota con cuore freddo che pompa aria fredda verso il suolo scatenando vorticosità che origina temporaloni burrascosi pur in assenza di Perturbazioni.

Come vedi, ci sono decine e decine di informazioni che possono suffragare le mie insitenze riguardo alle bizzarrie climatiche attuali che, all'occhio del profano potrebbero risultare inesistenti ma che, se osservate attentamente, dimostrano che i cambiamenti climatici ci sono eccome e pure evidenti, non nella sostanza ma bensì nella forma.

Forma e sostanza sono radicalmente cambiate, per ora non completamente percepibili invece le conseguenze di queste variazioni da parte dell'uomo di strada ma ben note agli studiosi".

Resto a tua disposizione per eventuali approfondimenti.

Ed ecco la risposta ricevuta dal lettore Fabio...

" Innanzi tutto ti ringrazio molto per avermi risposto.
Con me sfondi una porta aperta, anche io nel mio piccolo sono appassionato di micologia e metereologia, certo non ho mai approfondito l'ambito metereologico come tu dimostri di aver fatto. Ho letto con attenzione le tue parole e condivido il tutto al 100%. In alcuni passaggi mi sembrava tu mi stessi leggendo nel pensiero...

Vorrei però tralasciare gli evidenti cambiamenti climatici che contraddistinguono questi ultimi decenni per rientrare un attimo in ambito micologico.

Se tu mi chiedessi il perchè non nascono in questi giorni i boleti ti risponderei sinceramente che non lo so.

Però penso sia solo questione di qualche giorno. Se così non fosse il mistero a mio parere sembrerà ancor più complicato.

Eppure negli ultimi anni da quando si hanno a disposizione i dati pluviometrici, temperature, venti ecc.ecc. un idea ce la siamo fatta.

E' chiaro che se non ci sono nascite di alcune specie fungine è perchè le condizioni ambientali non sono state quelle giuste ma per me c'è qualcosa d'altro.

Ora, se non piove e non c'è la temperatura giusta i funghi non crescono e questo è palese, ma, ti garantisco che in annate molto ma molto più siccitose di questa, qualche bell'esemplare l'ho sempre trovato.

Quello che ho notato è un calo di presenze micologiche a 360 gradi negli ultimi anni e questo anche quando si trovavano diversi porcini.
Vi sono però delle zone del nostro paese che sembrano essere meno o per niente interessate da questo fenomeno.

L'idea che mi sono fatto è che i nostri boschi si stanno deteriorando, quasi sempre per incuria dell'uomo. E non mi riferisco solo alla presenza di immondizia dei boschi, ma al fatto che non vengono curati: Gli alberi spezzati o morti spesso vengono lasciati marcire sul luogo, non viene fatta nessuna politica di tagli e rimboscamenti, molti boschi si stanno riducendo, le piante invecchiano e nessuna pianta nuova sostituisce le perdite.
Questo delicato ecosistema che "nutre" il fungo simbionte se si inceppa è sempre più difficile che produca frutti.

Se visitiamo i boschi di Austria- Alto Adige-Trentino (e qualche posto della Valle d'Aosta) per rimanere sulle alpi ove le politiche forestali sono ben diverse da quelle piemontesi, troviamo che questo impoverimento di produzione micologica è molto ma molto minore che dalle nostre parti e questo a fronte di un clima che è cambiato anche li. Basta visitare le suddette montagne e i loro boschi (per altro bellissimi) per avere conferma di quello che ti sto dicendo.

E' un po' come andare a pesca in un fiume inquinato. Il pesce scarseggia e pescherò molto meno. Idem per chi cura l'orto e chi no. Il primo raccoglierà più ortaggi di chi non fa nulla, questo è poco ma sicuro.

Ovvio che poi anche quei boschi non più al 100% potranno dare i loro frutti, ma sempre meno se non si inverte questa tendenza di lasciare agli eventi il tutto.

In alcuni passaggifacevi giustamento l'esempio dei castagni colpiti dall'insetto cinese che indebolisce la pianta e non produce funghi, ecco qui il discorso è ancora più ampio. In sostanza ritengo che i nostri boschi siano "ammalati". Volendo si può guarirli, ma si può anche ucciderli del tutto. Spero tanto che questo non accada.

Certo la mia è soltanto un ipotesi e mi posso certamente sbagliare, come dice un proverbio cinese "lo sciocco ha mille certezze, il saggio non ne ha alcuna" ritengo utile prendere in considerazione anche questa eventualità".

Ogni parere ed ogni idea può esser utile per cercare di comprendere meglio cosa non sta funzionando in questo anomalo 2016 (ma già anche negli ultimi anni).

Interessante lo spunto suggerito da Fabio. In realtà ci sono argomenti di discussione che sono molto controversi pure nella comunità scientifica. Ad esempio l'opportunità o meno di drenare, dragare, pulire, disboscare i letti dei fiumi. E' utile o no tenere i letti dei fiumi puliti? E' utile o no lasciare che i letti dei fiumi rallentino l'azione torrentizia di dilavamento verso il piano attraverso vegetazione e cumuli di detriti? Un dilavamento rapidissimo è utile per evitare straripamenti-alluvioni a monte ma favorirne a valle dove le acque giungono rapide e senza ostacoli?

Ancor più pertinente la domanda... E' utile o no lasciare che gli alberi abbattuti dagli agenti atmosferici rimangano sul terreno a decomporsi?

Forse al fine micologico non sarà utile ma, lo è al fine della tutela di talune specie animali, insetti in primis, che si nutrono di questi alberi in decomposizione mantenendo sana la catena alimentare a partire dal basso, dagli animali più piccoli. Di certo sappiamo che in ALTA VALSESSERA in piena Oasi Zegna, il progetto LIFE coordinato dall'Unversità degli studi di Torino, ha stabilito che sia più importante la salvaguardia dell'ecosistema animale piuttosto che di quello dei funghi. Di importanza vitale è risultato salvaguardare l'ambiente in cui vive il rarissimo CARABUS OLYMPIAE SELLA. Il carabo a livello mondiale è presente soltanto in Oasi Zegna, attira studiosi da tutto il mondo ed è al centro di una importante politica di salvaguardia del suo ambiente naturale (pascolo e bosco).

Per quanto ad alcuni nostri lettori possa risultare incomprensibile la scelta, da parte di chi si occupa della tutela delle locali foreste, di mantenere in loco gli alberi abbattuti attendendo che questi si disgreghino e si decompongano in maniera naturale, va' detto che questa scelta non è frutto di pigrizia o di mancanza di interesse verso le foreste ma è una scelta consapevole fatta per tutelare il patrimonio e l'ecosistema animale.

In chiusura di questo lunghissimo articolo di approfondimento, vorrei porre un piccolo accento sul mancato ricorso al CEDUO (governo del bosco che si basa sulla capacità delle piante di emettere ricacci se adeguatamente tagliate).

Dopo l'avvento della metanizzazione della nostra nazione, dopo l'avvento anche delle stufe a pellet, si è persa e si và perdendo sempre più l'abitudine di tagliar legna o addirittura di tagliare i boschi a "turni" fisiocratici, tecnici, commerciali o econimici detti a taglio CEDUO.

Dopo la massiccia diffusione del Cinipide Galligeno che ha colpito i nostri boschi di Castagno, sarebbe d'uopo (quasi indispensabile) effettuare un massiccio taglio a ceduo degli alberi che si sono ammalati. A turni tutti i boschi di Castagno andrebbero tagliati e risanati così da consentire la nascita di polloni-ricacci nuovi e sani. In passato il taglio a turni dei boschi a ceduo era pratica comune e diffusissima. I boschi temporaneamente smettevano di produrre castagne e funghi ma, non appena i boschi tornavano sufficientemente adulti ecco che era tutta un'esplosione di frutti e funghi.

Oggi i boschi di Castagno delle fasce collinari risultano per lo più malati, incolti, aggrediti da specie vegetali non autoctone ed infestanti (la robinia-acacia in primis), vecchi, semi-secchi, improduttivi. Và da se che stia diventando sempre più raro riuscire a trovare funghi in collina e le grandi, antiche e mitiche buttate di Boleti di collina stanno diventando sempre più un lontano ricordo.

Articolo pubblicato da: Angelo Giovinazzo per www.trivero-italy.com © 07.08.2016

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